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Long Covid: come riconoscere i sintomi?

Alcune persone interessate dal Covid-19 accusano dei problemi di vario tipo anche dopo la guarigione. In alcuni casi è possibile parlare di sindrome da long Covid. Vediamo in dettaglio cosa è e come riconoscerla.

Cosa è il long Covid?

Per long Covid si intende il persistere di sintomi legati al Covid-19, che continuano ad interessare il soggetto anche a distanza di mesi dal momento della guarigione.  Chiaramente la percezione di tali sintomi non è uguali per tutti, in quanto ogni organismo reagisce a sua maniera e dunque possono esserci significative variazioni da paziente a paziente.

In alcuni casi addirittura Inizialmente è anche difficile collegare i sintomi accusati dal paziente al Covid-19, dal quale magari si è guariti diversi mesi prima.

Vediamo comunque adesso in dettaglio quali sono i sintomi del long Covid e come riconoscerlo.

I sintomi del long Covid

Diciamo innanzitutto che si parla di sintomi di long Covid nel momento in cui determinati sintomi che andremo ad analizzare di seguito persistono per più di 4 settimane dopo la guarigione dall’infezione.

Ecco dunque alcuni tra i sintomi riscontrati ad oggi di long Covid, considerando comunque che ogni organismo reagisce a modo suo e per questo può percepire sintomi differenti:

  • Stanchezza eccessiva
  • Spossatezza
  • Eccessiva fatica per piccoli sforzi
  • Dolori articolari
  • Dolori muscolari
  • Inappetenza

Nei casi più acuti possono presentarsi anche:

  • Tosse
  • Fastidio al petto e tachicardia
  • Perdita di gusto e olfatto
  • Mal di testa
  • Problemi all’udito
  • Mancanza di sonno

Ecco dunque alcuni tra quelli che potrebbero essere i sintomi del cosiddetto long Covid.

Chiaramente non sempre avvertire uno tra i problemi in elenco significa essere soggetto a questa patologia, e per tale motivo è bene sempre richiedere anche un teleconsulto medico così da poter avere rapidamente il parere di un esperto.

Esistono ad ogni modo in Italia delle strutture in cui è possibile curare risolvere tutti i sintomi legati al long Covid.

Tutti quelli che hanno avuto il Covid avranno anche i sintomi long Covid?

No. Non è detto che tutti quelli che sono stati interessati da Covid-19 debbano essere interessati da quelli che sono i sintomi del long Covid.

Al contrario, ne sono interessati soltanto una piccola percentuale rispetto tutti quelli che contraggono questo tipo di infezione.

Ad ogni modo, bisogna aggiungere che ad oggi non è chiaro quale sia il meccanismo che causa l’insorgenza del long Covid, per cui è impossibile determinare a priori quali possano essere i soggetti maggiormente a rischio da questo punto di vista.

È possibile che siano interessati da long Covid colori quali sono stati interessati da gravi forma di Covid-19?

In base alle informazioni ad oggi disponibili, non vi è alcun nesso tra la gravità dell’infezione riscontrata nel paziente e l’insorgere dei sintomi del long Covid.

Sono numerosi infatti i pazienti che sono stati interessati da questa patologia anche se avevano riscontrato sintomi blandi legati all’infezione da Covid-19.

Sembra essere scongiurata dunque l’ipotesi per la quale il long Covid colpisca prevalentemente le persone che sono stata interessate da una infezione acuta di Covid-19.

Quel che è certo, è che tutti i dati convergono nel dimostrare come le possibilità di avere conseguenze gravi, sia a livello di Covid-19 che di long Covid, siano quelle di vaccinarsi.

La vaccinazione offre infatti un importante livello di protezione contro entrambe queste patologie, ed esse rappresentano dunque al momento lo strumento migliore per mettersi al riparo da eventuali problemi.

Per vaccinazione si intende chiaramente l’intero ciclo di tre dosi, quello che è effettivamente in grado di offrire una copertura completa anche in relazione alle varie varianti in circolo.

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Come funziona una caldaia a condensazione?

Sicuramente la caldaia è uno dei dispositivi più importanti di casa, uno di quelli che è possibile definire irrinunciabili. Senza la caldaia infatti, viene a mancare buona parte del comfort percepito tra le mura domestiche.

La caldaia ha infatti il nobile compito di riscaldare l’acqua che adoperiamo ogni giorno ad esempio per fare la doccia o semplicemente per lavare le mani, così come fornire l’acqua calda necessaria ai termosifoni per potersi riscaldare e consentirci di non patire il freddo in inverno.

Ecco dunque che la caldaia riveste per questo un ruolo veramente prezioso nell’economia del comfort domestico, un dispositivo di quelli che, quando non funzionano, ce ne accorgiamo presto.

Da qualche anno sul mercato a tal proposito sono arrivate le nuove caldaie a condensazione, che stanno lentamente sostituendo quelle normali.

Queste nuove caldaie offrono dei vantaggi non indifferenti che andremo ad esaminare in questo articolo. Quali vantaggi, riguardano sia l’aspetto economico che quello ambientale.

Il funzionamento di una caldaia a condensazione

Come funziona una caldaia a condensazione? Per rispondere a questa domanda è necessario premettere che una caldaia di questo tipo funziona grazie a dei materiali che sono molto più resistenti di quelli presenti nelle caldaie tradizionali.

La condensa ha infatti molto spesso un PH che può anche superare la soglia del 4,5 e che è in grado di corrodere tubature ed elementi vari. In particolar modo, l’acqua viene riscaldata per mezzo di un ingegnoso bruciatore cosiddetto a premiscelazione, che consente di emettere una quantità inferiore di monossido di carbonio aumentando l’efficienza della caldaia.

Inoltre i fumi di scarico vengono espulsi mediante un ventilatore che è posizionato in alto. Inoltre, la condensa prodotta viene poi convogliata e raccolta all’interno di un apposito pozzetto.

Bisogna aggiungere che il calore che si genera dalla combustione viene adoperato per riscaldare l’acqua, evitando anche di andare a disperdere inutilmente del calore durante l’emissione dei fumi di scarico.

Dunque questo tipo di caldaia si chiama “a condensazione” proprio perché è già il calore proprio dei fumi e del vapore acqueo che riveste un ruolo primario nell’ottenimento e gestione del calore.

Ecco dunque in sintesi spiegato il funzionamento di una caldaia a condensazione, che è profondamente diverso da quello di una caldaia tradizionale.

Conviene installare una caldaia a condensazione?

Sicuramente installare una caldaia a condensazione conviene, e comporta tutta una serie di vantaggi. Primo tra tutti sicuramente quello di riuscire a diminuire i consumi ed ottenere un concreto risparmio sulla bolletta del gas.

Certamente il costo di acquisto è leggermente più alto rispetto le vecchie caldaie tradizionali, ma grazie al risparmio in bolletta è possibile pensare di rientrare nell’arco di qualche mese dall’investimento.

Da considerare inoltre, aspetto questo non assolutamente secondario, che le caldaie a condensazione garantiscono un impatto ambientale decisamente minore grazie a temperature più basse rispetto a quella delle caldaie tradizionali.

Le caldaie tradizionali infatti hanno dei fumi la cui temperatura raggiunge 120 gradi, mentre quelli delle caldaie a condensazione non superano i 60 gradi.

Conclusione

Una caldaia a condensazione è dunque la scelta ideale se hai deciso di risparmiare sulla bolletta del gas e tenere in maggior considerazione la situazione relativa all’inquinamento e dunque alla salute del pianeta.

Se la tua caldaia tradizionale è ormai obsoleta, se questa presenta dei problemi o se per qualsiasi altro motivo stai pensando di effettuare la sostituzione caldaia, fai bene a scegliere un modello a condensazione per usufruire a lungo termine di tutti i suoi vantaggi.

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Perché far installare un depuratore d’acqua?

L’acqua potabile è un bene indispensabile e chiaramente una risorsa di cui tutti abbiamo bisogno nel corso bella giornata. In particolar modo quella destinata ad uso alimentare, ovvero quella che beviamo o che adoperiamo per la preparazione dei cibi, deve essere pura e libera da eventuali sostanze nocive o pericolose.

Ciò non sempre è vero, nel senso che la qualità dell’acqua che arriva al rubinetto di casa è influenzata da fattori quali calcare in eccesso, o altri elementi che possono rendere l’acqua più o meno dura e conferirle un sapore meno gradevole. La qualità dell’acqua che beviamo è importante soprattutto in presenza di calcoli renali, per i quali è necessario andare a bere un acqua che sia più leggera per evitare la loro formazione.

Vantaggi e svantaggi di un depuratore d’acqua

I vantaggi per i quali decidiamo di acquistare un depuratore d’acqua domestico non sono legati soltanto alla qualità dell’acqua, il che di per sé è già un buon motivo per adottare questo utile dispositivo, ma ce ne sono tanti altri che hanno un aspetto pratico e di convenienza economica non indifferente.

Pensiamo ad esempio alla fatica che facciamo ogni giorno per trasportare fino a casa le pesanti bottiglie dal supermercato. Ogni cassa d’acqua pesa in media una decina di kg, il che non è un peso indifferente. Consideriamo poi lo sforzo del doverle salire fino a casa e trasportarle fino al punto esatto del nostro appartamento in cui la conserviamo di solito.

Oltre alla fatica fisica c’è anche un aspetto chiaramente economico: un litro d’acqua minerale al supermercato costa in media 0,15€, mentre l’acqua che esce dal rubinetto a un costo medio per litro di 0,0015€.

C’è dunque una grande differenza in termini economici, e facendo i calcoli per quel che riguarda l’approvvigionamento annuale di acqua per consumi alimentari è facile scoprire che in questa maniera il risparmio può superare le €500 annue.

Ci sono anche degli svantaggi nel far installare in casa un depuratore d’acqua? Se vogliamo provare ad individuare uno svantaggio dell’adottare in casa un depuratore per l’acqua, questo potrebbe essere il costo iniziale, sebbene oggi anche il miglior depuratore acqua può essere acquistato con delle comode rate mensili che lo rendono facilmente accessibile a tutti.

Quale depuratore scegliere per casa?

In base alla qualità dell’acqua che attualmente arriva presso il rubinetto di casa è possibile scegliere il depuratore giusto. Al momento in commercio ne esistono di 4 tipi:

  • Depuratori ad osmosi inversa
  • Addolcitori
  • Filtri al carbone attivo
  • Sistemi di microfiltrazione

I depuratori a osmosi inversa sono i più utilizzati in casa. Essi presentano una membrana semipermeabile che ha la capacità di eliminare dall’acqua gli elementi presenti in eccesso e tra questi il sodio e i vari nitrati.

Gli addolcitori vengono invece preferiti laddove vi è una eccessiva presenza di calcare nell’acqua.

Essi hanno infatti il compito di diminuire la durezza dell’acqua e aggiungere del sodio. Fanno ciò tramite un particolare processo chimico che prevede uno scambio ionico.

I filtri al carbone attivo invece rappresentano un sistema in grado di rimuovere eventuali sostanze nocive come ad esempio il cloro. Questi filtri possono essere montati direttamente sul rubinetto e per questo richiedono meno tempo per l’installazione.

I sistemi di microfiltrazione sono dei filtri che hanno la capacità di rimuovere dall’acqua tutte le parti solide mediante una particolare membrana.

In breve

Dunque adesso disponi di tutte le informazioni per scegliere con cura il nuovo depuratore da acquistare per casa. Abbiamo capito che ci sono dei fattori legati alla praticità e alla convenienza economica, oltre ad innegabili benefici che riguardano la nostra salute. Ecco perché sempre più famiglie decidono di far installare un depuratore d’acqua in casa.

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Codici sconto Amazon: convenienza per tutti

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Cassetta della posta condominiale: info utili

Quando si cura l’allestimento dell’androne di un condominio ci sono tutta una serie di elementi di arredo cui si pensa per rendere più gradevole l’aspetto di questo ambiente che precede l’ingresso negli appartamenti.

Sicuramente è possibile abbellirlo inserendovi delle fioriere, faretti nel controsoffitto, quadri e altri arredi che sono in grado di migliorare l’estetica del luogo in generale. Ad ogni modo, ciò che maggiormente cattura gli sguardi all’interno dell’androne di un condominio, è sicuramente la bacheca condominiale. Qui è dove viene riposta la corrispondenza destinata ai singoli condomini, ma il suo ruolo è oggi molto più che semplicemente quello di essere il luogo destinato a custodire la posta.

Una duplice funzione

Certamente, fa piacere a tutti sapere che la propria corrispondenza sia ben custodita all’interno della cassetta di posta personale e che dunque nessuno possa sottrarre ciò che viene inserito al suo interno da parte del portalettere. Ciò significa che la privacy è sicuramente ben rispettata e con essa tutte le nostre informazioni presenti all’interno della corrispondenza che quotidianamente riceviamo. Ad ogni modo, oggi l’aspetto prettamente funzionale non è l’unico che ci si aspetta venga soddisfatto con efficacia da una cassetta postale, ma c’è anche un fattore estetico da considerare.

La cassetta della posta è infatti in grado di infondere in chi lo osserva un certo tono e conferire all’ambiente un aspetto più o meno sobrio ed elegante in base a quello che è il proprio desiderio.

Da questo punto di vista il mercato è in grado di soddisfare ogni tipo di necessità o richiesta dato che esistono cassette postali condominiali di ogni tipo, formato, stile e dimensione. A prescindere dalla tipologia che si andrà a scegliere, si avrà sempre la certezza di riuscire a custodire in maniera egregia la propria corrispondenza tenendola al riparo da sguardi indiscreti o dalle mire di eventuali malintenzionati.

Cosa prevede la legge?

Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, tali strutture devono avere forma e dimensioni tali da permettere di introdurre al loro interno la corrispondenza senza difficoltà. La normativa stessa prevede che queste debbano essere posizionate al limite della proprietà o ad ogni modo in un luogo che è accessibile liberamente, così che il portalettere possa riuscire ad accedere alla zona in cui si trovano le cassette postali senza dover ogni volta bussare per poter entrare nei locali.

 Chiaramente le singole cassette postali devono recare il cognome della persona che ne fa utilizzo, altrimenti sarà impossibile per il portalettere consegnare la missiva che in questo caso verrà restituita al mittente. Alla stessa maniera le singole cassette devono essere facilmente accessibili in quanto, nel caso in cui l’inserimento dovesse risultare particolarmente difficoltoso, il portalettere potrà lasciare un avviso di giacenza e a questo punto la corrispondenza avverrà direttamente presso l’ufficio postale.

Gli standard previsti per i produttori

Ci sono anche degli standard ai quali devono attenersi i produttori delle cassette postali, con particolare riferimento a fattori quali dimensione, sicurezza e resistenza. Per quel che riguarda le dimensioni, la cassetta deve riuscire a ospitare al suo interno una busta in formato A4 senza che questa rischi di danneggiarsi. Ogni cassetta deve inoltre essere dotata di apposite soluzioni anti prelievo per fare in modo da evitare che chiunque possa sottrarre la corrispondenza. Non devono inoltre essere presenti spigoli vivi per salvaguardare l’incolumità delle persone che la utilizznao.

Basta seguire queste semplici indicazioni per comprendere come debba essere la cassetta della posta ideale, così da evitare un eventuale acquisto errato e al contrario scegliere sin dall’inizio un modello che possa rendere la vita più facile sia ai portalettere che ai condomini stessi.

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Come proteggere casa: consigli utili

Quella di proteggere casa dai tentativi di intrusione da parte di malintenzionati è una necessità di tutti noi, per rassicurare i nostri familiari e anche i nostri beni più preziosi.

Tuttavia delle volte possiamo avere maggior paura che i ladri possono entrare in casa, soprattutto quando abitiamo ai piani più bassi o quando nel nostro quartiere sempre più spesso si verificano episodi di questo tipo.

Per tale motivo è davvero importante sentirsi al sicuro all’interno della propria abitazione ed evitare che chiunque possa turbare la quiete della famiglia.

Porte robuste e sistema di videosorveglianza

Sicuramente un buon primo passo è quello di adoperare delle porte e finestre che siano solide e di qualità. Ricorda tra l’altro di mettere sempre il blocco della porta nel corso della notte e di chiudere bene finestre e serrande soprattutto se vivi ai piani più bassi.

Un altro tipo di deterrente potrebbe essere quello installare delle telecamere di sorveglianza che possano far desistere eventuali malintenzionati con la loro presenza.

Ad ogni modo, sempre di più questo sistema viene eluso da maschere o altri sistemi di camuffamento adoperati dai malviventi i quali decidono ugualmente di proseguire nel loro intento nonostante la presenza delle telecamere.

Le Inferriate apribili

Se sei alla ricerca di una soluzione veramente efficace ed in grado di garantire una protezione assoluta da qualsiasi tentativo di intrusione in casa, le inferriate apribili rappresentano la prima scelta per te soprattutto se abiti al piano terra.

Queste robuste inferriate realizzate in ferro sono infatti molto resistenti e dunque particolarmente difficili da superare per qualsiasi malvivente, i quali notoriamente hanno soltanto pochi minuti a disposizione per entrare ed uscire con la refurtiva e per tale motivo preferiscono sicuramente spostare le proprie attenzioni su altri appartamenti in cui un sistema di questo tipo non sia presente.

Esistono inoltre le inferriate fisse che vanno collocate sulle aperture come le finestre: queste, a differenza di quelle apribili, non possono essere aperte e chiuse a piacere e rappresentano una barriera fisica che sicuramente può mettere in sicurezza ogni finestra.

Arriva il nuovo Registro delle opposizioni contro il telemarketing selvaggio:

Le novità sono state introdotte con i decreti attuativi della riforma approvata dal Consiglio dei ministri dello scorso gennaio. Da mercoledì 27 luglio è operativo lo strumento di contrasto al telemarketing selvaggio, il nuovo Registro Pubblico delle Opposizioni. Si tratta di un servizio pubblico e gratuito per tutti i cittadini che una volta iscritti negli elenchi del registro non potranno più essere contattati dall’operatore di telemarketing, a meno che quest’ultimo non abbia ottenuto specifico consenso all’utilizzo dei dati successivamente alla data di iscrizione, oppure nell’ambito di un contratto in essere o cessato da non più di trenta giorni.

Tutelare la privacy da attività promozionali invasive e indesiderate

L’Rpo semplifica le procedure per i cittadini che intendono tutelare la propria privacy da attività promozionali invasive e indesiderate, ed estende ai numeri di telefono cellulare la possibilità di iscrizione (già prevista per il telefono fisso e l’indirizzo postale), annullando così i consensi all’utilizzo dei dati da parte degli operatori. I quali saranno obbligati a consultare periodicamente il registro, e comunque prima dell’avvio di ogni campagna pubblicitaria. Al nuovo Rpo si potranno infatti iscrivere, oltre ai numeri di telefono fissi presenti negli elenchi pubblici e gli indirizzi postali, anche i numeri di cellulare: potenzialmente 78 milioni di utenze mobili.

Le chiamate degli operatori saranno bloccate entro 15 giorni dalla richiesta

L’utente potrà iscrivere qualsiasi numero di telefono (fisso e mobile), e lo potrà fare gratis sul sito, via mail, raccomandata, al telefono o via fax. Le chiamate degli operatori di telemarketing saranno bloccate entro 15 giorni dalla richiesta, dal momento che tutte le aziende del settore iscritte al Roc (il Registro degli Operatori di Comunicazione), ossia tutte quelle che rispettano la legge, sono tenute a consultare il Registro delle Opposizioni ed eliminare dalla lista i numeri che hanno tolto il consenso al trattamento dei dati. Le telefonate pubblicitarie, quindi, potranno essere fatte solo ai numeri non presenti nel registro.

Rafforzare il rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali

Restano valide le iscrizioni inserite precedentemente, con la facoltà per l’utente di annullare i consensi attraverso il rinnovo dell’iscrizione. Come si si legge su Corriere Comunicazioni, “L’entrata in funzione del Registro delle Opposizioni è un passo avanti, ma non è abbastanza per contrastare le imprese illegali che operando fuori da ogni azione di controllo e disciplina, i veri molestatori dei cittadini – commenta Lelio Borgherese, presidente di Assocontact, l’Associazione Nazionale dei Business Process Outsourcer -. Per questo insieme con altre Associazioni, Confindustria e Confcommercio abbiamo aperto le consultazioni pubbliche sul Codice di Condotta, un progetto elaborato in questi mesi proprio per rafforzare il rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali e promuovere comportamenti virtuosi lungo tutta la filiera, anche al fine di ricostruire il rapporto di fiducia tra i cittadini, noi, i brand e le Istituzioni”.

Milano, Monza Brianza, Lodi: qui più start up innovative rispetto al resto d’Italia

I numeri letti così, a freddo, possono ancora sembrare piccoli, ma sono comunque più elevati rispetto al resto d’Italia: si tratta dell’andamento delle start up innovative sul territorio di Milano, Monza Brianza e Lodi, che emerso dall’ultimo rapporto “Milano Produttiva” del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Infatti, sebbene, in numeri assoluti si tratti di poche migliaia di imprese, queste hanno registrato performance interessanti, con incrementi superiori alla media del sistema. Nell’area di Milano Monza Brianza Lodi, a fine giugno 2022, se ne contano 2.912, il 74,6% del totale regionale e un quinto del nazionale. Inoltre, rispetto a luglio del 2021, il loro numero è cresciuto del 5,7% (rispetto a giugno 2019 sono cresciute del 48,6%). La gran parte è localizzata nella provincia di Milano (2.737), che è prima nella classifica nazionale, seguita da Roma (1.599), Napoli (675) e Torino (532). Si tratta di imprese che operano soprattutto nei servizi avanzati – produzione di software e consulenza informatica; attività dei servizi d’informazione; ricerca scientifica e sviluppo; inoltre, sono di piccola dimensione (anche per limiti al fatturato imposti dalla legge per rimanere nel Registro) e sono solo società di capitali, principalmente Srl e Srl semplificate.

Buon andamento per il sistema imprenditoriale

Nei primi sei mesi del 2022 continua la performance positiva delle iscrizioni, che aumentano rispetto al primo semestre del 2021, sebbene in misura contenuta: sono 17.129 le nuove imprese nate al 30 giugno nei territori di Milano Monza Brianza lodi, cresciute dello 0,8% su base tendenziale (erano state 16.994 nei primi sei mesi del 2021). Cresce anche la mortalità, con 12.173 chiusure (+1,9%), che sta tornando lentamente ai livelli fisiologici dopo i cali anomali registrati nel primo semestre del 2021 e del 2020, a causa delle conseguenze del blocco delle attività economiche prodotto dalla crisi sanitaria; tuttavia, il numero delle cancellazioni rimane ancora inferiore al dato pre-Covid (nel I semestre 2019 erano state 14.781). Come già ipotizzato per i dati dell’anno, probabilmente ci sono ancora aziende che, seppur in crisi, ritardano la chiusura, soprattutto se in attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività. Il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo: +4.956 imprese (con il contributo determinante di Milano: +4.237 il suo saldo), risultato in lieve calo rispetto a quello registrato nel primo semestre del 2021, quando era stato di +5.050 unità. Conseguentemente, il tasso di crescita si conferma positivo (+1,05%, molto vicino all’1,08% del primo semestre 2021). Osserviamo, infine, che la natalità è praticamente tornata ai livelli pre-Covid: nel confronto tra il primo semestre del 2022 e il primo semestre del 2019 dobbiamo evidenziare una differenza negativa di sole 184 imprese (-1% in valori percentuali).

“Segnale di speranza per le sfide future” 

“Il sistema imprenditoriale della grande Milano, nonostante la crisi economica, la crisi geopolitica e la pandemia, sta reagendo bene e si conferma una delle aree più attive e resilienti d’Europa” ha detto Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “I settori trainanti sono soprattutto l’export, il manifatturiero, i servizi e il commercio online. Di particolare rilievo la performance delle imprese giovanili che tornano a crescere dopo otto anni. Un trend molto positivo che nasce dalla capacità di innovazione e formazione del nostro territorio e dalle politiche a favore della nuova imprenditorialità messe in campo dalle istituzioni e dalla Camera di commercio. Ma soprattutto rappresenta un forte segnale di speranza per le sfide future”.

Video e TV: tendenze e comportamenti  

Una ricerca focalizzata sui contenuti video e di pubblicità e sull’evoluzione delle esperienze e dei comportamenti dell’audience: The Future Viewing Experience di Kantar evidenzia infatti opportunità e challenge dei media owner, inserzionisti e agenzie oltre alle implicazioni in termini di audience measurement. Secondo la ricerca la smart TV ora è il principale canale di fruizione dei servizi streaming, e se il mobile è un mezzo consolidato e dominante per molte attività, quando si tratta di far uso di contenuti di lunga durata vengono prediletti device con uno schermo migliore. Inoltre, l’era degli apparecchi STB (set-top box) sta volgendo al termine, mentre si è ufficialmente aperta la battaglia tra le differenti connected TV (CTV), dispositivi che consentono alla tv di connettersi a Internet per visualizzare contenuti video in streaming. 

Si accende lo scontro tra i franchisee

Sempre secondo lo studio, il prossimo futuro verrà determinato da un’integrazione verticale significativa, considerando la ricerca dei media owner di controllare l’intera supply chain, dalla produzione di contenuti alla loro diffusione in casa. Questa tendenza potrebbe però portare a limitare i contenuti disponibili. Le aziende del settore media stanno cercando di ottenere un ritorno dai loro importanti investimenti promuovendo il franchising e capitalizzando fan base globali e locali. La globalizzazione, il desiderio da parte dell’audience, soprattutto i più giovani, di conoscere nuove culture e fruire di contenuti multimediali con sottotitoli inaugurano una nuova era in cui i contenuti locali possono diventare globali.

Gli apparecchi STB sono ormai caduti in disuso?

Dal momento che la ‘massa critica’ per un servizio globale non potrà essere raggiunta se non da alcuni selezionati operatori big, la produzione indipendente rimarrà fondamentale. Gli attori più piccoli del mercato troveranno utile collaborare con altri per competere efficacemente. Quanto agli apparecchi STB stanno cadendo in disuso. I servizi di streaming adottano un approccio più ispirato alle emittenti per quanto riguarda la messa in onda/streaming di contenuti originali di punta, contribuendo a stimolare l’interesse e a prolungare gli abbonamenti. Questa tendenza vede i servizi SVOD allontanarsi sempre più dalle strategie di rilascio ‘tutto in una volta’, e sta perfino portando a rivalutare il ruolo dei canali lineari per favorire la scoperta di contenuti.

SVOD e AVOD: il futuro sarà su due livelli differenti

Il mercato dei video sta entrando in una nuova era caratterizzata da modelli ibridi, con molti servizi SVOD e BVOD sia ‘ad-free’ sia ‘ad-supported’, riferisce Adnkronos. Tuttavia, la sfida da affrontare è di non cannibalizzare le offerte principali. Questo approccio porterà velocemente a un panorama pubblicitario su due livelli, in cui coloro che potranno permettersi ambienti ad-free diventeranno sempre più difficili da raggiungere. I progressi verso una vera e propria addressability sono stati più lenti del previsto e le attuali capacità e opportunità di distribuzione sono limitate. Tuttavia, la complessità del panorama mediatico video può essere affrontata in modo efficace grazie alle smart TV, che faranno progredire l’addressability, facilitando nuove forme di pubblicità. Alla base di queste tendenze vi è il valore attribuito alla misurazione dell’audience, destinata a evolversi in linea con i cambiamenti del mercato.

Cresce l’e-commerce B2b in Italia

La pandemia ha aumentato la consapevolezza delle imprese rispetto alla necessità di investire nel digitale per garantire continuità operativa e aumentare la competitività, ma resta ancora bassa la percentuale di imprese che punta in modo deciso sulla digitalizzazione delle relazioni B2b. Sette imprese italiane su dieci hanno intenzione di investire in questo ambito, ma appena il 17% investe una quota tra il 2%-5% del fatturato. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021 l’e-commerce B2b ha raggiunto 453 miliardi di euro, pari al 21% delle transazioni B2b totali italiane. Dopo il 2020, l’indicatore riprende quindi a crescere in valore assoluto, e aumenta dell’1% la sua incidenza sul fatturato italiano complessivo.

Transazioni tramite Marketplace B2b: +50%

Rispetto al 2020 crescono del 50% le transazioni tramite Marketplace B2b, piattaforme in grado di allargare le relazioni all’intero ecosistema aziendale poiché includono in un unico spazio virtuale diverse tipologie di attori provenienti da differenti settori merceologici e geografie. I Portali B2b sono attivati dal 13% delle imprese, e da semplici siti per caricare documenti o fare data entry, sono diventati veri e propri ‘hub’ in cui far confluire tutti i documenti del ciclo esecutivo. L’EDI (Electronic Data Interchange) si conferma una tecnologia trainante per lo scambio strutturato delle informazioni in ambito B2b, anche se la sua crescita rallenta a causa dell’ingresso di altre soluzioni a supporto dei processi tra privati.

Blockchain: progetti avviati dal 14% delle aziende

In Italia l’utilizzo di blockchain e tecnologie a registro distribuito, è ancora sporadico. Solo il 4% delle aziende ha avviato progetti, tuttavia la creazione di ecosistemi B2b si sta strutturando anche sulla base di queste tecnologie. Circa il 14% delle aziende ha avviato progetti o ha intenzione di farlo entro il prossimo anno. I principali ambiti di applicazione sono: tracciabilità, scambio di documenti in formato digitale e gestione di dati interni. I driver che spingono verso l’adozione di questa tecnologia solo il miglioramento dell’efficacia del processo e dell’efficienza, risparmiando tempo e costi operativi. Questi ecosistemi sono al momento popolati principalmente da grandi aziende che stringono accordi con altri attori della filiera per progetti congiunti, guidati dall’esperienza di società di consulenza e fornitori tecnologici.

Migliorare la relazione con i clienti business e valorizzare i dati aziendali

Tra le tendenze a livello B2b si evidenzia una forte attenzione al miglioramento della relazione con il cliente business, e un sempre più alto interesse verso la valorizzazione dei dati aziendali. Questa esigenza però non si sta ancora tramutando in un’azione effettiva. Solo un’azienda su cinque ha attivato una collaborazione con i clienti attraverso lo scambio di informazioni strategiche, mentre gran parte delle aziende si limita a uno scambio di informazioni di natura tecnico-commerciale.
Un’immaturità che deriva da un percorso ancora in essere all’interno delle aziende, sia organizzativo sia tecnologico. Solo il 15% si è mosso in entrambe le direzioni, mostrando, almeno a livello teorico, una maturità superiore.

A maggio le domande dei mutui “giovani” salgono al 35,4%

Sono i giovani a sostenere l’intero comparto dei mutui. Un comparto che complessivamente risulta in flessione del -16,8% rispetto a maggio 2021, a causa del forte ridimensionamento delle surroghe dovuto al fisiologico esaurimento dei contratti in grado di trarre beneficio dalla rinegoziazione delle condizioni. Nel mese di maggio le richieste di mutui immobiliari da parte degli under 35 salgono al 35,4%. Ad aprile erano al 34,9% del totale. Quanto alle richieste di prestiti da parte delle famiglie, secondo l’analisi del Barometro CRIF basato sul Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, nel complesso crescono del +23,3%. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi registrano un incremento del +23,8%, mentre i prestiti personali segnano un +22,4%.

Gen Z e Millennials fanno crescere la domanda digitale: +163%

“La domanda di mutui immobiliari risente complessivamente della frenata delle surroghe, che solo nei primi tre mesi dell’anno sono diminuite del 56% rispetto al corrispondente periodo del 2021 – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Malgrado l’aumento dei tassi di interesse, a trainare il comparto rimangono le richieste dei giovani che si avvicinano per la prima volta all’acquisto di un immobile, agevolati dagli incentivi statali legati all’età e ai mutui green. I prestiti, invece, seppur in calo rispetto al picco di aprile, continuano a crescere in doppia cifra, spinti dalle richieste indirizzate verso le piattaforme di operatori del credito digitali”.
In particolare, a maggio, la domanda digitale segna un complessivo +163% rispetto allo stesso periodo del 2021, con la Generazione Z a +321%, i Baby Boomers +163% e i Millennials +154%. 

Aumentano l’importo medio e la durata

A maggio l’importo medio richiesto per i mutui si è attestato a 146.909 euro, in aumento del +5,6% rispetto al pari periodo 2021.  Al contempo, le famiglie continuano a privilegiare piani di rimborso maggiormente diluiti nel tempo. L’83,8% delle richieste prevede infatti una durata superiore ai 15 anni, con un valore della rata non eccessivamente impattante rispetto al reddito disponibile. Tanto che le richieste di mutui al di sotto dei 150.000 euro rappresentano il 66,7% del totale.

In calo l’importo medio dei prestiti personali e finalizzati

Per quanto riguarda l’importo medio dei prestiti richiesti, l’aggregato di prestiti personali e finalizzati nell’ultimo mese si è attestato a 8.949 euro, in calo del -5,5% rispetto a maggio 2021.
Più in particolare, cala maggiormente l’importo medio richiesto per i prestiti finalizzati, che scende a 6.379 euro (-11,5% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2021), mentre per i prestiti personali il valore si attesta a 12.834 euro (-0,1%).

I musei e gli spazi culturali italiani puntano sulla digitalizzazione

Dopo gli stop imposti dalla pandemia e le varie limitazioni successive, anche gli spazi culturali hanno potuto tornare alla normale operatività. I numeri del 2021 riferiti dai musei, monumenti e aree archeologiche italiani testimoniano una decisa ripresa delle entrate da biglietteria (+36%), sebbene manchi ancora da recuperare un 35% rispetto al 2019. Anche per i teatri i numeri indicano una ripartenza (+23%), seppur meno decisa, anche a causa della minore possibilità di sfruttare il traino della stagione estiva. Sono solo alcuni dei dati contenuti nell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano.

L’innovazione digitale nei musei e nei teatri

Sul fronte dell’innovazione digitale a supporto dei processi nei musei e nei teatri, nell’ultimo anno i numeri sono rimasti stabili, mentre su quello della produzione e distribuzione di contenuti digitali si è assistito a una razionalizzazione. Gli strumenti digitali sono ormai un supporto importante ai processi gestionali nel settore della cultura. Qui i teatri presentano mediamente livelli leggermente più alti dei musei; l’acquisto online, ad esempio, è disponibile nel 78% dei teatri dotati di un sistema di biglietteria e incide sul totale delle entrate in maniera più significativa di quanto non avvenga nei musei. Dal sito diretto del teatro transita, infatti, mediamente l’11% dei ricavi e da altri intermediari online il 12% (nei musei le rispettive quote sono il 7% e il 4%). Guardando alle attività di marketing digitale, il 59% dei teatri fa advertising online o sui social, il 23% Search Engine Optimization, il 10% remarketing. Il 58% raccoglie dati in modalità digitale e il 14% ha investito in sistemi di cybersecurity e data protection. Su tutti questi ambiti si registrano percentuali inferiori di adozione da parte di musei, monumenti e aree archeologiche rispetto ai teatri.3
Gli indicatori su cui, invece, musei e teatri risultano allineati riguardano l’attenzione alla pianificazione strategica e la presenza di personale dedicato all’innovazione digitale. In entrambi i comparti, solo 1 istituzione culturale su 5 ha un piano strategico dedicato al digitale e 1 su 2 non ha nessuna risorsa dedicata al digitale.

Gli investimenti futuri

Infine, guardando agli investimenti futuri, per i musei si conferma prioritario lavorare su conservazione e digitalizzazione della collezione, che impegnerà il 28% delle risorse. Riprende centralità, grazie al ritorno dei flussi di visitatori in presenza, anche la digitalizzazione dei servizi di supporto alla visita in loco, per cui si stima verrà stanziato il 19% sul totale degli investimenti.
Per i teatri, invece, l’investimento in digitale si concentrerà nei prossimi due anni su marketing, comunicazione e customer care (40%) e su ticketing, gestione delle prenotazioni e controllo accessi (18%)

Lombardia, terziario: bene i servizi, un po’ meno il commercio

Il terziario ha due velocità in Lombardia: a dirlo sono i dati dell’indagine di Unioncamere sull’andamento del primo trimestre 2022. In particolare, l’analisi evidenzia variazioni del fatturato ancora positive su base annua per i due principali comparti del terziario lombardo. I Servizi segnano +20,8% sullo stesso trimestre del 2021 e il Commercio al dettaglio segna un buon +9,9%. I dati congiunturali – che confrontano la situazione dei primi tre mesi con i i livelli di fine 2021 – mettono però in luce un peggioramento della dinamica. Anche se i Servizi mostrano una variazione ancora positiva (+0,8%), questa è in rallentamento rispetto al ritmo di crescita che aveva caratterizzato i periodi precedenti, mentre il Commercio al dettaglio incrementa la tendenza negativa (-1,1%) che si era già manifestata nella seconda parte del 2021. Tuttavia, avverte l’indagine, va specificato che questo andamento incorpora la crescita significativa registrata nei prezzi, con i listini che rispetto al trimestre precedente crescono di oltre il 3% in entrambi i comparti. Nonostante questi elementi di criticità, i rischi legati alla situazione internazionale e le possibili ricadute sulla domanda interna di un elevato livello di inflazione, il clima di fiducia degli imprenditori mostra una sostanziale tenuta.

Benissimo il comparto alloggio e ristorazione

Per i Servizi l’incremento del fatturato su base annua è particolarmente marcato nelle attività di alloggio e ristorazione (+60,3%), in recupero rispetto ai livelli del 2021 che ricordiamo essere stati fortemente penalizzati dalle misure anti-Covid. Infatti la tendenza più recente evidenzia un calo congiunturale per questo settore. Prosegue la crescita per i servizi alle imprese (+11,2%) e soprattutto per il commercio all’ingrosso (+22,7%), comparti che si sono ampiamente riportati sopra i livelli pre-crisi. Significativo anche l’incremento su base annua dei servizi alle persone (+21%), che non hanno sino ad ora però colmato il divario rispetto al 2019.

Segnali più timidi dal commercio

Nel Commercio al dettaglio la crescita del fatturato su base annua è trainata soprattutto dai negozi non alimentari (+15,7%), anch’essi in sofferenza nel 2021 per via delle restrizioni Covid. Più ridotto l’incremento negli esercizi non specializzati (+4,2%), che comprendono minimarket e supermercati, ma il livello di fatturato risulta comunque più elevato rispetto ai valori pre-pandemia. Lievemente negativo infine il risultato per i negozi alimentari (-0,5%). Nel confronto con il trimestre precedente, tutti i settori evidenziano una tendenza al ribasso.
“Il 2022 si apre all’insegna dell’incertezza, in particolare nel commercio al dettaglio e nella filiera turistica, che risentono del peggioramento del clima di fiducia di famiglie e consumatori e questa purtroppo non è una sorpresa – ha commentato Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia – tuttavia gli imprenditori lombardi non si scoraggiano e rimangono fiduciosi sulla possibilità di riprendere rapidamente il sentiero di crescita”.

Cybersecurity, entro il 2022 servono 350mila professionisti

Una figura professionale necessaria e dal grande futuro occupazionale: è il Cybersecurity manager, che ha il compito di proteggere l’impresa dagli attacchi informatici. Ma secondo una ricerca, il 24% del nostro sistema produttivo ha difficoltà nel trovare questa competenza, ed entro quest’anno mancheranno 350mila professionisti.
“Non è allora un caso – spiega Ernesto Barbone, legale specializzato nella sicurezza informatica – che l’Università statale di Milano, nella sua facoltà di Giurisprudenza, ha dato vita a un master in Cybersecurity. Gli spazi sono enormi e vanno riempiti assolutamente”.

Competenze tecniche e normative

Il Cybersecurity manager unisce le competenze di compliance normativo (regolamento europeo protezione dati personali, diritto del lavoro, diritto commerciale e diritto penale) all’implementazione di misure di sicurezza idonee ad abbassare il rischio di possibili reati/incidenti all’interno della struttura.
“Si tratta di un elemento fondamentale, che permette di avere una visione legale sull’adeguamento tecnologico dell’azienda per far sì che la stessa non si veda danneggiata nella tenuta dei dati aziendali e nelle ripercussioni di bad reputation – continua Barbone -. La particolare conoscenza dei sistemi informativi dal punto di vista tecnico permettono di inquadrare lo scenario normativo a cui l’azienda va incontro, permettendo di implementare al meglio le contromisure legali idonee a scongiurare sanzioni o controlli”.

Un elemento in più: il PNRR

Ma ora c’è un elemento in più: il PNRR, che indica agli Stati membri di raccogliere categorie standardizzate di dati e informazioni, che consentano la prevenzione, l’individuazione e la repressione di gravi irregolarità, mediante un sistema di informazione e monitoraggio, estrazione di dati e valutazione del rischio reso disponibile dalla Commissione.
“Questo vuol dire – prosegue Barbone – che bisogna essere pronti a raccogliere la sfida e i relativi fondi messi a disposizione dall’Europa. Una sfida che per prima deve essere raccolta dalla Pubblica amministrazione, con i 623 milioni di euro messi a disposizione dal Piano. Soldi che serviranno a superare evidenti ritardi che l’Italia purtroppo lamenta”.

Un’inversione di tendenza necessaria

Secondo un report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’impatto economico della pandemia ha costretto le imprese italiane a fronteggiare le aumentate sfide di sicurezza con budget ridotti: il 19% ha diminuito gli investimenti in cybersecurity e solo il 40% li ha aumentati. Ma per il 54% l’emergenza è stata un’occasione positiva per investire in tecnologie, e aumentare la sensibilità dei dipendenti riguardo alla sicurezza e alla protezione dei dati. Eppure il 59% delle Pmi afferma che l’uso di device personali e reti domestiche ha esposto le aziende a maggiori rischi di sicurezza, e per il 49% sono aumentati gli attacchi informatici, riporta Askanews. Insomma, “quando le aziende affermano che al loro interno hanno già un legale – sottolinea Barbone -, non hanno ancora compreso che le competenze di quest’ultimo non bastano”. 

Gamers, più “veri” nel metaverso che nella vita reale

I giocatori della Generazione Z trascorrono il doppio del tempo in compagnia degli amici nel metaverso rispetto alla vita reale, trascorrendo 12,2 ore a settimana impegnati ai videogiochi contro 6,6 ore a uscire con gli amici di persona. Questi giocatori non vedono solo il loro tempo nel metaverso come pura evasione, ma anche come un’estensione della vita reale: il 52% dei gamers della Gen Z afferma che vorrebbe provare a guadagnare nel metaverso, mentre il 33% di loro vorrebbe sperimentare la costruzione di una carriera lì. Lo rivela “The Metaverse: A View from Inside”, lo studio di Razorfish condotto con VICE Media Group. I giocatori della Generazione Z acquistano oggetti nel metaverso nello stesso modo in cui lo fanno nella vita reale. Nei prossimi cinque anni, il 20% dei budget “leisure” dei giocatori della Generazione Z (cioè denaro speso per l’intrattenimento o il tempo libero) andrà agli acquisti in-game, con una spesa media di 50 dollari all’anno. Inoltre, sono ben disposti verso i brand: il 33% dei giocatori della Generazione Z vorrebbe che i marchi fornissero negozi virtuali per la navigazione e l’acquisto di prodotti nel metaverso, mentre il 30% vorrebbe che i marchi vendessero skin e abbigliamento per i propri avatar. Spiega Nicolas Chidiac, responsabile della brand strategy di Razorfish: “I giocatori della Generazione Z vedono il metaverso come un luogo sicuro in cui esprimersi liberamente, sperimentare identità, stabilire amicizie e infine creare un mondo in cui vogliono vivere. È importante che i marchi non respingano il metaverso come una moda passeggera, ma che lo considerino come un cambio di paradigma che è appena iniziato”

Per i giovani è già realtà

Il “metaverso” è emerso rapidamente come una delle prime parole di tendenza del 2022. Ma la Gen Z sta già crescendo con esso, lo vive come una realtà, in particolare i gamers. In effetti, il 57% dei giocatori della Generazione Z sente di essere in grado di esprimersi in modo più aperto agli altri in un gioco rispetto alla vita reale. Il metaverso influisce sul modo in cui i giocatori della Generazione Z pensano, socializzano e consumano ogni giorno.

Uno spazio per esplorare la propria identità

Tra i risultati più significativi dello studio, spicca il fatto che il metaverso offre ai giocatori lo spazio per esplorare la propria identità, nel senso che il 45% dei gamers afferma che “la mia identità in un gioco è l’espressione più vera di chi sono”. Interessante è anche l’aspetto distensivo di questa esperienza: il 77% dei giocatori della Gen Z afferma che il motivo principale del giocare è alleviare lo stress e l’ansia.