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Come proteggere casa: consigli utili

Quella di proteggere casa dai tentativi di intrusione da parte di malintenzionati è una necessità di tutti noi, per rassicurare i nostri familiari e anche i nostri beni più preziosi.

Tuttavia delle volte possiamo avere maggior paura che i ladri possono entrare in casa, soprattutto quando abitiamo ai piani più bassi o quando nel nostro quartiere sempre più spesso si verificano episodi di questo tipo.

Per tale motivo è davvero importante sentirsi al sicuro all’interno della propria abitazione ed evitare che chiunque possa turbare la quiete della famiglia.

Porte robuste e sistema di videosorveglianza

Sicuramente un buon primo passo è quello di adoperare delle porte e finestre che siano solide e di qualità. Ricorda tra l’altro di mettere sempre il blocco della porta nel corso della notte e di chiudere bene finestre e serrande soprattutto se vivi ai piani più bassi.

Un altro tipo di deterrente potrebbe essere quello installare delle telecamere di sorveglianza che possano far desistere eventuali malintenzionati con la loro presenza.

Ad ogni modo, sempre di più questo sistema viene eluso da maschere o altri sistemi di camuffamento adoperati dai malviventi i quali decidono ugualmente di proseguire nel loro intento nonostante la presenza delle telecamere.

Le Inferriate apribili

Se sei alla ricerca di una soluzione veramente efficace ed in grado di garantire una protezione assoluta da qualsiasi tentativo di intrusione in casa, le inferriate apribili rappresentano la prima scelta per te soprattutto se abiti al piano terra.

Queste robuste inferriate realizzate in ferro sono infatti molto resistenti e dunque particolarmente difficili da superare per qualsiasi malvivente, i quali notoriamente hanno soltanto pochi minuti a disposizione per entrare ed uscire con la refurtiva e per tale motivo preferiscono sicuramente spostare le proprie attenzioni su altri appartamenti in cui un sistema di questo tipo non sia presente.

Esistono inoltre le inferriate fisse che vanno collocate sulle aperture come le finestre: queste, a differenza di quelle apribili, non possono essere aperte e chiuse a piacere e rappresentano una barriera fisica che sicuramente può mettere in sicurezza ogni finestra.

Come “abbassare” la dichiarazione Isee 2021

L’Isee, l’indicatore della situazione socioeconomica del nucleo familiare, o Dsu, dichiarazione sostitutiva unica, è il documento indispensabile per accedere alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche. Oltre ad accedere a reddito e pensione di cittadinanza, serve infatti per valutare l’entità o l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie e della mensa scolastica, oppure poter rateizzare il pagamento delle cartelle. La dichiarazione Isee però non sempre rispecchia la situazione reale del nucleo familiare, poiché patrimonio e redditi di tutti i componenti della famiglia risalgono al secondo anno precedente alla presentazione della dichiarazione, e nella composizione del nucleo stesso possono subentrare modifiche.

È possibile aggiornare i redditi del nucleo familiare in tempo reale?

Esiste un modo per far sì che la dichiarazione Isee rispecchi la reale situazione reddituale della famiglia, ovvero, attraverso la presentazione del modello Isee corrente, che aggiorna i redditi del nucleo familiare in tempo reale. La validità dell’Isee corrente è pari a 6 mesi, e decorre dal momento della presentazione del modulo sostitutivo della dichiarazione.
Se però intervengono variazioni nella situazione lavorativa o nel godimento di eventuali trattamenti, l’Isee corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione.
Per presentare questa dichiarazione è necessario che esista già, per lo stesso nucleo familiare, un Isee in corso di validità, e che, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario, si verifichi uno scostamento della variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare, pari almeno al 25% rispetto alla situazione reddituale calcolata con la prima dichiarazione Isee.

Come avvalersi del nucleo familiare ristretto

Uscire dal nucleo familiare per abbassare l’Isee è invece possibile soltanto se si cambia residenza, oppure nel caso in cui ci si possa avvalere del nucleo familiare ristretto per la presentazione di Isee sociosanitario-disabili, che include solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli. Il nucleo familiare ai fini Isee non sempre coincide con la famiglia anagrafica: in alcuni casi si può far parte dello stesso nucleo familiare anche se si ha una residenza differente, si è separati o divorziati. Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori, ad esempio, fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico a fini Irpef, non è coniugato e non ha figli.

Omettere di dichiarare redditi, beni mobili o immobili è una pessima idea

Dal 2020 ha debuttato l’Isee precompilato: il contribuente, in pratica, trova la dichiarazione Isee nel sito dell’Inps comprensiva di quasi tutte le informazioni occorrenti, come redditi, patrimonio immobiliare e mobiliare. In caso di errori, è possibile effettuare correzioni, ma in caso di controlli è indispensabile conservare la documentazione che comprova la presenza di inesattezze nelle banche dati e la veridicità di quanto dichiarato. Omettere di dichiarare redditi, beni mobili o immobili, riporta Adnkronos, è invece una pessima idea, non solo per le sanzioni penali, ma anche perché, con l’Isee precompilato quasi tutti i dati della dichiarazione saranno conosciuti dall’Inps ancora prima di presentare il modello.

Boom del car sharing, gli italiani sono pronti a usarlo regolarmente

Se attualmente solo 3 italiani su 10 (29%) hanno utilizzato il car sharing almeno una volta, questa forma di mobilità condivisa sarà molto più utilizzata nei prossimi 10 anni: il 62% degli italiani infatti è convinto che ne farà uso, e i giovani tra i 18 e i 34 anni sono i più propensi a farne ricorso. Anche il bike sharing dovrebbe registrare un’impennata degli utenti, dato che circa 1 italiano su 2 immagina di poter utilizzare questo servizio, mentre lo scooter sharing sarà scelto da 3 italiani su 10. A rivelarlo è una ricerca BVADoxa per l’Osservatorio Change Lab, Italia 2030, realizzato da Groupama Assicurazioni, che ha voluto indagare i principali trend che entro il 2030 cambieranno le abitudini degli italiani.

Si conferma una propensione verso l’intermodalità
Quanto ai cambiamenti che gli italiani vorrebbero vedere attuati nelle città nei prossimi 10 anni, il 48% indica come obiettivo per il 2030 un aumento di piste ciclabili e una maggiore presenza di mezzi pubblici (47%), confermando quindi una propensione verso l’intermodalità. Questo perché la quasi totalità degli intervistati (94%) risulta pienamente soddisfatta del servizio di car sharing, e ne apprezza il risparmio di tempo (54%) e denaro (47%) e il minor impatto ambientale (34%). Per quanto riguarda il bike sharing, il livello di soddisfazione è leggermente più basso (86%), e se 1 utente su 2 ne apprezza il basso impatto ambientale tra i motivi di insoddisfazione c’è l’inefficienza del servizio (38%), la scomodità (31%), la carenza di punti di utilizzo (31%) e i costi (31%).

Cresce la sensibilità per l’ambiente
Biciclette, e-bike, monopattini e scooter elettrici stanno diventando preziosi alleati dell’ambiente in ogni spostamento quotidiano. Se attualmente la quasi totalità del campione intervistato dichiara di avere almeno un’automobile in famiglia, 1 su 2 conferma di possedere anche una bici o un monopattino, “muscolari” o elettrici. Su un dato gli italiani poi risultano d’accordo: guardando al 2030 l’ambiente, anche in tema di mobilità, dovrà essere sempre più tutelato. 
Ma come? Per il 35% limitando al massimo o addirittura abolendo l’uso di veicoli inquinanti in città, per il 36% utilizzando solo mezzi di trasporto ecologici e per il 29% facendo ricorso alla mobilità multimodale per gli spostamenti.

Gli italiani sognano città green
I risultati dell’indagine mostrano, nelle proiezioni al futuro, una popolazione ancora più attenta alle tematiche ambientali: la quasi totalità infatti si aspetta l’adozione di carburanti 100% ecologici (89%) e automobili full electric (81%). Per 1 intervistato su 3 nei centri urbani dovrebbero esserci parcheggi nascosti alla vista (33%) o dovrebbe essere addirittura vietata la circolazione per ridurre lo smog cittadino (30%).   Tra le innovazioni futuristiche maggiormente apprezzate in tema di mobilità, anche il ricorso ad automobili con guida autonoma (62%), e la possibilità di disporre di auto capaci di allungarsi o accorciarsi in base alla disponibilità di parcheggio (42%).

Come verranno spesi i soldi dell’Europa? I timori degli italiani

Come devono essere usati i soldi del Recovery fund? Le preoccupazioni degli italiani sul Pnrr vertono soprattutto sullo spreco delle risorse e sulla corruzione. In particolare, il 75,5% degli italiani teme che dalla pressione a spendere in fretta possa derivare una riduzione dei controlli, spianando la strada all’illegalità, mentre il 56,4% sostiene che le risorse vadano spese velocemente, ma con meccanismi affidabili di verifica del rispetto di norme e regole. Per il 30,4% poi servono controlli ferrei da parte dello Stato, anche a costo di rallentamenti, mentre per il 6,5% bisogna azzerare del tutto i controlli per spendere le risorse con la massima celerità. Questi alcuni dei risultati emersi dallo studio La certificazione accreditata al servizio del Recovery plan, realizzato dal Censis in collaborazione con Accredia, l’Ente unico nazionale di accreditamento.

Burocrati e lobby: i nemici del Recovery plan.

Il 75,8% degli italiani inoltre teme l’eccesso di potere delle burocrazie, il 66,6% che troppe leggi e regolamenti cui attenersi possano rallentare l’impiego delle risorse, il 65,7% che non ci siano garanzie sul fatto che quelli approvati siano i progetti migliori, e il 65% teme che gli investimenti vengano dirottati su questioni non prioritarie. Ma il timore avvertito maggiormente, condiviso dall’80,4% degli italiani, è che vincano le pressioni delle lobby, gli interessi particolari, con un orientamento delle risorse verso il vantaggio di pochi e non a favore dell’intero Paese.

Più Pil da controlli veloci e affidabili attraverso la certificazione accreditata

Spendere presto e bene è dunque la sfida per le istituzioni e la PA. Servono perciò strumenti utili a far coesistere la verifica del rispetto delle regole con l’impiego rapido dei fondi. Negli ultimi anni si sono dimostrati molto efficaci gli oltre 2.000 organismi e laboratori accreditati del settore Tic (Testing, Inspection and Certification) con il rilascio di certificazioni per imprese, professionisti, prodotti e servizi.

Con un più ampio ricorso alla certificazione accreditata verrebbero amplificati anche i benefici ambientali e sociali, per un valore stimato in 2,2 miliardi di euro annui. Ipotizzando l’obiettivo di arrivare a 150.000 imprese certificate sotto accreditamento si genererebbe un valore aggiuntivo pari a 30 miliardi di euro entro il 2023.

La domanda di certezze su prodotti e imprese da parte dei consumatori

Sempre più maturi nel rapporto con i consumi, gli italiani vogliono che i prodotti e le imprese rispettino determinati requisiti.

Il 95,2% chiede infatti la sicurezza dei prodotti che acquistano, il 90,8% il rispetto di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il 90% il rispetto rigoroso dell’ambiente, l’87,7% l’attenzione alla qualità delle imprese, l’86,7% il rispetto della legalità, il 78,7% il rispetto della privacy. Garanzie che il 91,7% dei consumatori è convinto di ottenere dalla certificazione di prodotti, servizi e imprese, in quanto conformi alle norme vigenti e ai codici etici.

Facebook e la lotta alle fake news, condivisioni “consapevoli”

La lotta alle fake news è un ambito sempre più strategico per la rete e in particolare per i social network. Tanto che anche il colosso Facebook sta provando ad arginare il fenomeno con nuovi strumenti, simili a quelli già messi in atto da Twitter. Questa la novità, al momento in fase di test: per far sì che gli utenti condividano con maggiore consapevolezza  post e notizie, nel prossimo aggiornamento della piattaforma ci sarà un avviso specifico. Ovvero: quando gli utenti condivideranno un articolo basandosi solo sul titolo, potenzialmente contribuendo alla diffusione di fake news, vedranno un prompt che chiederà se hanno prima letto la notizia. Si tratta di un passo ulteriore per la piattaforma di Mark Zuckerberg, che negli ultimi tempi è stata più volte al centro di polemiche relative alla diffusione di notizie non veritiere, in particolare durante le elezioni statunitensi e nel corso dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid19. 

Due opzioni prima di condividere

Stando a quanto reso noto dal social network, se l’algoritmo di Facebook rileverà che un un utente condivide un collegamento senza aprirlo, attiverà  un messaggio nella parte inferiore della finestra con un testo che avvisa “Stai per condividere questo articolo senza aprirlo”. Facebook avverte che condividere articoli senza leggerli può significare sia perdere informazioni importanti sia diffondere notizie inesatte. A questo punto, l’utente avrà due opzioni ulteriori: o aprire l’articolo (e leggerlo) oppure continuare con la condivisione.

L’esperienza di Twitter

Qualcosa di simile avviene già su Twitter in fase di retweet di un post che contiene link a fonti esterne. Nel settembre 2020, infatti, Twitter ha reso disponibile la notifica che appare quando gli utenti tentano di ritwittare un articolo che non hanno aperto. Secondo l’azienda, la funzione ha avuto un certo successo: il prompt ha aumentato la probabilità che le persone leggano una notizia prima di condividerla. Sia Twitter che Facebook hanno lavorato per diminuire la disinformazione, adottando misure simili per raggiungere lo scopo. Come nel caso delle novità precedenti, è probabile che l’avviso sullo sharing venga attivato prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. In ogni caso, sembra che la strada sia ancora lunga prima di riuscire a debellare il fenomeno delle fake: ogni strumento in questa direzione, pertanto, è benvenuto.

Italia, cresce la penetrazione web: 3 ore online la media quotidiana

Sarà forse colpa del numero di ore che si trascorrono a casa, fatto sta che gli italiani passano un’infinità di tempo connessi al loro smartphone o al computer. Online, infatti, trascorriamo in media 3 ore al giorno, tutti i giorni. E, con questi volumi in crescita del 3% rispetto alla rilevazione dell’anno scorso, aumenta anche la penetrazione di Internet nel nostro Paese, passata in 12 mesi dal 70 al 74%. Si tratta degli ultimi dati resi noti dalla società di analisi ComScore, riferiti a marzo 2021, che tracciano il quadro del comportamento online della popolazione digitale italiana (40,2 milioni di visitatori unici) a un anno di distanza dall’inizio della pandemia e confermano come l’emergenza sanitaria abbia accelerato e consolidato l’utilizzo della Rete.

L’accelerazione del mobile

Tra le maggiori evidenze del rapporto, spicca senz’altro l’utilizzo dei device mobili. Circa l’80% delle tre ore che i nostri connazionali passano online avviene da dispositivi mobili. Inevitabilmente la fascia di popolazione più connessa è quella giovane. I 18-24enni sono infatti online 3 ore e 42 minuti al giorno; i 25-34enni 3 ore e 3 minuti.

Cosa si cerca sul web

Ma quali sono le categorie di siti maggiormente frequentate? Entertainment ed e-commerce sono quelle che crescono di più. Infatti i siti di News hanno mantenuto stabile la propria audience rispetto allo scorso anno, passando da 38,1 milioni di visitatori unici di marzo 2020 ai 38,2 milione di marzo 2021 (con una penetrazione pari al 95%), mentre le audience del mondo dell’intrattenimento registrano una crescita del 3% con 38,8 milioni di visitatori unici (erano 37,7 a marzo 2020), raggiungendo il 97% della popolazione digitale italiana. I Social Network e l’Instant Messaging vedono andamenti sostanzialmente flat (+1%) rispetto allo scorso anno, rispettivamente con 37 e 34 milioni di visitatori unici mensili, nonostante all’interno della categoria ci siano exploit come quello di TikTok, oggi sopra i 10 milioni di visitatori unici (+59% anno su anno), e quarto social in Italia per utenti unici.

La crescita del Retail

“La variazione anno su anno del +2%, che ha portato la categoria Retail a raggiungere un’audience pari a 37,3 milioni di visitatori (93% di reach), le ha permesso anche di superare proprio a marzo 2021 i Social Network. Ciò è stato reso possibile soprattutto grazie alle crescite dell’audience degli e-commerce di arredo per la casa e bricolage (+16%) e di articoli sportivi e per l’outdoor (+21%)” spiega la ricerca. Crescite invece più contenute, ma costanti, per i siti di Sport ed Health.