Lavoro, azienda e benessere dei dipendenti: un rapporto in evoluzione

In un contesto economico e sociale in costante mutamento, come si pongono di fronte alle necessità del welfare le aziende e i lavoratori italiani? Risponde il rapporto Censis-Eudaimon, giunto alla sua VIII edizione: oggi la serenità e il benessere psico-fisico dei lavoratori rappresentano un obiettivo primario, raggiungibile solo tramite l’offerta di servizi sempre più personalizzati e personalizzabili.

Al centro di questa nuova prospettiva si colloca la ricerca di un benessere olistico, in cui coesistono salute fisica e mentale. La conquista e la tutela del benessere soggettivo sono infatti diventate sempre più prioritarie, influenzando radicalmente le aspettative nei confronti del lavoro e delle aziende.

Cosa evoca nei lavoratori la parola “benessere”?

In primo luogo, salute (63,2%), poi tranquillità (42,4%) ed equilibrio (34,4%).
È quindi evidente che le dimensioni psicologiche e mentali affiancano ormai il la salute fisica, divenendo aspetti complementari
Si registra anche un interesse per la consapevolezza di sé (11,3%) e per pratiche come la meditazione e la mindfulness.

Rispetto al passato, insomma, i componenti materiali del benessere, come ricchezza (8,6%) e agiatezza economica (7,5%), appaiono meno centrali.
I lavoratori valutano con rigore i diversi aspetti del lavoro, in relazione al contributo o meno al proprio benessere psico-fisico. Tanto che l’83,4% dei dipendenti considera una priorità il contributo del lavoro al benessere olistico. Una convinzione trasversale a diverse categorie professionali.

Il peggioramento del welfare come protezione dai rischi sociali

Poiché il desiderio di benessere è sfaccettato e trasversale e si traduce in richieste diversificate, le imprese non possono più considerare solo i lavoratori con esigenze specifiche
Un elemento cruciale che influenza negativamente il benessere soggettivo dei lavoratori è la crisi del sistema di welfare tradizionale. Rispetto a quattro anni fa, il 32,9% dei lavoratori dipendenti percepisce infatti un peggioramento della rete di protezione dai rischi sociali.

Le preoccupazioni per il futuro sono significative: solo il 4,3% ritiene che il sistema di welfare pubblico garantirà la copertura dei bisogni essenziali. Un’incertezza che rovescia sui lavoratori disagio, stress e preoccupazioni. Ma in presenza di problemi di salute o disagio il 41,8% dei dipendenti non sa a chi rivolgersi.

Verso un “Hub del benessere”

Attivare e trattenere lavoratori (e talenti) richiede alle aziende di elaborare soluzioni che associno benessere psico-fisico dell’individuo e senso di appartenenza all’azienda.
In questo scenario, diventa vitale per le risorse umane, HR manager e stakeholder, cogliere la profondità di questo cambiamento e rispondere in modo efficace alla necessità personalizzata di benessere dei lavoratori.

Solo le aziende che sapranno utilizzare la giusta piattaforma di welfare, e che evolveranno verso un modello di ‘Hub del benessere’ per supportare i propri dipendenti nella loro totalità, saranno in grado di costruire un rapporto di fiducia, coinvolgimento e motivazione duraturo.

Medicinali omeopatici: oltre 18 milioni di italiani li hanno utilizzati nel 2024

La conferma arriva dall’indagine ‘Scenario e consumatori di Medicinali Omeopatici 2025’, condotta da Eumetra per Omeoimprese: Il 98% degli italiani conosce i medicinali omeopatici, e il 66% li ha acquistati almeno una volta nella vita. Solo nell’ultimo anno, oltre 18 milioni di italiani (37%) hanno utilizzato medicinali omeopatici.
Un dato che indica un trend positivo e una fiducia crescente verso i prodotti omeopatici, considerati da molti un valido supporto alla salute.

Secondo l’indagine, l’omeopatia viene utilizzata principalmente per trattare sintomi influenzali, raffreddore e mal di gola, insonnia e stress, prevenzione e rafforzamento del sistema immunitario, dolori muscolari e articolari, disturbi gastro-intestinali.
Tra i fattori che spingono a scegliere l’omeopatia, la naturalità (54%), la sicurezza e l’assenza di effetti collaterali (42%) e la capacità di rafforzare il sistema immunitario (33%).

Medici di base e farmacisti guidano la scelta dei pazienti

Nel guidare le scelte dei pazienti, l’elemento centrale è rappresentato dai professionisti della salute. Il 44% degli utilizzatori di omeopatia ha ricevuto una prescrizione dal proprio medico di base o pediatra, mentre il 52% ha acquistato su consiglio del farmacista.
Il 31% del campione, però, ha espresso il desiderio di ricevere maggiori informazioni sui medicinali omeopatici, un dato che sale al 49% tra chi li ha utilizzati negli ultimi sei mesi.

Secondo gli intervistati, nel 54% dei casi il medico di base è il professionista della salute più indicato a fornire queste informazioni, il 40% riconosce questo ruolo al medico esperto in omeopatia, il 34% allo specialista e il 39% al farmacista.
Ma gli italiani si aspetterebbero di ricevere queste informazioni anche dalle strutture sanitarie pubbliche (27%) e dalle autorità sanitarie (26%).

L’identikit dell’utilizzatore omeopatico

L’esigenza di ricevere maggiori informazioni sui medicinali omeopatici da parte dei pazienti è legata anche alla mancanza di indicazioni terapeutiche nelle confezioni e sul foglietto illustrativo. Un’anomalia che tra tutti i Paesi europei riguarda solo l’Italia.

Ma chi sono i consumatori di medicinali omeopatici? La maggior parte appartiene alla fascia d’età 35-55 anni (72%), risiede prevalentemente nel Nord-Est e nel Centro Italia, con un picco in Toscana (75%) e ha figli (71%), a testimonianza di come l’omeopatia sia spesso una scelta che coinvolge il benessere dell’intero nucleo familiare.
Inoltre, è un target più femminile (60% vs 40% maschi), trasversale per età e area geografica, che mostra elevata soddisfazione nell’utilizzo, sia individuale sia per i membri della famiglia.

Canali di acquisto: il 92% preferisce la farmacia “fisica”

Nonostante la digitalizzazione abbia avuto un impatto significativo anche sul settore farmaceutico, per gli acquisti il 92% degli acquirenti continua a preferire il canale fisico delle farmacie e parafarmacie sul territorio. Gli acquirenti infatti esprimono necessità di un confronto diretto con il professionista della salute e del valore di un consiglio competente per questa tipologia di farmaci.

Tuttavia, l’online sta guadagnando terreno. Il 21% degli utilizzatori ha comprato almeno una volta su Internet, sebbene gli acquirenti esclusivi online siano ancora una minoranza (6%), che non va a sostituirsi con chi predilige un rapporto diretto con il farmacista.

Reddito e famiglie: tra il 2021 e il 2023 cresce in tutte le province, ma al Nord di più

Tra il 2021 e il 2023 cresce il reddito disponibile delle famiglie in ogni provincia italiana, anche se a un ritmo assai differente tra il Nord e il resto del Paese.
I venti di crescita soffiano forti dalle Alpi (+13,4% le province alpine), ma perdono forza scendendo lungo lo Stivale (+11,2% il resto delle province).

Sondrio (+17,0%), Belluno (+15,4%) e Imperia (+15,1%) registrano gli aumenti più consistenti rispetto alla media italiana (+11,3%), conquistando la vetta della classifica provinciale., mentre fanno più fatica soprattutto le famiglie del Centro Italia (+10,3%). Roma (+9,5%) si colloca appena al 94° posto.
Emerge dall’analisi di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle capacità di spesa della popolazione residente in Italia.

“La geografia dei redditi è più democratica rispetto a quella della produzione”

“La geografia dei redditi delle famiglie delinea un quadro che possiamo definire più ‘democratico’ rispetto a quello della produzione – sottolinea il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito -, perché le distanze territoriali appaiono meno accentuate. Mentre per il valore aggiunto pro-capite la distanza tra la prima provincia e l’ultima è di 3,6 volte, questa differenza si riduce a 2,4 volte per il reddito disponibile”.

Questo dipende anche dai trasferimenti pubblici, che nel Mezzogiorno incidono per il 40% contro il 35% della media italiana.
Ma se al Sud la dinamica delle retribuzioni da lavoro dipendente riflette la crescita economica rilevata negli anni più recenti, le retribuzioni per dipendente restano inferiori di circa il 15% rispetto la media nazionale.

Retribuzioni non allineate con il potere d’acquisto

A contribuire alla crescita del reddito disponibile è soprattutto la componente legata al reddito da lavoro dipendente, aumentata dell’11,8% tra il 2021 e il 2023 a fronte dell’11,3% del reddito complessivo disponibile.
In 55 province su 107 il reddito da lavoro dipendente è cresciuto più di quello disponibile, un dato attribuibile soprattutto alla crescita della platea degli occupati (+850mila unità nel triennio).

Tutto ciò, comunque, non riesce a recuperare la perdita del potere d’acquisto generato dall’inflazione, arrivata a +14,2%.
Aumenti più consistenti del reddito da lavoro dipendente si registrano al Mezzogiorno (12,5%), in particolare in Abruzzo (+14,2%) e Sicilia (+13,8%). Il Centro mostra, anche in questo caso, una minore velocità (10,8%).

Milano, Bolzano, Monza Brianza sul podio per reddito pro-capite

Tra il 2021 e il 2023 restano saldi sul podio per reddito disponibile pro-capite Milano, con 34.885 euro, Bolzano ( 31.160) e Monza e della Brianza (29.452). Sul fronte opposto, Foggia scivola all’ultima posizione, con 14.554 euro a testa, penultima Caserta (14.683) e terzultima Agrigento (14.802).

Consistenti variazioni positive di posizione si rilevano soprattutto a Belluno, che guadagna 10 posizioni collocandosi al 23°, Sondrio, che ne scala 9 (43°) e Venezia, che ne recupera 7 (27°).
Sul fronte opposto, Pordenone, che retrocede di 10 ‘gradini’, classificandosi al 25° posto, Udine )-9, 36°) e Trieste (-8, 18°).

Mercato immobiliare, le donne guidano la scelta della casa in Italia

Sono sempre più le donne a guidare la scelta di un acquisto immobiliare in Italia. Lo rivela Gate-away.com, il portale specializzato nella vendita di immobili italiani a clienti stranieri, che ha condotto un’indagine esclusiva sul tema.

Il report evidenzia come le acquirenti non solo partecipino al processo decisionale, ma spesso siano le principali artefici delle scelte immobiliari, con un’attenzione particolare a design, comfort e qualità della vita.

Chi decide l’acquisto? 

L’analisi condotta su oltre 70.000 utenti della newsletter di Gate-away.com rivela dati sorprendenti: nel 48,23% dei casi, è la donna a prendere la decisione finale sull’acquisto di una casa in Italia.
Quando si tratta di coppie, il 51,77% afferma di valutare la scelta insieme, ma è chiaro che la voce femminile ha un peso determinante nelle transazioni immobiliari.

Le esigenze al femminile

Oltre alla decisione d’acquisto, le donne influenzano fortemente la gestione degli spazi domestici. Il 38,30% delle intervistate riconosce che il proprio ruolo nella vita familiare incide sulla scelta della casa, contro appena il 16,30% degli uomini. Inoltre, il 13,47% delle donne dichiara di occuparsi prevalentemente della disposizione degli ambienti e dell’arredamento, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 7,40%.

Un altro aspetto fondamentale riguarda gli spazi esterni: il 74,47% delle donne considera indispensabile avere un giardino o una terrazza, una preferenza che si riduce al 65,93% tra gli uomini. Questo dato dimostra una maggiore attenzione delle acquirenti femminili al benessere abitativo e alla connessione con la natura.

Un segnale che gli operatori non possono ignorare

La crescente influenza delle donne nel settore immobiliare è un segnale che gli operatori non possono ignorare. Annalisa Angellotti, co-fondatrice di Gate-away.com e Chief Happiness Officer dell’azienda, sottolinea l’importanza di comprendere le esigenze di questa fascia di acquirenti.

“Molte donne straniere non cercano solo una casa, ma un luogo che rappresenti un investimento sicuro e un miglioramento della qualità della vita,” afferma Angellotti. “Per questo, è essenziale che il mercato immobiliare sappia rispondere a queste necessità con un’offerta sempre più personalizzata e inclusiva”.

Travel: il Mindscape in treno è il trend di viaggio 2025

Gli italiani stanno riscoprendo il piacere del viaggio lento e consapevole. Preoccupati del cambiamento climatico, per gli italiani viaggiare in treno è una decisione responsabile che aiuta a ridurre il proprio impatto ambientale. 
Emerge dal Travel Trend 2025 di Trainline condotto da SWG, che identifica anche una nuova tendenza per il 2025: il mindscape.

Si tratta del perfetto equilibrio tra ‘mindful’, la consapevolezza del momento, e ‘landscape’, il paesaggio che accompagna il viaggio.
In pratica, mindscape definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione. Il treno, con la sua comodità e il panorama in movimento, è il mezzo ideale per abbracciare questa filosofia.

Cosa apprezzano i mindscapers?

Di fatto, l’88% degli intervistati considera il benessere una parte importante della propria esperienza di viaggio. In particolare, gli aspetti del viaggio in treno più apprezzati dai viaggiatori mindscapers riguardano la libertà di dedicarsi ad altre attività durante il viaggio (58%), il relax e la pace offerti dall’opportunità di guardare fuori dal finestrino scoprendo angoli nascosti del paesaggio (35%), e il senso di spensieratezza e tranquillità che si prova quando i binari scorrono (16%).

Il 46% degli intervistati apprezza anche il fatto che il treno permette di raggiungere direttamente il cuore delle città, eliminando le preoccupazioni legate al traffico e al parcheggio.
Un vantaggio, quest’ultimo, fondamentale per il 40% degli intervistati.

Una scelta consapevole per il pianeta

La popolarità dei viaggi in treno è ulteriormente sostenuta dall’aumento della domanda di itinerari panoramici, treni storici e treni notturni (+17%). Opzioni di viaggio che uniscono il comfort alla contemplazione.
I viaggi notturni in treno permettono ai passeggeri di addormentarsi cullati dal dolce movimento del treno, e di svegliarsi in un nuovo paesaggio, ottimizzando il tempo, eliminando i costi per l’alloggio e offrendo un’esperienza coinvolgente e senza soluzione di continuità.

Tuttavia, il benessere non è l’unica forza trainante della tendenza a viaggiare mindscapeful. Anche l’ambiente gioca un ruolo fondamentale. 
Per il 42% degli intervistati il viaggio in treno è il modo perfetto per combinare sostenibilità e piacere del viaggio.

Anche la convenienza economica ha la sua parte

Nel 2024, un italiano su 2 ha optato almeno una volta per un viaggio in treno piuttosto che in aereo, mentre il 68% ha scelto il treno al posto dell’auto. Forse perché oggi il 46% dei viaggiatori, in aumento del 5% rispetto al 2023, tiene conto dell’impatto ambientale quando pianifica un viaggio.

Si tratta di un cambiamento particolarmente evidente tra la Generazione Z, più attenta quando si tratta di mobilità sostenibile.
Ma i mindscaper sono attenti anche alle scelte economiche. Per loro, pianificazione intelligente dei viaggi e ottimizzazione dei costi sono coerenti con la consapevolezza rispetto all’ambiente.
Secondo il rapporto, per il 36% degli intervistati, la convenienza è infatti uno dei vantaggi principali dei viaggi in treno.

Merenda in ufficio: un momento irrinunciabile per 9 italiani su 10 

Con il ritorno al lavoro in presenza, l’ufficio si è riconfermato come luogo privilegiato per godersi un break durante la giornata. Oggi, infatti, quasi 9 italiani su 10 consumano regolarmente la propria merenda davanti al computer, trasformando questo momento in una vera e propria abitudine quotidiana.

Particolarmente diffusa è la pausa di metà mattina, scelta da ben il 76% dei lavoratori, mentre il 68% la pratica con frequenza regolare.

Uno “stacco” per socializzare o ricaricarsi

Un’indagine commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche ha messo in luce la varietà di approcci nella gestione della pausa merenda in ufficio. Per alcuni, il momento è un’occasione per socializzare: quasi la metà dei lavoratori, precisamente il 43%, preferisce trascorrerla in compagnia dei colleghi, scambiando quattro chiacchiere e rafforzando il senso di appartenenza al gruppo.

D’altra parte, un numero altrettanto rilevante – il 44% – vive questo istante in solitudine, spesso per impegni che non consentono di dedicargli il tempo necessario. In entrambi i casi, però, la pausa merenda rappresenta un momento di svago e relax, in grado di alleggerire lo stress accumulato nel corso della giornata.

Un break che fa bene a corpo e mente

Dal punto di vista nutrizionale, lo spuntino in ufficio si rivela fondamentale. Per il 34% degli intervistati, consumare un piccolo pasto a metà mattinata o pomeriggio è essenziale per “ricaricare le batterie” e affrontare con energia le sfide che il lavoro comporta. La ricerca evidenzia come la scelta degli alimenti sia variegata e in linea con le raccomandazioni nutrizionali, che suggeriscono di alternare i diversi tipi di cibo per mantenere un’alimentazione equilibrata.

Tra i prodotti più apprezzati, la frutta si posiziona al primo posto, scelta dal 52% dei lavoratori. Segue l’uso di crackers e merendine, scelte rispettivamente dal 48% e dal 47,5% degli intervistati. Altri alimenti come biscotti, yogurt, panini salati, dolci fatti in casa, pizza e pane con la confettura, oltre a un ridotto consumo di gelato, completano il quadro delle preferenze.
L’acqua rimane la bevanda prediletta, seguita da caffè, cappuccino e orzo, mentre tè, infusi e succhi di frutta completano il ventaglio di opzioni.

Lo spuntino? La metà lo porta da casa

Interessante notare come la maggior parte degli italiani, circa il 57%, porti lo spuntino da casa, acquistandolo durante la spesa quotidiana al supermercato. Alcuni preferiscono invece soluzioni pronte da esercizi commerciali vicini all’ufficio o distributori automatici presenti in sede.

Un’attenzione particolare viene dedicata alle merendine, apprezzate soprattutto per la loro praticità, versatilità, porzionatura ottimale e gusto, che le rende ideali per una pausa veloce e nutriente durante la giornata lavorativa.

Podcast: l’83,5% degli italiani li ascolta

Grazie alla sua incredibile versatilità il podcast sta conquistando sempre più ascoltatori, trasformando, al contempo, il modo di consumare contenuti. 

Secondo la ricerca ‘Gli italiani, i podcast e il True Crime’, commissionata da glo, brand di BAT Italia, ad AstraRicerche, l’83,5% degli italiani ogni tanto ascolta un podcast, il 35% li ascolta 4 o più giorni a settimana e il 17,9% ogni giorno. Soprattutto, prima di dormire (34,9%), durante una passeggiata (34,6%), in auto o sui mezzi pubblici (33,1%), mentre cucinano o sbrigano le faccende domestiche (32,5%), durante la pausa pranzo (25,4%), la beauty routine (17%), lo studio o il lavoro (16,4%), o ancora, mentre fanno sport (14,5%).

Il vero protagonista è il True Crime

Il True Crime è il secondo genere più apprezzato (37,4%) dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). Tra gli altri argomenti, news e attualità (37,4%), intrattenimento e lifestyle (34,6%), cultura, iibri e cinema (34,4%), scienza (32,0%), viaggi (26,8%), e cucina (22,0%).

Ma tra i generi più popolari, il True Crime emerge come il vero protagonista. Un italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, e il 58% ammette di adorare particolarmente questo genere o di essere interessato ad ascoltarlo in futuro.

La passione per il True Crime è particolarmente forte tra le donne, che con il 45% superano gli uomini (30%) nell’ascolto di racconti da brivido. Inoltre, le donne tra 18 e 29 anni sono le vere detective, con il 61% che ascolta regolarmente podcast di questo tipo.

Comodo, versatile, vario e di qualità

La comodità del podcast è sicuramente al primo posto, con il 42,8% degli intervistati che apprezza la possibilità di ascoltarli ovunque e in qualsiasi momento.

Un altro aspetto riguarda la varietà dei contenuti, con il 36,5% che li sceglie per scoprire nuove storie e punti di vista diversi. Il 34,5%, poi, trova vantaggioso il fatto che non sia necessario guardare uno schermo per ascoltarli, mentre il 27,7% apprezza la vasta gamma di temi trattati, oltre a considerarli un modo semplice e pratico per restare aggiornati sugli eventi (27,0%).
Anche la qualità della narrazione gioca un ruolo fondamentale, con il 22,5% che è attratto dalla narrazione coinvolgente e il 16,2% che apprezza la voce narrante.

Come si scoprono i nuovi contenuti?

Le piattaforme di streaming sono la principale fonte di scoperta di nuovi podcast. Il 52,0% degli utenti si affida infatti a consigli automatizzati, classifiche e pubblicità proposte dalle piattaforme per trovare nuovi contenuti. Seguono i social media, utilizzati dal 45,6% degli ascoltatori, con una prevalenza tra donne nella fascia di età tra 18 e 29 anni.

Anche il passaparola gioca un ruolo importante: il 33,6% degli utenti trova nuovi podcast grazie ai consigli di amici, familiari o conoscenti.
Non meno importante è la ricerca online tramite motori di ricerca, utilizzata dal 29% degli ascoltatori. In particolare, da quelli nella fascia d’età 30-50 anni.

Personal computer: il 2025 sarà l’anno della “svolta”  

L’industria dei personal computer si prepara a una trasformazione radicale nel 2025, spinta dall’evoluzione tecnologica e dalle nuove esigenze di sicurezza. Al Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas, i principali produttori di PC hanno svelato incredibili novità e aggiornamenti, sostenuti dall’innovazione nei semiconduttori di aziende come Intel.

Tra i principali fattori di cambiamento figurano l’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) e la fine del supporto per Windows 10, prevista per ottobre. Secondo gli analisti di IDC, entro la fine del 2025 oltre il 40% dei PC disporrà di capacità di IA integrata, trasformando a livello globale l’esperienza d’uso e il panorama tecnologico.

L’IA per una produttività intelligente

L’intelligenza artificiale nei PC, un tempo confinata alla fantascienza, sta rapidamente diventando una realtà concreta. Questa tecnologia rivoluzionerà la produttività, migliorando l’efficienza operativa e introducendo funzionalità avanzate per gli utenti. Tuttavia, la sicurezza resta una priorità cruciale: l’attacco informatico a CrowdStrike nel 2024 ha evidenziato la vulnerabilità delle aziende di fronte a minacce sempre più sofisticate.

In risposta, Intel ha lanciato i nuovi processori Intel Core Ultra 200V, dotati della piattaforma Intel vPro. Questa tecnologia consente di gestire e riparare i sistemi da remoto, risolvendo problemi, installando aggiornamenti e ripristinando dispositivi compromessi senza interventi fisici.

Ritorno all’operatività in tempi brevi

La piattaforma Intel vPro migliora la produttività, ma offre anche un ritorno economico perché riduce costi di gestione e tempi di inattività. La ricerca ha dimostrato che, in caso di attacco informatico, le aziende dotate di vPro possono recuperare operatività in poche ore, come confermato dai casi della banca messicana Banorte e dello studio legale canadese Borden Ladner Gervais.

La nuova versione di vPro integra la sicurezza direttamente nell’hardware, proteggendo i dispositivi dalle minacce più sofisticate. Inoltre, l’Intel Partner Security Engine consente di implementare firmware di terze parti per una protezione ancora più robusta.

Conclusione

Il 2025 segna un punto di svolta per il settore dei PC, scrive Ansacom. Tra IA integrata, sicurezza avanzata e soluzioni di gestione innovative, i personal computer diventano sempre più centrali nella vita delle persone e delle aziende. Intel, con la sua piattaforma vPro e i processori Core Ultra, guida questa evoluzione, offrendo prestazioni e protezioni senza precedenti.

Meta dice addio a fact-checker e punta su Community Notes. Gli utenti migrano verso altre piattaforme?

L’annuncio arriva direttamente da Mark Zuckerberg: Meta si appresta ad attuare importanti cambiamenti nelle politiche di moderazione dei contenuti su Facebook e sulle altre piattaforme dell’azienda, WhatsApp, Threads e Instagram. Con un deciso cambio di rotta, la piattaforma intende abbandonare il sistema di fact-checking di terze parti per adottare un sistema di Community Notes simile a quello introdotto su X, ex Twitter ora di proprietà di Elon Musk.

Questa decisione ha scatenato un dibattito sulla libertà di espressione, e sta spingendo molti utenti a cercare alternative nel mondo dei social.
Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha recentemente annunciato una serie di importanti cambiamenti nelle sue politiche di moderazione dei contenuti.

Scelte che destano preoccupazione

Si tratta di una scelta che secondo Zuckerberg mira a ripristinare una maggiore libertà di espressione sulle piattaforme di Meta.
Tuttavia, la decisione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile diffusione di disinformazione, contenuti violenti e dannosi.

Anche perché, contestualmente, Meta ha annunciato la chiusura dei suoi programmi dedicati alla diversità, all’equità e all’inclusione, motivando la decisione con i recenti cambiamenti all’interno del panorama giuridico statunitense.
Ovviamente, le reazioni degli utenti non si sono fatte attendere. Le migrazioni verso piattaforme alternative, come Bluesky o Mastodon, in poche ore sono aumentate in modo esponenziale.

Quali conseguenze per la qualità dei contenuti?

Molti utenti sembrano infatti piuttosto preoccupati per la potenziale diminuzione della qualità dei contenuti e per la diffusione di disinformazione sulle piattaforme di Meta.

Le conseguenze di queste decisioni potrebbero essere molteplici, da un aumento della disinformazione a una maggiore polarizzazione dei dibattiti, con la conseguente migrazione verso altre piattaforme.
Di fatto, l’abbandono dei fact-checker potrebbe danneggiare la reputazione di Meta agli occhi degli utenti e dei regolatori.

“Meno post inappropriati, ma anche meno account innocenti rimossi per errore”

Optando per il modello di Community Notes, adottato da X, Meta intende fare un tentativo di coinvolgere gli utenti nella moderazione dei contenuti.
Tuttavia, l’efficacia di questo sistema è ancora da dimostrare, e suscita perplessità riguardo alla possibilità di garantire un ambiente online sicuro e affidabile, riferisce Adnkronos.

L’attuale sistema di fact-checking di Meta secondo Zuckerberg, riporta la Repubblica, aveva “raggiunto un punto in cui ci sono troppi errori e un’eccessiva censura”. Il ceo di Meta è consapevole del fatto che questo cambiamento porterà a più contenuti potenzialmente ‘discutibili’ sui social dell’azienda. Tuttavia, è disposto ad accettare un compromesso: “Intercetteremo meno contenuti inappropriati, ma ridurremo anche il numero di post e account di persone innocenti che rimuoviamo per errore”.

Anche il pet diventa Smart con il collare GPS, l’app e il gioco interattivo

Lo ha scoperto l’Osservatorio Quattrozampeinfiera, la rassegna pet friendly dedicata agli animali da compagnia: le soluzioni digitali per la cura degli animali rappresentano un settore in piena espansione, che a livello globale vale oltre 10 miliardi di euro. Il tasso di crescita annuo in Europa è del 5% (fonte: Global Market Insights). Ma nonostante questo aumento, l’utilizzo di dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali in Italia sembra ancora molto limitato.

Solo il 19% dei proprietari al momento utilizza dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali domestici. L’81% preferisce non avvalersi di questi strumenti.
Le ragioni sono diverse. Il 36% ritiene che i metodi tradizionali siano più efficaci, e il 35% non è sufficientemente informato sulle opzioni disponibili.

La più usata è la videocamera

Tra coloro che utilizzano dispositivi smart, la videocamera è la preferita (73%), seguita dal collare GPS (29%) e dai giochi interattivi (21%).
Guadagnano terreno anche altri dispositivi tecnologici, come i dispenser automatici di acqua (18%) e cibo (11%), mentre strumenti più avanzati, come le lettiere autopulenti e i monitor per la salute, sono ancora poco diffusi.

La situazione non è molto diversa per quanto riguarda l’uso delle app per la gestione della salute degli animali. Solo il 10% degli intervistati dichiara di utilizzare applicazioni specifiche.
Le funzionalità più apprezzate sono il tracciamento delle visite veterinarie e delle vaccinazioni (54%). Seguono i suggerimenti per la cura quotidiana (41%), la pianificazione dei pasti e delle diete (28%) e il monitoraggio delle attività fisiche (19%).

Cercasi androide di compagnia

Sebbene poco diffuse, cresce anche l’interesse per le consulenze veterinarie online (18%).
Quanto alle richieste specifiche dei proprietari a livello territoriale, quelli del Nord Italia chiedono corsi di addestramento, vasche idromassaggio, cuffie isolanti dai rumori e monitoraggio della salute con rilevatori di battito cardiaco e misurazione della glicemia.

Tra le idee più futuristiche, un androide che monitori l’animale in assenza del proprietario, un libretto sanitario digitale consultabile da tutti i veterinari, traduttori per i miagolii e sistemi per rilevare alterazioni psicofisiche.

Le app a “quattro zampe” più desiderate

Nel Centro, invece, le richieste si concentrano sul monitoraggio della salute, con dispositivi in grado di misurare parametri vitali e rilevare malattie. Tra le richieste più popolari, riporta Ansa, la consulenza veterinaria online per emergenze e la possibilità di GPS sottopelle. Ma anche un’app che faccia compagnia al proprio animale quando è solo.

Nel Sud Italia la domanda si concentra su app per educare l’animale, il monitoraggio dello stress e il controllo dei parametri di salute. Non mancano richieste di linee attive con veterinari in caso di necessità e app per la temperatura corporea. Ma anche un sistema che indichi i luoghi pet-friendly, ovvero, per la condivisione di aree o spazi sicuri e adatti per gli animali.