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AI: nel 2025 cresce l’adozione nel mondo, ma si accentua il divario digitale

Nonostante i progressi nell’adozione dell’AI, i dati della nuova edizione dell’AI Diffusion Report (Global AI Adoption in 2025 – A Widening Digital Divide) di Microsoft AI Economy Institute mostrano un divario crescente.
Nel secondo semestre 2025 il Report evidenzia una crescita globale dell’adozione dell’Intelligenza artificiale pari all’1,2%, portando circa il 16% della popolazione mondiale a utilizzare strumenti di AI generativa.

Ma l’utilizzo dell’AI da parte del Nord del mondo è cresciuta quasi il doppio rispetto al Sud, ovvero, i Paesi in via di sviluppo, stabilendo un gap di 10,6 punti percentuali.
Di conseguenza, ora il 24,7% della popolazione in età lavorativa nel Nord del pianeta utilizza questi strumenti, rispetto a solo il 14,1% della popolazione del Sud.

Una geografia dell’innovazione asimmetrica

In questo scenario, la leadership resta saldamente nelle mani di Paesi che hanno investito precocemente in infrastrutture e competenze.
Gli Emirati Arabi Uniti si confermano al primo posto, con un tasso del 64% di adozione, seguiti da Singapore al 60,9%.
In Europa, nazioni come Norvegia, Irlanda, Francia e Spagna mantengono posizioni di rilievo nel ranking globale.

Gli Stati Uniti, leader nelle infrastrutture di AI e nello sviluppo di modelli di frontiera, sono scesi dal 23° al 24° posto tra la popolazione in età lavorativa, con un tasso di utilizzo del 28,3%.
La Corea del Sud rappresenta il caso di crescita più rilevante del semestre, scalando sette posizioni (dal 25° al 18° posto). Con un incremento del 4,8% in soli sei mesi, il Paese ha beneficiato di politiche governative mirate e dell’ottimizzazione dei modelli nella lingua locale.

I casi di successo: Corea del Sud e il fenomeno DeepSeek

L’AI generativa i Corea del Sud ora viene utilizzata nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei servizi pubblici, e il Paese è diventato uno dei mercati in più rapida crescita per ChatGPT, portando OpenAI ad aprire un ufficio a Seul.
Parallelamente, il 2025 ha segnato l’ascesa di DeepSeek. 

Grazie a una licenza open source e alla gratuità del servizio chatbot, questo modello di AI ha guadagnato terreno in mercati storicamente meno serviti dai provider tradizionali o soggetti a restrizioni, come Cina, Russia, Iran e diversi Paesi africani.
L’ascesa di DeepSeek evidenzia come l’accessibilità finanziaria e tecnica sia un driver fondamentale per la diffusione tecnologica.

Il mercato italiano mostra segnali di consolidamento

Nel corso del secondo semestre 2025 l’adozione dell’Intelligenza artificiale in Italia è cresciuta di 2 punti percentuali,  passando dal 25,8% al 27,8% del semestre precedente.
Sebbene il dato sia superiore alla media di crescita globale, resta la sfida di integrare tali strumenti in modo capillare nel tessuto produttivo e scolastico per mantenere la competitività internazionale.

La prossima ondata di diffusione a livello globale dipenderà dalla capacità dei sistemi di ridurre le barriere d’ingresso. La sfida per il prossimo anno sarà infatti garantire che l’innovazione non accentui le disuguaglianze esistenti, mantenendo un focus rigoroso su etica e sicurezza.

Identità digitale: l’Italia prosegue nello sviluppo del l’IT Wallet

In Italia continua lo sviluppo dell’IT Wallet pubblico, che verrà integrato all’interno dell’app IO. Al momento è attiva la funzionalità Documenti su IO, che a oggi conta 7 milioni di utenti e 11,7 milioni di documenti memorizzati, mentre si attendono le linee guida per lo sviluppo degli IT wallet privati.

Prosegue in parallelo la crescita dei sistemi esistenti: 41,5 milioni di italiani hanno SPID, utilizzato complessivamente oltre 1 miliardo di volte in un anno, e 48,4 milioni la Carta di Identità Elettronica, di cui 9 milioni hanno attivato anche le credenziali digitali tramite l’app CieID, di cui a fine agosto 2025 si registravano 73,7 milioni di accessi. Erano 71,4 milioni nel 2024.
Sono alcuni risultati dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano.

In UE 11 progetti operativi, ma nessuno conforme a eIDAS2

Il 2025 è stato l’anno della “messa a punto” per gli EUDI Wallet in Europa, ma la strada per una piena diffusione e adozione è ancora lunga.
In UE sono 22 i progetti di digital identity wallet, di cui 11 già operativi, ma nessuno è ancora certificato come EUDI Wallet conforme a eIDAS2, il regolamento che definisce un quadro comune tra i Paesi per l’identità e l’autenticazione digitali.

In parallelo, alcuni Paesi vicini, come Regno Unito e Svizzera, hanno scelto di allinearsi agli standard europei per garantire l’interoperabilità.
Mentre l’Europa lavora su più fronti per sperimentare soluzioni all’interno del perimetro normativo di eIDAS2, nel mondo altri wallet evolvono con velocità molto differenti.

Nel mondo crescono le partnership tra Stati e BigTech

Alcuni Stati stanno stringendo partnership strategiche con le BigTech, che colgono l’occasione per potenziare e consolidare le loro soluzioni. In Giappone, ad esempio, Apple ha integrato la carta di identità nel proprio wallet, mentre negli USA Apple e Google hanno avviato la memorizzazione del passaporto, per ora utilizzabile solo per viaggi interni in alcuni aeroporti selezionati.

Ci sono poi diversi progetti fuori dall’ambito governativo. Si contano 110 digital identity wallet sviluppati da aziende private, spesso nati per gestire attributi di altra natura, come biglietti o carte di pagamento, e che ora prevedono la possibilità di memorizzare anche documenti di identità, seppur generalmente ancora privi di piena validità legale.

Aumenta la curiosità per l’EUDI Wallet

Anche in Italia cresce la curiosità verso le novità introdotta da eIDAS2: l’EUDI Wallet interessa al 56% degli italiani, e quasi un utente su due preferirebbe che il wallet in cui inserire i propri documenti di identità fosse erogato dal Governo o da un ente pubblico piuttosto che un’azienda privata.

Nel percorso verso l’IT Wallet, l’Italia è impegnata nelle sperimentazioni dei consorzi europei e nello sviluppo del wallet pubblico, quale evoluzione di Documenti su IO. A oggi, gli utenti hanno memorizzando complessivamente 5,7 milioni di patenti, 5,9 milioni di tessere sanitarie e 100mila carte della disabilità. Parallelamente, AgID sta definendo le Linee Guida della convenzione per i wallet provider privati. E si attendono l’integrazione di nuove credenziali e lo sviluppo di connettori informatici per l’utilizzo online dell’IT Wallet. 

Oltre la burocrazia: il manuale HACCP come garanzia di igiene e affidabilità

Il manuale Hazard Analysis and Critical Control Points (meglio noto come “HACCP”) è spesso percepito come un mero obbligo normativo, una formalità da adempiere per poter operare nel settore alimentare. Tale percezione riduttiva non coglie il vero valore di questo strumento.

L’HACCP è infatti un sistema di autocontrollo igienico che ha lo scopo di prevenire i pericoli di contaminazione degli alimenti, a partire dalla loro produzione fino al consumo. Senza una comprensione completa della sua funzione, si perde l’opportunità di trasformarlo in un elemento di forza per l’azienda.

Limitarsi a compilare un manuale senza applicarne i principi nella pratica quotidiana rende il documento inutile, in quanto un documento ben redatto e seguito in modo rigoroso è una dimostrazione tangibile dell’impegno di un’impresa verso la qualità e la sicurezza.

L’applicazione corretta dei principi HACCP non solo protegge i consumatori, ma tutela anche l’azienda da eventuali problemi legali o danni reputazionali che possono derivare da un’igiene insufficiente.

I principi su cui si basa il manuale

Il sistema HACCP si fonda su sette principi operativi, che guidano l’intero processo di analisi e gestione dei rischi.

Il primo principio prevede l’analisi dei pericoli, ovvero l’identificazione di tutti i potenziali rischi biologici, chimici e fisici che possono compromettere la sicurezza degli alimenti. Una volta individuati i pericoli, il secondo principio richiede di determinare i punti critici di controllo (CCP), cioè quelle fasi del processo produttivo dove è possibile prevenire, eliminare o ridurre un pericolo a un livello accettabile.

Il terzo e il quarto principio riguardano la definizione dei limiti critici e la predisposizione di un sistema di monitoraggio. Per ogni CCP, si stabiliscono dei valori limite da non superare, e si implementano procedure di controllo per monitorare che tali limiti siano rispettati.

Se il monitoraggio indica una deviazione, il quinto principio impone di adottare azioni correttive immediate. Il sesto principio consiste nella verifica, ovvero la validazione del sistema attraverso audit interni o esterni. Infine, il settimo principio richiede la tenuta di una documentazione completa e aggiornata di tutte le procedure e registrazioni.

I vantaggi di un approccio proattivo

L’adozione di un approccio proattivo nella gestione del manuale HACCP porta numerosi benefici per un’azienda alimentare. Un sistema di autocontrollo efficace e regolarmente aggiornato infonde fiducia nei consumatori e nei partner commerciali. Dimostrare un impegno serio per la sicurezza alimentare può distinguere un’azienda dalla concorrenza e attrarre nuovi clienti.

L’applicazione rigorosa dei principi HACCP contribuisce anche a ottimizzare i processi interni e a ridurre gli sprechi. Identificare i punti critici di controllo permette di intervenire in modo mirato e tempestivo, prevenendo la produzione di lotti di prodotto non conformi.

Questo si traduce in un risparmio di costi e risorse. Un sistema HACCP ben funzionante migliora l’efficienza operativa e riduce la probabilità di richiami di prodotto, che possono essere molto dannosi per l’immagine aziendale.

La gestione quotidiana del manuale

Un manuale per HACCP non deve rimanere in un cassetto, ma deve essere parte integrante della routine lavorativa. La sua efficacia dipende dalla partecipazione attiva di tutto il personale coinvolto.

È essenziale che i dipendenti siano adeguatamente formati sui principi dell’HACCP e sulle procedure specifiche da seguire nel loro ruolo. La formazione continua assicura che il personale sia sempre aggiornato sulle migliori prassi igieniche.

La documentazione e la registrazione dei dati sono attività che devono essere svolte con precisione e regolarità. Le schede di monitoraggio devono essere semplici da usare e accessibili al personale.

Appare dunque evidente come la gestione quotidiana del manuale è un’attività di squadra che richiede impegno costante.

Il manuale HACCP come sinonimo di affidabilità

In un mercato sempre più attento alla provenienza e alla sicurezza degli alimenti, il manuale HACCP diventa un vero e proprio biglietto da visita per un’azienda. Non è solo uno strumento per evitare sanzioni, ma una dichiarazione di intenti verso la qualità e l’affidabilità.

Un’azienda che mostra di prendere sul serio la sicurezza alimentare dimostra di rispettare non solo le normative, ma anche i propri clienti.

L’utilizzo corretto di questo strumento può migliorare le performance aziendali e consolidare la reputazione di serietà e affidabilità. Mantenere il manuale vivo e aggiornato è dunque un modo per investire nella propria attività e garantire un futuro sicuro.

Podcast: l’83,5% degli italiani li ascolta

Grazie alla sua incredibile versatilità il podcast sta conquistando sempre più ascoltatori, trasformando, al contempo, il modo di consumare contenuti. 

Secondo la ricerca ‘Gli italiani, i podcast e il True Crime’, commissionata da glo, brand di BAT Italia, ad AstraRicerche, l’83,5% degli italiani ogni tanto ascolta un podcast, il 35% li ascolta 4 o più giorni a settimana e il 17,9% ogni giorno. Soprattutto, prima di dormire (34,9%), durante una passeggiata (34,6%), in auto o sui mezzi pubblici (33,1%), mentre cucinano o sbrigano le faccende domestiche (32,5%), durante la pausa pranzo (25,4%), la beauty routine (17%), lo studio o il lavoro (16,4%), o ancora, mentre fanno sport (14,5%).

Il vero protagonista è il True Crime

Il True Crime è il secondo genere più apprezzato (37,4%) dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). Tra gli altri argomenti, news e attualità (37,4%), intrattenimento e lifestyle (34,6%), cultura, iibri e cinema (34,4%), scienza (32,0%), viaggi (26,8%), e cucina (22,0%).

Ma tra i generi più popolari, il True Crime emerge come il vero protagonista. Un italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, e il 58% ammette di adorare particolarmente questo genere o di essere interessato ad ascoltarlo in futuro.

La passione per il True Crime è particolarmente forte tra le donne, che con il 45% superano gli uomini (30%) nell’ascolto di racconti da brivido. Inoltre, le donne tra 18 e 29 anni sono le vere detective, con il 61% che ascolta regolarmente podcast di questo tipo.

Comodo, versatile, vario e di qualità

La comodità del podcast è sicuramente al primo posto, con il 42,8% degli intervistati che apprezza la possibilità di ascoltarli ovunque e in qualsiasi momento.

Un altro aspetto riguarda la varietà dei contenuti, con il 36,5% che li sceglie per scoprire nuove storie e punti di vista diversi. Il 34,5%, poi, trova vantaggioso il fatto che non sia necessario guardare uno schermo per ascoltarli, mentre il 27,7% apprezza la vasta gamma di temi trattati, oltre a considerarli un modo semplice e pratico per restare aggiornati sugli eventi (27,0%).
Anche la qualità della narrazione gioca un ruolo fondamentale, con il 22,5% che è attratto dalla narrazione coinvolgente e il 16,2% che apprezza la voce narrante.

Come si scoprono i nuovi contenuti?

Le piattaforme di streaming sono la principale fonte di scoperta di nuovi podcast. Il 52,0% degli utenti si affida infatti a consigli automatizzati, classifiche e pubblicità proposte dalle piattaforme per trovare nuovi contenuti. Seguono i social media, utilizzati dal 45,6% degli ascoltatori, con una prevalenza tra donne nella fascia di età tra 18 e 29 anni.

Anche il passaparola gioca un ruolo importante: il 33,6% degli utenti trova nuovi podcast grazie ai consigli di amici, familiari o conoscenti.
Non meno importante è la ricerca online tramite motori di ricerca, utilizzata dal 29% degli ascoltatori. In particolare, da quelli nella fascia d’età 30-50 anni.

Meta dice addio a fact-checker e punta su Community Notes. Gli utenti migrano verso altre piattaforme?

L’annuncio arriva direttamente da Mark Zuckerberg: Meta si appresta ad attuare importanti cambiamenti nelle politiche di moderazione dei contenuti su Facebook e sulle altre piattaforme dell’azienda, WhatsApp, Threads e Instagram. Con un deciso cambio di rotta, la piattaforma intende abbandonare il sistema di fact-checking di terze parti per adottare un sistema di Community Notes simile a quello introdotto su X, ex Twitter ora di proprietà di Elon Musk.

Questa decisione ha scatenato un dibattito sulla libertà di espressione, e sta spingendo molti utenti a cercare alternative nel mondo dei social.
Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha recentemente annunciato una serie di importanti cambiamenti nelle sue politiche di moderazione dei contenuti.

Scelte che destano preoccupazione

Si tratta di una scelta che secondo Zuckerberg mira a ripristinare una maggiore libertà di espressione sulle piattaforme di Meta.
Tuttavia, la decisione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile diffusione di disinformazione, contenuti violenti e dannosi.

Anche perché, contestualmente, Meta ha annunciato la chiusura dei suoi programmi dedicati alla diversità, all’equità e all’inclusione, motivando la decisione con i recenti cambiamenti all’interno del panorama giuridico statunitense.
Ovviamente, le reazioni degli utenti non si sono fatte attendere. Le migrazioni verso piattaforme alternative, come Bluesky o Mastodon, in poche ore sono aumentate in modo esponenziale.

Quali conseguenze per la qualità dei contenuti?

Molti utenti sembrano infatti piuttosto preoccupati per la potenziale diminuzione della qualità dei contenuti e per la diffusione di disinformazione sulle piattaforme di Meta.

Le conseguenze di queste decisioni potrebbero essere molteplici, da un aumento della disinformazione a una maggiore polarizzazione dei dibattiti, con la conseguente migrazione verso altre piattaforme.
Di fatto, l’abbandono dei fact-checker potrebbe danneggiare la reputazione di Meta agli occhi degli utenti e dei regolatori.

“Meno post inappropriati, ma anche meno account innocenti rimossi per errore”

Optando per il modello di Community Notes, adottato da X, Meta intende fare un tentativo di coinvolgere gli utenti nella moderazione dei contenuti.
Tuttavia, l’efficacia di questo sistema è ancora da dimostrare, e suscita perplessità riguardo alla possibilità di garantire un ambiente online sicuro e affidabile, riferisce Adnkronos.

L’attuale sistema di fact-checking di Meta secondo Zuckerberg, riporta la Repubblica, aveva “raggiunto un punto in cui ci sono troppi errori e un’eccessiva censura”. Il ceo di Meta è consapevole del fatto che questo cambiamento porterà a più contenuti potenzialmente ‘discutibili’ sui social dell’azienda. Tuttavia, è disposto ad accettare un compromesso: “Intercetteremo meno contenuti inappropriati, ma ridurremo anche il numero di post e account di persone innocenti che rimuoviamo per errore”.

Gli italiani sono favorevoli all’Intelligenza Artificiale in Sanità?

Poco più di 6 italiani su 10 sono favorevoli all’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, secondo un’indagine condotta da EngageMinds Hub – Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona. L’88% di loro vorrebbe utilizzarla per semplificare il linguaggio dei referti, l’86% come supporto al medico per effettuare diagnosi, e l’80% per stabilire terapie farmacologiche adeguate. Tuttavia, quasi 6 italiani su 10 considererebbero l’AI utile anche per un’autoanalisi.

Tendenze e sentiment 

Sette italiani su dieci, riferisce Agi, temono che l’uso dell’AI possa causare una perdita della relazione con il medico, mentre il 63% vede problematiche legate alla gestione della privacy per via dei dati sensibili. Gli italiani del Sud e delle isole, in particolare, si mostrano più favorevoli all’uso dell’AI (68%), così come coloro che hanno fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (74%) e nelle istituzioni (77%). La consapevolezza del ruolo della scienza (71%) e la propensione alla ricerca di informazioni (71%) sono fattori che influenzano positivamente l’accettazione dell’AI.

L’IA come strumento per il progresso della medicina

“L’Intelligenza Artificiale non è più solo una parola sconosciuta”, afferma Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds Hub, “ma sta diventando un catalizzatore fondamentale per il progresso nella medicina moderna”. Gli italiani intervistati credono che l’utilizzo delle tecnologie digitali, incluse quelle basate sull’AI, migliorerà vari aspetti della sanità, dall’accessibilità dei servizi alla riduzione degli sprechi di carta.

I rischi percepiti 

Nonostante il potenziale dell’IA, gli italiani temono che possa comportare difficoltà nell’uso degli strumenti digitali e errori da parte delle Intelligenze Artificiali. Inoltre, preoccupazioni legate alla privacy e alla diffusione dei dati sensibili emergono come ulteriori rischi percepiti. La comunicazione trasparente e l’attenzione al coinvolgimento del paziente nel percorso di cura sono considerate fondamentali per affrontare queste preoccupazioni.

Da Meta le nuove soluzioni pensate per contrastare la sextortion

Meta sta testando nuovi strumenti per proteggere le persone dalla sextortion e altre forme di abuso di immagini intime, oltre a rendere più difficile ai truffatori mettersi in contatto con potenziali bersagli sulle app di Meta e su Internet.

La sextortion a fini finanziari è un crimine orribile. “Da anni – informa una nota della società -, lavoriamo a stretto contatto con esperti, compresi coloro che hanno esperienza nella lotta contro questi reati, per comprendere le tattiche utilizzate dai truffatori per trovare ed estorcere le vittime online, in modo da riuscire a sviluppare mezzi sempre più efficaci per fermarli.
Oggi condividiamo un aggiornamento sui nostri recenti sforzi per contribuire a contrastare questi crimini”.

Aiutare i giovani a proteggersi da contatti potenzialmente dannosi

Si tratta di aggiornamenti basati sul lavoro che Meta sta portando avanti per aiutare i giovani a proteggersi da contatti indesiderati o potenzialmente dannosi. 

“Abbiamo configurato di default i messaggi degli adolescenti in modo che non possano essere contattati da persone con cui non sono già in contatto – continua Meta -, mostriamo avvisi di sicurezza agli adolescenti che sono in contatto con account sospetti e offriamo la possibilità di segnalare i DM che minacciano di condividere immagini private. Inoltre, abbiamo supportato il National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) nello sviluppo di ‘Take It Down’, una piattaforma che consente ai giovani di avere il controllo delle loro immagini intime e di evitare che vengano condivise online”.

Nuova funzionalità contro i contenuti di nudo nei DM

Sebbene la maggior parte delle persone utilizzino i DM per condividere ciò che amano con amici, familiari o creator, i criminali potrebbero utilizzare i messaggi privati per inviare o richiedere immagini intime.
“Per combattere questa minaccia – spiega Meta – inizieremo a testare una nuova funzionalità di protezione dai contenuti di nudo nei DM di Instagram, che applica una sfocatura sulle immagini in cui vengono rilevate nudità”.

Questa soluzione è progettata non solo per proteggere le persone dal vedere contenuti di nudo indesiderati, ma anche dai truffatori che potrebbero inviare immagini contenenti nudità. Sarà attivata di default per gli adolescenti di età inferiore a 18 anni in tutto il mondo, mentre agli adulti verrà mostrata una notifica che li incoraggerà ad attivarla.

Consigli e avvertimenti

Sia che si stiano inviando o ricevendo queste immagini, le persone saranno indirizzate a consigli di sicurezza, sviluppati sotto la guida di esperti, sui potenziali rischi.

Questi consigli includono avvertimenti riguardanti la possibilità che le immagini vengano screenshottate o inoltrate senza consenso, che il rapporto con il destinatario delle immagini potrebbe cambiare in futuro, e l’importanza di esaminare attentamente i profili nel caso in cui ci siano dubbi sulla vera identità dell’utente. Questi consigli, riporta Askanews, rimandano anche a una serie di risorse, tra cui il Safety Center di Meta, linee di supporto telefoniche, StopNCII.org per coloro che hanno più di 18 anni e Take It Down, per chi ha meno di 18 anni.

Nel 30% delle aziende europee scarseggiano professionisti InfoSec

Secondo una ricerca condotta da ISC2 sulla forza lavoro nel campo della cybersecurity nel 2022 il gap di di professionisti nel campo InfoSec è pari a quasi 4 milioni. La conferma arriva dai risultati della ricerca globale realizzata da Kaspersky dal titolo ‘The portrait of modern Information Security professional’: in Europa il 31% delle aziende intervistate considera i propri team di cybersecurity sotto organico.

A fronte di un aumento della frequenza e della complessità degli attacchi informatici, e di una maggior richiesta di professionisti InfoSec da parte delle aziende, il numero di figure specializzate che soddisfano i requisiti aziendali in termini di competenze e livello di expertise è in decisa diminuzione.

I ruoli più difficili da assegnare: ISR, Malware Analysis

A livello mondiale, la Russia ha registrato la maggiore carenza di personale, seguita da America Latina, APAC e META.
I ruoli di Information Security Research e Malware Analysis sono quelli che registrano in Europa una maggiore carenza di personale, e secondo il 47% delle aziende, sono anche i più difficili da assegnare.

L’Europa è il Paese con la maggiore richiesta per questi ruoli, seguita da Russia e America Latina.
In Europa le posizioni di Threat Intelligence e Security Research (43%), Security Assessment (40%) e Security Operations Center (37%) sono leggermente meno carenti, mentre il minor numero di posti disponibili, nonostante sia un ruolo ancora molto richiesto, è quello di Network Security (36%).

Cybersecurity: nel settore governativo quasi la metà delle posizioni non è coperta

A livello mondiale, invece, la carenza di esperti SOC è particolarmente evidente in APAC, mentre quella di analisti di Security Assessment e Network Security riguarda soprattutto l’area META.
Se si considerano i fabbisogni di cybersecurity nei vari settori a livello mondiale, il settore governativo ha segnalato la più alta richiesta di professionisti della cybersecurity e ha ammesso che quasi la metà (46%) dei ruoli InfoSec richiesti non sono stati coperti.

Anche i settori telco&media (39%) sono carenti di personale, seguiti da retail & wholesale e sanità con il 37% di ruoli vacanti.
I settori che hanno registrato il minor numero di posti liberi in ambito InfoSec sono, al contrario, l’IT (31%) e i servizi finanziari (27%), ma è allarmante che le cifre si aggirino comunque intorno a un terzo.

“In alcune aree il mercato IT cresce troppo rapidamente”

“Per ridurre la carenza di professionisti qualificati nel campo dell’InfoSec, le aziende offrono stipendi elevati, migliori condizioni di lavoro e programmi di bonus – commenta Vladimir Dashchenko, Security Evangelist, ICS CERT, Kaspersky -. Il tasso di crescita del mercato IT nazionale in alcune regioni in via di sviluppo sta cambiando così rapidamente che il settore del lavoro non è in grado di preparare e formare specialisti idonei, dotati delle conoscenze e delle competenze necessarie, in tempi così stretti. Al contrario, le aree con economie sviluppate e aziende mature non registrano una carenza così marcata, poiché i loro tassi sono inferiori alla media del mercato”.

Digital Report 2024: il mondo è sempre più social

Il 2024, già dalle sue prime settimane, porta con sé prospettive interessanti nel mondo digitale. Il Global Digital Report, frutto della collaborazione tra We Are Social e Meltwater, presenta un’analisi di quello che sta accadendo a livello globale. Ecco perché l’analisi è un utile contenitore di novità, trend e dati, costituendo la più ampia raccolta di informazioni mai realizzata. 

Utilizzo dei social, è record

Tra gli highlights più rilevanti della ricerca, spicca sicuramente il dato relativo all’utilizzo dei social media. Negli ultimi mesi c’è stata una significativa evoluzione nell’interazione digitale. A conferma di ciò, anche il tempo trascorso online si dilata: si tratta di un cambiamento nei comportamenti digitali globali. Ma emergono cifre che testimoniano un mutamento nella preferenza delle piattaforme di social media a livello mondiale, riflettendo le mutevoli dinamiche della comunicazione digitale. A questo proposito, mentre sale l’audience on line, cala quella televisiva, suggerendo un cambiamento nelle abitudini di fruizione dei contenuti mediatici. E la pubblicità? Anch’essa tende a migrare sul web.

Questi sono solo alcuni dei punti salienti del report, che costituisce una fonte preziosa di informazioni aggiornate su ciò che le persone stanno facendo su internet, sui social, sui loro dispositivi e sulle piattaforme di shopping online.

Social media in costante crescita

Il report rivela che il numero di profili attivi sui social media ha superato la soglia dei 5 miliardi, corrispondente a oltre il 62% della popolazione mondiale. Questo incremento, pari a 266 milioni nell’ultimo anno, evidenzia una crescita annua del 5,6%, con una media di 8,4 nuovi utenti di social media al secondo.

Allo stesso tempo, il numero di utenti unici da mobile ha raggiunto i 5,61 miliardi, un valore che corrisponde al 69,4% della popolazione totale mondiale. I dati del report indicano un aumento globale di 138 milioni (+2,5%) dall’inizio del 2023.

Aumenta il tempo trascorso online

Contrariamente alle previsioni diffuse l’anno scorso, il report segnala un aumento del tempo trascorso online. L’utente medio di Internet è connesso in media 6 ore e 40 minuti al giorno, registrando un incremento di 4 minuti al giorno (+1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche sui social network, l’utente tipico trascorre 2 ore e 23 minuti al giorno, con una leggera diminuzione di 8 minuti rispetto all’anno passato.

Per concludere

In sintesi, il Digital Report 2024 delinea un panorama digitale dinamico, caratterizzato da cambiamenti significativi nell’uso dei social media, nel tempo trascorso online e nelle preferenze delle piattaforme. Le aspettative sono alte!

Shopping online: i consigli per non farsi truffare a Natale

Proteggersi dalle potenziali minacce online è sempre essenziale, ma soprattutto durante le festività. Lo shopping online è una delle modalità più innovative, comode e convenienti per fare i regali di Natale, tuttavia, l’e-commerce può risultare anche una scelta rischiosa. È possibile farsi ingannare da false offerte e non ottenere il regalo acquistato in tempo per Natale, oppure, si può facilmente cadere vittime di truffe e attacchi cyber, che mirano a rubare dati personali e denaro.
L’anno passato l’FBI ha riferito che 10,3 miliardi di dollari sono stati persi a causa della criminalità online.

Di fatto, con il progredire della tecnologia, aumentano anche i rischi di truffe. Per questo Acronis ha pensato di condividere alcuni consigli per poter acquistare online in sicurezza. Ma la prima regola per garantire una protezione completa su tutti i dispositivi collegati è quella di dotarli di un antivirus completo e affidabile. 

Controllare l’URL e affidarsi solo a siti affidabili

Il secondo consiglio di Acronis è controllare due volte l’URL del venditore e visitare solo siti web sicuri e affidabili.
I siti web sicuri mostrano un lucchetto prima dell’URL nel browser, a dimostrazione dell’installazione della crittografia SSL (Secure Sockets Layer). In questo caso, l’indirizzo del sito web inizia con HTTPS.

È importante anche utilizzare password non banali, l’autenticazione a due fattori, e tutelare i propri dati personali utilizzando la protezione dell’identità.
I ladri informatici sono pronti a rubare tutto ciò che possono, quindi, tenere al sicuro tutti i dati, non solo quelli della carta di credito.

Occhio alle e-mail sospette

Dubitare poi delle e-mail che affermano di provenire da rivenditori famosi, come Amazon, Walmart o Mediaworld. Verificare sempre la loro autenticità prima di cliccare su qualsiasi link, poiché potrebbe trattarsi di phishing.
Fare anche attenzione alle e-mail inaspettate di vecchi amici che contengono link e allegati, perché potrebbero portare a qualcosa di ‘diverso’: non aprirle mai!

E assicurarsi di avere una protezione attiva e aggiornata sui dispositivi: spesso infatti l’antivirus è installato, ma non è aggiornato.
Utilizzare, poi, sempre e solo servizi di pagamento online sicuri, come PayPal, Stripe, carte di credito prepagate o che offrono una protezione aggiuntiva.

Spedizioni: attenzione alle condizioni

Per evitare l’accesso non autorizzato alle informazioni sensibili non utilizzare reti Wi-Fi pubbliche. Assicurarsi, quindi, di avere una connessione Wi-Fi privata e protetta.

Ricordarsi di verificare le condizioni di spedizione della specifica azienda o del venditore: alcuni commercianti addebitano spese di spedizione esorbitanti, trasformando un potenziale affare in un errore costoso. Verificare anche se il venditore fornisca tracciabilità della spedizione e assicurazione. E informarsi sui loro vettori.
Se l’articolo non viene spedito entro due settimane è il caso di insospettirsi.