Lavoro, azienda e benessere dei dipendenti: un rapporto in evoluzione

In un contesto economico e sociale in costante mutamento, come si pongono di fronte alle necessità del welfare le aziende e i lavoratori italiani? Risponde il rapporto Censis-Eudaimon, giunto alla sua VIII edizione: oggi la serenità e il benessere psico-fisico dei lavoratori rappresentano un obiettivo primario, raggiungibile solo tramite l’offerta di servizi sempre più personalizzati e personalizzabili.

Al centro di questa nuova prospettiva si colloca la ricerca di un benessere olistico, in cui coesistono salute fisica e mentale. La conquista e la tutela del benessere soggettivo sono infatti diventate sempre più prioritarie, influenzando radicalmente le aspettative nei confronti del lavoro e delle aziende.

Cosa evoca nei lavoratori la parola “benessere”?

In primo luogo, salute (63,2%), poi tranquillità (42,4%) ed equilibrio (34,4%).
È quindi evidente che le dimensioni psicologiche e mentali affiancano ormai il la salute fisica, divenendo aspetti complementari
Si registra anche un interesse per la consapevolezza di sé (11,3%) e per pratiche come la meditazione e la mindfulness.

Rispetto al passato, insomma, i componenti materiali del benessere, come ricchezza (8,6%) e agiatezza economica (7,5%), appaiono meno centrali.
I lavoratori valutano con rigore i diversi aspetti del lavoro, in relazione al contributo o meno al proprio benessere psico-fisico. Tanto che l’83,4% dei dipendenti considera una priorità il contributo del lavoro al benessere olistico. Una convinzione trasversale a diverse categorie professionali.

Il peggioramento del welfare come protezione dai rischi sociali

Poiché il desiderio di benessere è sfaccettato e trasversale e si traduce in richieste diversificate, le imprese non possono più considerare solo i lavoratori con esigenze specifiche
Un elemento cruciale che influenza negativamente il benessere soggettivo dei lavoratori è la crisi del sistema di welfare tradizionale. Rispetto a quattro anni fa, il 32,9% dei lavoratori dipendenti percepisce infatti un peggioramento della rete di protezione dai rischi sociali.

Le preoccupazioni per il futuro sono significative: solo il 4,3% ritiene che il sistema di welfare pubblico garantirà la copertura dei bisogni essenziali. Un’incertezza che rovescia sui lavoratori disagio, stress e preoccupazioni. Ma in presenza di problemi di salute o disagio il 41,8% dei dipendenti non sa a chi rivolgersi.

Verso un “Hub del benessere”

Attivare e trattenere lavoratori (e talenti) richiede alle aziende di elaborare soluzioni che associno benessere psico-fisico dell’individuo e senso di appartenenza all’azienda.
In questo scenario, diventa vitale per le risorse umane, HR manager e stakeholder, cogliere la profondità di questo cambiamento e rispondere in modo efficace alla necessità personalizzata di benessere dei lavoratori.

Solo le aziende che sapranno utilizzare la giusta piattaforma di welfare, e che evolveranno verso un modello di ‘Hub del benessere’ per supportare i propri dipendenti nella loro totalità, saranno in grado di costruire un rapporto di fiducia, coinvolgimento e motivazione duraturo.

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