Matrimoni tra sostenibilità e AI: come dicono “sì” Millennials e GenZ 

L’Italia sta vivendo un boom di matrimoni, di cui il 73% nella generazione dei Millennials. Ma si cominciano a registrare anche le nozze dei nativi digitali: i “sì” dei GenZ raggiungono infatti il 25%.

Sia Millennials sia ‘Zoomers’ attribuiscono un ruolo importante alla tecnologia e sono sensibili al tema della sostenibilità ambientale. E uno dei cambiamenti più significativi nel settore matrimoni è senza dubbio l’adozione dell’Intelligenza artificiale, con il 20% delle coppie che utilizza strumenti di AI (fonte: Wedding Trends to Watch Report 2025) per scrivere il testo del wedding site, inviare partecipazioni e biglietti di ringraziamento, ma anche per consultare tips di galateo e ispirazioni per l’addio al celibato/nubilato. Lo ha scoperto il Rapporto sul Settore Nuziale 2024 pubblicato da Matrimonio.com.

In Italia ci si sposa più tardi che all’estero

Sono i Millennals ad avere ‘sdoganato’ la tendenza a sposarsi e avere figli in età più matura, e il 68% dei neo sposi lo fa perché desidera compiere un passo avanti nella relazione.

L’età media delle coppie che pronunciano il fatidico ‘sì, lo voglio’ è in costante aumento, e attualmente in Italia, la nazione in cui ci si sposa più tardi, si aggira intorno a 36 anni.
In Brasile l’età media è di 31 anni, negli Stati Uniti 32 e in Paesi più vicini a noi, come Francia e Spagna, l’età media è 35.

Ma perché sposarsi? Per i figli 

Se in passato si aspettava di pronunciare il ‘sì’ per andare a vivere insieme, nel 2024 l’83% delle coppie in procinto di sposarsi conviveva già prima del matrimonio

Uno dei motivi principali per sposarsi? Secondo per il 10% delle coppie la decisione ha a che fare con i figli: l’8% formalizza la relazione per i figli avuti in precedenza e il 2% per averne in futuro.
Un dato perfettamente comprensibile se si considera che le coppie con figli avuti da altri partner sono in costante aumento, e circa 1 sposo/sposa su 4 al momento delle nozze ha già figli, o con il partner attuale o con uno/a precedente.

Il ritorno alla tradizione dei giovanissimi

Anche se generalmente si pensa che per le coppie più giovani il matrimonio sia un concetto superato, i dati che smentiscono questa credenza.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare la Generazione Z è ottimista riguardo alla possibilità di convolare a nozze. L’86% degli Zoomers conta di sposarsi in futuro, e tra questi, il 58% ha intenzione di sposarsi legalmente, mentre il 28% considera la possibilità di farlo.

Per i giovani della GeneZ, il matrimonio è uno dei momenti più importanti della vita, secondo solo all’acquisto di una casa. E quasi il 75% ha intrapreso almeno un’azione legata al matrimonio prima di fidanzarsi. Come dare un’occhiata a idee o ispirazioni nuziali sui social (31%), ha parlato con il proprio partner di matrimonio (29%) o ha cercato fornitori di articoli per le nozze (12%).

La formazione nelle PMI italiane tra necessità e difficoltà organizzative

In molte piccole e medie imprese italiane (PMI), la formazione è vista come uno strumento strategico, ma spesso rimane confinata a esigenze operative o obbligatorie. Solo il 51% delle PMI la integra nella propria strategia, mentre il 31% la considera importante senza però dedicarle un ruolo centrale. Inoltre, il 18% la limita ad adempimenti obbligatori o la considera poco rilevante. La valutazione regolare delle competenze, necessaria per pianificare interventi formativi mirati, è praticata solo dal 15% delle PMI.

Questa discrepanza tra la percezione dell’importanza della formazione e l’effettiva applicazione si riflette nel fatto che il 37% delle imprese non programma le attività formative e il 19% le organizza ogni due o tre anni. Il 30% delle PMI si affida esclusivamente alla formazione informale o obbligatoria, evidenziando la difficoltà di integrare corsi strutturati durante l’orario di lavoro (40%) o la mancanza di risorse interne dedicate (32%).

Le attività formative formali coinvolgono meno i ruoli manageriali

Tra le PMI che organizzano corsi formali, il 64% riconosce che questi migliorano la competitività aziendale, aiutando anche a trattenere i talenti (42%). Le attività principali si concentrano su competenze tecniche e trasversali (73%), digitalizzazione (61%) e transizione green (39%).

Eppure le figure apicali, come dirigenti e quadri, risultano scarsamente coinvolte (53%), nonostante la loro importanza nel trasferire la visione strategica all’operatività aziendale. Anche i neoassunti, in molti casi, non beneficiano di percorsi strutturati (64%), limitandosi ad affiancamenti informali.

La difficoltà di fare formazione finanziata
La formazione finanziata rappresenta una risorsa importante per le PMI, ma il suo utilizzo incontra diverse difficoltà. Tra le imprese che ne fanno uso (78%), le principali fonti sono crediti d’imposta (39%), fondi paritetici interprofessionali (33%) e bandi camerali (22%). Tuttavia, problemi legati alla complessità burocratica (27%) e all’insufficienza dei fondi (23%) ne limitano l’efficacia.

I beneficiari principali della formazione finanziata sono impiegati (90%) e operai (57%), mentre dirigenti (24%) e quadri (48%) ne sono spesso esclusi. Solo il 17% delle PMI monitora regolarmente le competenze per verificare l’impatto degli interventi formativi.

“La formazione finanziata può diventare un motore per la competitività delle PMI, ma è necessario semplificare i processi di accesso e progettazione, coinvolgendo maggiormente figure apicali e neoassunti,” afferma Claudio Rorato, direttore dell’osservatorio innovazione digitale nelle PMI.

Black Friday: un appuntamento imperdibile per gli italiani

Il Black Friday, di anno in anno, si conferma un evento di grande richiamo per i consumatori italiani. Secondo un’indagine condotta da Ipsos per Confesercenti, l’86% degli italiani non perde l’occasione di valutare le offerte, e il 44% ha già deciso cosa acquistare, con una spesa media prevista di circa 235 euro a persona.

Complessivamente, il giro d’affari stimato è di almeno 3,8 miliardi di euro, in crescita dell’8,6% rispetto al 2023.

Le date dello shopping

Tradizionalmente nato negli Stati Uniti come il giorno successivo al Thanksgiving Day (l’ultimo fine settimana di novembre), il Black Friday segna l’inizio della stagione degli acquisti natalizi, con sconti eccezionali che duravano originariamente una sola giornata. Oggi invece le offerte sono spesso anticipate e prolungate

Negli ultimi anni, però, l’evento si è evoluto: il Black Friday non si limita più a un solo giorno, ma si estende su un’intera settimana, iniziata quest’anno il 21 novembre e destinata a concludersi il 2 dicembre con il Cyber Monday. Anche in Italia, questa iniziativa ha riscosso enorme successo, diventando un momento irrinunciabile per lo shopping.

Chi compra e quanto spende?

L’indagine evidenzia una partecipazione trasversale degli italiani al Black Friday. Gli uomini si mostrano leggermente più decisi delle donne (45% contro 43%) nell’acquistare, mentre le regioni del Sud spiccano per entusiasmo: il 50% degli abitanti del Mezzogiorno ha già pianificato di approfittare delle offerte.

Il budget di spesa varia significativamente: le persone sopra i 34 anni prevedono di spendere circa 246 euro, seguite dagli uomini con una media di 247 euro, mentre le donne si fermano a 224 euro. Dal punto di vista geografico, il Nord Italia registra la spesa più alta, con una media di 252 euro, mentre al Sud e nelle Isole il budget si attesta sui 229 euro. Al Centro Italia, invece, la previsione è di circa 210 euro per persona.

Cosa si acquista e dove?

Nonostante il Black Friday sia nato come un evento legato principalmente alla tecnologia, in Italia il settore moda domina le preferenze: il 51% degli acquirenti si orienta su abbigliamento e accessori. Seguono i prodotti elettronici (47%), bellezza (31%), elettrodomestici (29%) e libri (22%). Anche i giocattoli e l’arredamento trovano spazio, interessando il 15% degli intervistati.

Il web è il canale preferito per il 70% dei partecipanti, con Amazon e altre piattaforme online in testa. Tuttavia, il 21% degli acquirenti sceglierà i negozi fisici, coinvolgendo oltre 200mila piccole e medie imprese, alcune delle quali offriranno promozioni solo il venerdì, altre per l’intera settimana.

Natale e Black Friday: un binomio vincente

Per molti italiani, il Black Friday rappresenta un’occasione per anticipare gli acquisti natalizi: oltre il 70% degli acquirenti ne approfitterà per i regali, e un italiano su quattro intende acquistare più della metà dei doni previsti durante questo periodo. Complessivamente, oltre un terzo dei regali di Natale sarà comprato in occasione del Black Friday.

Una dieta ricca di olio Evo fa bene alla salute: ma gli italiani non lo sanno

Uno studio presentato all’Università di Milano, promosso dalla Fondazione ETS – Istituto Nutrizionale Carapelli, ha rivelato i meccanismi genetici che confermano gli effetti benefici dell’olio extravergine d’oliva (Evo). Tuttavia, emerge che gli italiani, soprattutto i giovani, non ne conoscono i vantaggi e ne consumano quantità insufficienti.

La ricerca, intitolata “Effetti benefici dell’olio extra vergine di oliva: meccanismi molecolari coinvolti”, dimostra che le diete arricchite con olio Evo ad alto contenuto di polifenoli sono associate a un miglioramento del metabolismo, del peso corporeo e della glicemia, contribuendo alla prevenzione di malattie come il diabete e l’obesità.

Scarsa consapevolezza tra i consumatori
Nonostante le numerose prove scientifiche, il 46% degli italiani dichiara di non conoscere i benefici dell’olio Evo e il 35% ne utilizza meno di due cucchiai al giorno, contro i 3-4 consigliati dagli esperti.

Queste lacune sono particolarmente evidenti tra i giovani, con il 24% della popolazione che non sa cosa siano i polifenoli, percentuale che sale al 50% tra gli under 25. Questo dato evidenzia la necessità di un’educazione alimentare più capillare e di informazioni più chiare per il pubblico.

Educazione e informazione: le chiavi del cambiamento
Durante l’evento, è stato sottolineato che l’etichettatura, l’educazione alimentare nelle scuole e il ruolo dei medici di base possono fare la differenza. La Prof.ssa Maria Lisa Clodoveo ha evidenziato la complessità dell’approvazione dei claim salutistici, mentre il Dr. Roberto Copparoni, del Ministero della Salute, ha rimarcato l’importanza di coinvolgere le istituzioni, le scuole e la grande distribuzione per diffondere una maggiore consapevolezza.

Un approccio scientifico per il futuro
Il Comitato Scientifico della Fondazione ha elaborato un compendio di studi sui benefici dell’olio Evo, destinato a medici, scuole e divulgatori.

“L’alimentazione è cultura e prevenzione,” ha affermato il Prof. Michele Carruba, presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto, sottolineando che un uso corretto dell’olio Evo può prevenire malattie croniche come obesità, malattie cardiovascolari e diabete.

Un evento di grande rilevanza
L’appuntamento ha riunito istituzioni e scienziati, come l’On. Letizia Moratti, che ha sottolineato il ruolo dell’olio Evo come pilastro della dieta mediterranea e della salute. L’evento ha evidenziato l’importanza di unire scienza e divulgazione per costruire una cultura alimentare consapevole, in cui la prevenzione si traduca in benessere e qualità della vita per tutti.

Trasporto aereo: quali sono le nuove esigenze dei viaggiatori?

Innanzitutto, comodità e rapidità. Sono questi i principali desiderata espressi dai viaggiatori di tutto il mondo per quanto riguarda i viaggi in aereo. Lo ha reso noto la IATA, Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, che ha presentato i risultati del sondaggio globale sui passeggeri per il 2024.

Tra le altre evidenze, si scopre che i passeggeri manifestano una crescente apertura all’uso dell’identificazione biometrica e alla possibilità di completare alcune procedure prima dell’arrivo in aeroporto.

Pianificazione e prenotazione: verso la digitalizzazione

Secondo Nick Careen, vicepresidente della IATA, i viaggiatori chiedono sempre più flessibilità e trasparenza nella pianificazione del viaggio, con una preferenza per le procedure digitali. Il 71% dei passeggeri prenota infatti i propri viaggi online o tramite app mobile, con il 53% che predilige i siti delle compagnie aeree. Cresce anche l’uso dei portafogli digitali per i pagamenti, preferiti dal 20% degli intervistati.

Inoltre, la vicinanza all’aeroporto è ancora il fattore determinante nella scelta dello scalo di partenza (68%), seguita dalla possibilità di ridurre i tempi di viaggio complessivi (33%) e dal prezzo del biglietto (25%).

Esperienza in aeroporto: più sicurezza, meno attese

I viaggiatori desiderano una maggiore rapidità nelle operazioni in aeroporto. Il 70% degli intervistati ha dichiarato di voler raggiungere il gate d’imbarco entro 30 minuti se viaggia con solo bagaglio a mano, e il 74% si aspetta di non impiegare più di 45 minuti con un bagaglio registrato. La volontà di velocizzare le procedure è tale che l’85% degli intervistati si dice disposto a condividere con le autorità i propri dati di immigrazione in anticipo, mentre il 45% vorrebbe poter completare le pratiche di immigrazione prima di arrivare in aeroporto.

L’identificazione biometrica sta guadagnando consensi: il 46% dei passeggeri ha già utilizzato la biometria ai controlli di immigrazione e l’84% di questi si dichiara soddisfatto. Tuttavia, il 50% manifesta preoccupazione per la protezione dei propri dati, un tema chiave per rendere queste tecnologie più accettabili.

I giovani favorevoli alle soluzioni tecnologiche

La fascia di età sotto i 25 anni si distingue per l’interesse verso soluzioni digitali: il 51% sceglierebbe portafogli digitali per i pagamenti e il 90% si dichiara favorevole all’uso di smartphone per la gestione delle operazioni di viaggio. Anche in tema di identificazione biometrica, il 48% dei giovani preferirebbe questa tecnologia ai tradizionali documenti.

Qual è il futuro del viaggio aereo?  

La IATA, attraverso iniziative come il Modern Airline Retailing, si sta impegnando per migliorare l’esperienza del cliente, garantendo semplicità e sicurezza. L’adozione della biometria e dell’identità digitale non solo faciliterà il viaggio, ma risponderà anche alla crescente domanda di processi rapidi, offrendo benefici tangibili sia ai passeggeri sia alle infrastrutture aeroportuali, sempre più orientate a una gestione efficiente e al passo con l’innovazione.

Italia, 2024: PIL e consumi in crescita più al Sud che al Nord

Nel 2024, i consumi complessivi in Italia superano di circa 17 miliardi di euro i livelli pre-pandemia, ma registrano una crescita limitata rispetto all’anno precedente, attestandosi a un incremento dello 0,5% rispetto all’1% del 2023. Solo in Liguria e Umbria si osserva un leggero miglioramento (+0,7% e +0,4%), mentre nel Molise i consumi rimangono stabili.

Per il PIL nazionale, le stime indicano una crescita dello 0,8% per il 2024, in lieve ribasso rispetto alle previsioni precedenti. Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno presenta una crescita del PIL doppia rispetto al Nord (+1,2% contro +0,5%), anche se i consumi nel Sud rimangono meno dinamici (+0,4%).

Disparità tra Nord e Sud: PIL pro capite e demografia

Il divario economico tra Nord e Sud rimane significativo. Il PIL pro capite nel Sud è di circa 21.700 euro, contro i 39.800 euro del Nord, creando uno scarto di oltre 18.000 euro. Tale disuguaglianza è aggravata dalla diminuzione della popolazione nel Mezzogiorno, che ha visto una perdita di circa 161.000 unità tra il 2022 e il 2024, mentre il Nord ha guadagnato 125.000 abitanti.

Questo andamento demografico contribuisce a frenare le potenzialità di sviluppo delle regioni meridionali, rendendo ancora più complessa la riduzione del divario economico.

Fragilità del circuito economico: reddito, fiducia e consumi

Dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio emerge che il ciclo economico, basato sulla fiducia dei consumatori e sui redditi disponibili, è in difficoltà. Nonostante l’aumento dell’occupazione, i recenti rinnovi contrattuali e la riduzione dell’inflazione abbiano portato a una maggiore disponibilità economica, ciò non si è tradotto in un incremento consistente dei consumi.

In particolare, il turismo straniero ha fornito un contributo positivo alla domanda in alcune aree, ma l’incremento complessivo della spesa reale per il 2024 resta limitato a mezzo punto percentuale, segnale di una ripresa ancora debole.

La “convergenza” tra Nord e Sud: un percorso lento

Le analisi mostrano che, per ridurre il divario economico tra Nord e Sud, la crescita del PIL pro capite nel Mezzogiorno dovrebbe superare quella del Nord. Tuttavia, il miglioramento nel biennio 2023-2024 è marginale, con una riduzione del divario inferiore ai 350 euro pro capite. Di conseguenza, pur osservando una convergenza parziale, il differenziale resta considerevole e supera i 18.000 euro, evidenziando la necessità di interventi strutturali a favore del Sud.

In conclusione, la situazione economica in Italia nel 2024 risulta complessa e disomogenea, con una crescita del PIL limitata e consumi ancora fragili, specialmente al Sud, dove le problematiche demografiche e strutturali frenano lo sviluppo.

AI: solo l’11% dei CIO la implementa totalmente in azienda

I business stakeholder hanno aspettative molto alte e chiedono tempi più rapidi di implementazione dell’Intelligenza artificiale, ma i rischi sono alti.

L’uso dell’AI sta aumentando rapidamente nelle aziende poiché i decisori aziendali (CIO) ne colgono la grande opportunità. Il 77% dei CIO afferma di avere un ottimo consenso da parte dei dirigenti su valore ed efficacia dell’AI, ma solo l’11% l’ha implementata completamente. In media, tra il 18%-38% in meno rispetto alle controparti nelle altre linee di business.
Il punto critico è sui tempi: per il 68% dei CIO le aspettative sono irragionevoli sul ROI da questa tecnologia. Emerge da un’indagine di Salesforce sullo stato dell’AI nelle aziende.

Dati e sicurezza come precursori

La lentezza con cui vengono sancite strategie e strumenti di AI a livello aziendale può essere attribuita all’attenzione per il lavoro preparatorio che i CIO devono affrontare. Data la natura trasformativa dell’AI, il 67% dei CIO afferma di adottare un approccio più calcolato alla sua implementazione rispetto ad altre tecnologie.
Tra gli ostacoli che bisogna considerare durante l’implementazione dell’AI, i CIO evidenziano quelli legati alla sicurezza e i dati.

Mentre i problemi di sicurezza possono essere affrontati selezionando fornitori con una solida infrastruttura di sicurezza e garanzie di etica e credibilità, da per diversi intervistati in diversi settori garantire che i dati alla base dell’AI siano recenti, di alta qualità e accessibili, può essere una sfida scoraggiante.

Si fatica a identificare le priorità

Riconoscendo che devono mettere in ordine i loro dati prima di poter abbracciare pienamente l’AI, i CIO stanno attualmente allocando, in media, un budget quattro volte superiore per le attività sui dati. Tuttavia, sono incerti su quanto destinare all’AI in questa sua prima fase di vita. Solo il 47% è sicuro di aver allocato la giusta quantità di budget.

Al di là delle sfide legate al rafforzamento delle basi di dati, molti CIO hanno difficoltà a definire dove e come l’AI dovrebbe apparire nelle organizzazioni più ampie.
Ciò è particolarmente vero data la novità dei modelli e la mancanza di comprensione, o addirittura la paura, di questa novità tecnologia nei vari dipartimenti.

Disallineamento tra valore commerciale, entusiasmo e preparazione

Mentre i casi d’uso dell’AI sono più evidenti in alcune aree dell’azienda, quegli stessi reparti potrebbero non essere i più ricettivi o capaci di sfruttarne le potenzialità. Ad esempio, i CIO ritengono che il servizio clienti abbia il maggior numero di casi d’uso, ma anche che sia il meno entusiasta. D’altro canto, il marketing è desideroso di utilizzare l’AI, ma meno preparato a livello di competenze.

Alcuni CIO stanno scoprendo che questo disallineamento tra valore commerciale dell’AI, entusiasmo e preparazione richiede un approccio più ‘chirurgico’ all’implementazione in tutta l’azienda.
Per questo, alcuni CIO trovano più efficace lanciare progetti pilota che ne mettano in mostra le potenzialità, al fine di rendere possibile un’implementazione più ampia. Tanto che il 75% degli intervistati descrive le proprie organizzazioni come in fase sperimentale di adozione.

Consumi: nel carrello della spesa vincono l’italianità e le regioni

Sugli scaffali di supermercati e ipermercati i prodotti che riportano on-pack un claim relativo alla loro italianità restano i principali protagonisti del carrello della spesa. In pratica, i prodotti che hanno in etichetta un claim che richiama il ‘made in Italy’, come, ad esempio, ‘100% italiano’ o ‘prodotto in Italia’, o un’indicazione geografica europea o l’immagine della bandiera italiana, rappresentano il 27,7% delle oltre 139 mila referenze analizzate dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, e contribuiscono per il 28,3% al giro d’affari totale dei supermercati e degli ipermercati.

Italiani sì, ma anche regionali: sono infatti 10.420 i prodotti alimentari venduti tramite il canale della grande distribuzione organizzata sulle cui confezioni è indicata la regione di riferimento.

In calo i volumi ma non il giro d’affari

A quanto emerge dalla analisi del quindicesimo Osservatorio Immagino nel canale dei supermercati e ipermercati l’ampio paniere dei 26.516 prodotti che richiamano la loro italianità in etichetta nel 2023 ha perso però il 4,5% dei volumi rispetto all’anno precedente. Al contrario, il loro giro d’affari è cresciuto del +7,4%, superando gli 11,3 miliardi di euro.

E se l’indicatore di italianità più utilizzato è la bandiera tricolore, presente su 15.433 prodotti, quello con la maggiore crescita annua è il bollino Dop.

Il bollino Dop è l’unico che aumenta le vendite

Il bollino che riporta la Denominazione di origine controllata ha infatti messo a segno un +9,1% rispetto al 2022, arrivando a 716 milioni di euro di sell-out, ed è anche l’unico degli otto claim monitorati ad aver registrato un aumento delle vendite in volume (+1,6%).

Nel 2023 l’affollato paniere con l’indicazione della regione di provenienza ha registrato un +5,2% a valore (superando i 3 miliardi di euro) e un -3,7% a volume.
Tutti i panieri regionali hanno aumentato il loro giro d’affari, con crescite a doppia cifra per Molise (+17,3%), Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Basilicata. Di queste, Molise, Basilicata, Valle d’Aosta e Puglia hanno accresciuto anche le vendite a volume.

In testa il Trentino-Alto Adige con oltre 406 milioni di euro fatturati

Per quanto riguarda il fatturato totale, la classifica delle regioni in etichetta vede confermato il podio dell’anno precedente. Al primo posto ancora il Trentino-Alto Adige, con oltre 406 milioni di euro di giro d’affari, seconda posizione er la Sicilia e terza per il Piemonte.

L’analisi dettagliata dell’italianità e la classifica completa delle regioni in etichetta sono disponibili nella quindicesima edizione dell’Osservatorio Immagino, scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

Colloquio di lavoro: le “dritte” per trasformare l’ansia in opportunità

È normale essere ansiosi prima di un colloquio di lavoro, ma se prende il sopravvento rischia di compromettere la sicurezza necessaria per affrontare la situazione. Al contrario, se gestita bene può diventare una preziosa alleata.
InfoJobs ha preparato un vademecum di 5 consigli pratici per trasformarle l’ansia in una risorsa: informarsi bene sull’azienda, vestirsi adeguatamente, fare le domande giuste, enfatizzare le soft skills e prestare attenzione alla postura e al linguaggio del corpo.

Di fatto, per affrontare un colloquio con successo, è essenziale comprendere a fondo l’azienda per cui ci si sta candidando, ovvero, ‘andare oltre’ sito web e pagine social aziendali. Conoscerne storia, missione, valori e i principali progetti in corso permette di rispondere in modo più specifico alle domande. E dimostra al recruiter che il candidato è sinceramente interessato e motivato.

Quando l’abito fa il monaco

L’abbigliamento è cruciale per una prima impressione positiva. È importante adattare il proprio look alla cultura e al settore dell’azienda. In un contesto professionale, un abbigliamento formale è spesso più consigliato, mentre in ambienti più creativi potrebbe essere accettabile un look più casual, ma sempre curato. La scelta di un abbigliamento appropriato dimostra rispetto per l’azienda e comunica serietà e attenzione ai dettagli.
Preparare domande è invece fondamentale per dimostrare non solo interesse per il ruolo e l’azienda, ma anche per capire se quel lavoro è effettivamente adatto. Dopo tutto, la decisione non è solo dell’azienda.

È utile porre domande che indaghino la cultura aziendale, il team, il responsabile e le opportunità di crescita professionale. Chiedere informazioni su come l’azienda affronta le sfide del settore o quali sono le aspettative per il ruolo permette al candidato di capire se l’azienda è in linea con i propri valori e obiettivi professionali.

Mettere bene in evidenza le soft skills

Quando si parla delle proprie esperienze, è importante non limitarsi a elencare le competenze tecniche (hard skill).
Le soft skill, come spirito d’iniziativa, mentalità creativa, pensiero critico, leadership, gestione del tempo e intelligenza emotiva e sociale sono altrettanto importanti.

I candidati dovrebbero evidenziare come hanno sviluppato queste competenze attraverso progetti universitari, esperienze scolastiche, volontariato o eventi quotidiani. Portare al recruiter esempi concreti aiuta a illustrare come le soft skill siano state applicate nella pratica, rendendo il candidato più credibile e convincente.

Comunicare sicurezza e sincerità con il linguaggio del corpo

La postura, il linguaggio del corpo e il modo di interagire durante un colloquio comunicano molto più di quanto si possa immaginare.
Un ottimo biglietto da visita è sorridere mostrandosi ben disposti alla conoscenza del selezionatore, nonché lieti di essere stati scelti come possibili candidati ad entrare a far parte dell’azienda.

È poi fondamentale mantenere una postura composta, che trasmetta fiducia e interesse.
Il contatto visivo regolare dimostra coinvolgimento e sincerità, mentre un ascolto attivo, evidenziato da cenni di assenso e risposte puntuali, mostra rispetto e attenzione.

Gen Z e affettività: cosa vorrebbero sapere i giovanissimi?

Webboh Lab, il primo osservatorio permanente dedicato alla Generazione Z, nato dalla collaborazione tra Webboh e l’istituto di ricerca Sylla, ha condotto uno studio in collaborazione con Farmitalia. Attraverso un sondaggio online, che ha coinvolto 500 giovani italiani tra i 14 e i 17 anni, l’obiettivo era delineare le conoscenze, i dubbi e le percezioni dei ragazzi in tema di sessualità e contraccezione.

I risultati hanno mostrato come i giovani siano sensibili a queste tematiche e desiderino un’educazione sessuale priva di tabù e con maggior chiarezza.

Le fonti di informazione preferite

I dati raccolti rivelano che i giovanissimi si informano principalmente tramite amici (53,4%) e social media (46%). La scuola e il web seguono con percentuali rispettivamente del 43,2% e del 40,4%. La famiglia è solo al quinto posto con il 27,6%, mentre i professionisti come medici o consultori sono consultati solo dal 5,6% dei giovani.

L’importanza dell’educazione sessuale a scuola

L’educazione sessuale nelle scuole è considerata cruciale dagli intervistati. I ragazzi vorrebbero che si desse maggiore spazio a temi importanti, come le malattie sessualmente trasmissibili (8,47 su 10), le relazioni e il consenso (8,40 su 10), i metodi contraccettivi (7,81 su 10) e l’anatomia del corpo umano (7,78 su 10). C’è quindi una chiara richiesta di un maggiore impegno scolastico su questi argomenti.

Proposte per migliorare l’approccio all’affettività

La ricerca evidenzia anche alcune possibili iniziative per migliorare il modo in cui viene trattata la sessualità. Oltre a un maggiore coinvolgimento della scuola (8,36 su 10), gli intervistati hanno suggerito servizi di consulenza (7,87 su 10), dialoghi con adulti (7,59 su 10) e accesso a risorse online affidabili (7,49 su 10).

La conoscenza dei metodi contraccettivi

Il metodo contraccettivo più noto è il preservativo (98,2%), seguito dalla pillola anticoncezionale (88,4%). Meno conosciuti sono la spirale (49,3%) e il coito interrotto (17%). Per quanto riguarda la contraccezione d’emergenza, il 44,2% dei giovani ha familiarità con questo concetto, con l’86% che conosce la pillola del giorno dopo e il 41,8% quella dei 5 giorni dopo.

Un approccio integrato 

La ricerca suggerisce la necessità di un approccio più integrato all’educazione sessuale, che includa non solo la scuola, ma anche servizi di consulenza e il coinvolgimento delle famiglie.