Travel: il Mindscape in treno è il trend di viaggio 2025

Gli italiani stanno riscoprendo il piacere del viaggio lento e consapevole. Preoccupati del cambiamento climatico, per gli italiani viaggiare in treno è una decisione responsabile che aiuta a ridurre il proprio impatto ambientale. 
Emerge dal Travel Trend 2025 di Trainline condotto da SWG, che identifica anche una nuova tendenza per il 2025: il mindscape.

Si tratta del perfetto equilibrio tra ‘mindful’, la consapevolezza del momento, e ‘landscape’, il paesaggio che accompagna il viaggio.
In pratica, mindscape definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione. Il treno, con la sua comodità e il panorama in movimento, è il mezzo ideale per abbracciare questa filosofia.

Cosa apprezzano i mindscapers?

Di fatto, l’88% degli intervistati considera il benessere una parte importante della propria esperienza di viaggio. In particolare, gli aspetti del viaggio in treno più apprezzati dai viaggiatori mindscapers riguardano la libertà di dedicarsi ad altre attività durante il viaggio (58%), il relax e la pace offerti dall’opportunità di guardare fuori dal finestrino scoprendo angoli nascosti del paesaggio (35%), e il senso di spensieratezza e tranquillità che si prova quando i binari scorrono (16%).

Il 46% degli intervistati apprezza anche il fatto che il treno permette di raggiungere direttamente il cuore delle città, eliminando le preoccupazioni legate al traffico e al parcheggio.
Un vantaggio, quest’ultimo, fondamentale per il 40% degli intervistati.

Una scelta consapevole per il pianeta

La popolarità dei viaggi in treno è ulteriormente sostenuta dall’aumento della domanda di itinerari panoramici, treni storici e treni notturni (+17%). Opzioni di viaggio che uniscono il comfort alla contemplazione.
I viaggi notturni in treno permettono ai passeggeri di addormentarsi cullati dal dolce movimento del treno, e di svegliarsi in un nuovo paesaggio, ottimizzando il tempo, eliminando i costi per l’alloggio e offrendo un’esperienza coinvolgente e senza soluzione di continuità.

Tuttavia, il benessere non è l’unica forza trainante della tendenza a viaggiare mindscapeful. Anche l’ambiente gioca un ruolo fondamentale. 
Per il 42% degli intervistati il viaggio in treno è il modo perfetto per combinare sostenibilità e piacere del viaggio.

Anche la convenienza economica ha la sua parte

Nel 2024, un italiano su 2 ha optato almeno una volta per un viaggio in treno piuttosto che in aereo, mentre il 68% ha scelto il treno al posto dell’auto. Forse perché oggi il 46% dei viaggiatori, in aumento del 5% rispetto al 2023, tiene conto dell’impatto ambientale quando pianifica un viaggio.

Si tratta di un cambiamento particolarmente evidente tra la Generazione Z, più attenta quando si tratta di mobilità sostenibile.
Ma i mindscaper sono attenti anche alle scelte economiche. Per loro, pianificazione intelligente dei viaggi e ottimizzazione dei costi sono coerenti con la consapevolezza rispetto all’ambiente.
Secondo il rapporto, per il 36% degli intervistati, la convenienza è infatti uno dei vantaggi principali dei viaggi in treno.

Merenda in ufficio: un momento irrinunciabile per 9 italiani su 10 

Con il ritorno al lavoro in presenza, l’ufficio si è riconfermato come luogo privilegiato per godersi un break durante la giornata. Oggi, infatti, quasi 9 italiani su 10 consumano regolarmente la propria merenda davanti al computer, trasformando questo momento in una vera e propria abitudine quotidiana.

Particolarmente diffusa è la pausa di metà mattina, scelta da ben il 76% dei lavoratori, mentre il 68% la pratica con frequenza regolare.

Uno “stacco” per socializzare o ricaricarsi

Un’indagine commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche ha messo in luce la varietà di approcci nella gestione della pausa merenda in ufficio. Per alcuni, il momento è un’occasione per socializzare: quasi la metà dei lavoratori, precisamente il 43%, preferisce trascorrerla in compagnia dei colleghi, scambiando quattro chiacchiere e rafforzando il senso di appartenenza al gruppo.

D’altra parte, un numero altrettanto rilevante – il 44% – vive questo istante in solitudine, spesso per impegni che non consentono di dedicargli il tempo necessario. In entrambi i casi, però, la pausa merenda rappresenta un momento di svago e relax, in grado di alleggerire lo stress accumulato nel corso della giornata.

Un break che fa bene a corpo e mente

Dal punto di vista nutrizionale, lo spuntino in ufficio si rivela fondamentale. Per il 34% degli intervistati, consumare un piccolo pasto a metà mattinata o pomeriggio è essenziale per “ricaricare le batterie” e affrontare con energia le sfide che il lavoro comporta. La ricerca evidenzia come la scelta degli alimenti sia variegata e in linea con le raccomandazioni nutrizionali, che suggeriscono di alternare i diversi tipi di cibo per mantenere un’alimentazione equilibrata.

Tra i prodotti più apprezzati, la frutta si posiziona al primo posto, scelta dal 52% dei lavoratori. Segue l’uso di crackers e merendine, scelte rispettivamente dal 48% e dal 47,5% degli intervistati. Altri alimenti come biscotti, yogurt, panini salati, dolci fatti in casa, pizza e pane con la confettura, oltre a un ridotto consumo di gelato, completano il quadro delle preferenze.
L’acqua rimane la bevanda prediletta, seguita da caffè, cappuccino e orzo, mentre tè, infusi e succhi di frutta completano il ventaglio di opzioni.

Lo spuntino? La metà lo porta da casa

Interessante notare come la maggior parte degli italiani, circa il 57%, porti lo spuntino da casa, acquistandolo durante la spesa quotidiana al supermercato. Alcuni preferiscono invece soluzioni pronte da esercizi commerciali vicini all’ufficio o distributori automatici presenti in sede.

Un’attenzione particolare viene dedicata alle merendine, apprezzate soprattutto per la loro praticità, versatilità, porzionatura ottimale e gusto, che le rende ideali per una pausa veloce e nutriente durante la giornata lavorativa.

Podcast: l’83,5% degli italiani li ascolta

Grazie alla sua incredibile versatilità il podcast sta conquistando sempre più ascoltatori, trasformando, al contempo, il modo di consumare contenuti. 

Secondo la ricerca ‘Gli italiani, i podcast e il True Crime’, commissionata da glo, brand di BAT Italia, ad AstraRicerche, l’83,5% degli italiani ogni tanto ascolta un podcast, il 35% li ascolta 4 o più giorni a settimana e il 17,9% ogni giorno. Soprattutto, prima di dormire (34,9%), durante una passeggiata (34,6%), in auto o sui mezzi pubblici (33,1%), mentre cucinano o sbrigano le faccende domestiche (32,5%), durante la pausa pranzo (25,4%), la beauty routine (17%), lo studio o il lavoro (16,4%), o ancora, mentre fanno sport (14,5%).

Il vero protagonista è il True Crime

Il True Crime è il secondo genere più apprezzato (37,4%) dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). Tra gli altri argomenti, news e attualità (37,4%), intrattenimento e lifestyle (34,6%), cultura, iibri e cinema (34,4%), scienza (32,0%), viaggi (26,8%), e cucina (22,0%).

Ma tra i generi più popolari, il True Crime emerge come il vero protagonista. Un italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, e il 58% ammette di adorare particolarmente questo genere o di essere interessato ad ascoltarlo in futuro.

La passione per il True Crime è particolarmente forte tra le donne, che con il 45% superano gli uomini (30%) nell’ascolto di racconti da brivido. Inoltre, le donne tra 18 e 29 anni sono le vere detective, con il 61% che ascolta regolarmente podcast di questo tipo.

Comodo, versatile, vario e di qualità

La comodità del podcast è sicuramente al primo posto, con il 42,8% degli intervistati che apprezza la possibilità di ascoltarli ovunque e in qualsiasi momento.

Un altro aspetto riguarda la varietà dei contenuti, con il 36,5% che li sceglie per scoprire nuove storie e punti di vista diversi. Il 34,5%, poi, trova vantaggioso il fatto che non sia necessario guardare uno schermo per ascoltarli, mentre il 27,7% apprezza la vasta gamma di temi trattati, oltre a considerarli un modo semplice e pratico per restare aggiornati sugli eventi (27,0%).
Anche la qualità della narrazione gioca un ruolo fondamentale, con il 22,5% che è attratto dalla narrazione coinvolgente e il 16,2% che apprezza la voce narrante.

Come si scoprono i nuovi contenuti?

Le piattaforme di streaming sono la principale fonte di scoperta di nuovi podcast. Il 52,0% degli utenti si affida infatti a consigli automatizzati, classifiche e pubblicità proposte dalle piattaforme per trovare nuovi contenuti. Seguono i social media, utilizzati dal 45,6% degli ascoltatori, con una prevalenza tra donne nella fascia di età tra 18 e 29 anni.

Anche il passaparola gioca un ruolo importante: il 33,6% degli utenti trova nuovi podcast grazie ai consigli di amici, familiari o conoscenti.
Non meno importante è la ricerca online tramite motori di ricerca, utilizzata dal 29% degli ascoltatori. In particolare, da quelli nella fascia d’età 30-50 anni.

Personal computer: il 2025 sarà l’anno della “svolta”  

L’industria dei personal computer si prepara a una trasformazione radicale nel 2025, spinta dall’evoluzione tecnologica e dalle nuove esigenze di sicurezza. Al Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas, i principali produttori di PC hanno svelato incredibili novità e aggiornamenti, sostenuti dall’innovazione nei semiconduttori di aziende come Intel.

Tra i principali fattori di cambiamento figurano l’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) e la fine del supporto per Windows 10, prevista per ottobre. Secondo gli analisti di IDC, entro la fine del 2025 oltre il 40% dei PC disporrà di capacità di IA integrata, trasformando a livello globale l’esperienza d’uso e il panorama tecnologico.

L’IA per una produttività intelligente

L’intelligenza artificiale nei PC, un tempo confinata alla fantascienza, sta rapidamente diventando una realtà concreta. Questa tecnologia rivoluzionerà la produttività, migliorando l’efficienza operativa e introducendo funzionalità avanzate per gli utenti. Tuttavia, la sicurezza resta una priorità cruciale: l’attacco informatico a CrowdStrike nel 2024 ha evidenziato la vulnerabilità delle aziende di fronte a minacce sempre più sofisticate.

In risposta, Intel ha lanciato i nuovi processori Intel Core Ultra 200V, dotati della piattaforma Intel vPro. Questa tecnologia consente di gestire e riparare i sistemi da remoto, risolvendo problemi, installando aggiornamenti e ripristinando dispositivi compromessi senza interventi fisici.

Ritorno all’operatività in tempi brevi

La piattaforma Intel vPro migliora la produttività, ma offre anche un ritorno economico perché riduce costi di gestione e tempi di inattività. La ricerca ha dimostrato che, in caso di attacco informatico, le aziende dotate di vPro possono recuperare operatività in poche ore, come confermato dai casi della banca messicana Banorte e dello studio legale canadese Borden Ladner Gervais.

La nuova versione di vPro integra la sicurezza direttamente nell’hardware, proteggendo i dispositivi dalle minacce più sofisticate. Inoltre, l’Intel Partner Security Engine consente di implementare firmware di terze parti per una protezione ancora più robusta.

Conclusione

Il 2025 segna un punto di svolta per il settore dei PC, scrive Ansacom. Tra IA integrata, sicurezza avanzata e soluzioni di gestione innovative, i personal computer diventano sempre più centrali nella vita delle persone e delle aziende. Intel, con la sua piattaforma vPro e i processori Core Ultra, guida questa evoluzione, offrendo prestazioni e protezioni senza precedenti.

Meta dice addio a fact-checker e punta su Community Notes. Gli utenti migrano verso altre piattaforme?

L’annuncio arriva direttamente da Mark Zuckerberg: Meta si appresta ad attuare importanti cambiamenti nelle politiche di moderazione dei contenuti su Facebook e sulle altre piattaforme dell’azienda, WhatsApp, Threads e Instagram. Con un deciso cambio di rotta, la piattaforma intende abbandonare il sistema di fact-checking di terze parti per adottare un sistema di Community Notes simile a quello introdotto su X, ex Twitter ora di proprietà di Elon Musk.

Questa decisione ha scatenato un dibattito sulla libertà di espressione, e sta spingendo molti utenti a cercare alternative nel mondo dei social.
Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha recentemente annunciato una serie di importanti cambiamenti nelle sue politiche di moderazione dei contenuti.

Scelte che destano preoccupazione

Si tratta di una scelta che secondo Zuckerberg mira a ripristinare una maggiore libertà di espressione sulle piattaforme di Meta.
Tuttavia, la decisione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile diffusione di disinformazione, contenuti violenti e dannosi.

Anche perché, contestualmente, Meta ha annunciato la chiusura dei suoi programmi dedicati alla diversità, all’equità e all’inclusione, motivando la decisione con i recenti cambiamenti all’interno del panorama giuridico statunitense.
Ovviamente, le reazioni degli utenti non si sono fatte attendere. Le migrazioni verso piattaforme alternative, come Bluesky o Mastodon, in poche ore sono aumentate in modo esponenziale.

Quali conseguenze per la qualità dei contenuti?

Molti utenti sembrano infatti piuttosto preoccupati per la potenziale diminuzione della qualità dei contenuti e per la diffusione di disinformazione sulle piattaforme di Meta.

Le conseguenze di queste decisioni potrebbero essere molteplici, da un aumento della disinformazione a una maggiore polarizzazione dei dibattiti, con la conseguente migrazione verso altre piattaforme.
Di fatto, l’abbandono dei fact-checker potrebbe danneggiare la reputazione di Meta agli occhi degli utenti e dei regolatori.

“Meno post inappropriati, ma anche meno account innocenti rimossi per errore”

Optando per il modello di Community Notes, adottato da X, Meta intende fare un tentativo di coinvolgere gli utenti nella moderazione dei contenuti.
Tuttavia, l’efficacia di questo sistema è ancora da dimostrare, e suscita perplessità riguardo alla possibilità di garantire un ambiente online sicuro e affidabile, riferisce Adnkronos.

L’attuale sistema di fact-checking di Meta secondo Zuckerberg, riporta la Repubblica, aveva “raggiunto un punto in cui ci sono troppi errori e un’eccessiva censura”. Il ceo di Meta è consapevole del fatto che questo cambiamento porterà a più contenuti potenzialmente ‘discutibili’ sui social dell’azienda. Tuttavia, è disposto ad accettare un compromesso: “Intercetteremo meno contenuti inappropriati, ma ridurremo anche il numero di post e account di persone innocenti che rimuoviamo per errore”.

Anche il pet diventa Smart con il collare GPS, l’app e il gioco interattivo

Lo ha scoperto l’Osservatorio Quattrozampeinfiera, la rassegna pet friendly dedicata agli animali da compagnia: le soluzioni digitali per la cura degli animali rappresentano un settore in piena espansione, che a livello globale vale oltre 10 miliardi di euro. Il tasso di crescita annuo in Europa è del 5% (fonte: Global Market Insights). Ma nonostante questo aumento, l’utilizzo di dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali in Italia sembra ancora molto limitato.

Solo il 19% dei proprietari al momento utilizza dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali domestici. L’81% preferisce non avvalersi di questi strumenti.
Le ragioni sono diverse. Il 36% ritiene che i metodi tradizionali siano più efficaci, e il 35% non è sufficientemente informato sulle opzioni disponibili.

La più usata è la videocamera

Tra coloro che utilizzano dispositivi smart, la videocamera è la preferita (73%), seguita dal collare GPS (29%) e dai giochi interattivi (21%).
Guadagnano terreno anche altri dispositivi tecnologici, come i dispenser automatici di acqua (18%) e cibo (11%), mentre strumenti più avanzati, come le lettiere autopulenti e i monitor per la salute, sono ancora poco diffusi.

La situazione non è molto diversa per quanto riguarda l’uso delle app per la gestione della salute degli animali. Solo il 10% degli intervistati dichiara di utilizzare applicazioni specifiche.
Le funzionalità più apprezzate sono il tracciamento delle visite veterinarie e delle vaccinazioni (54%). Seguono i suggerimenti per la cura quotidiana (41%), la pianificazione dei pasti e delle diete (28%) e il monitoraggio delle attività fisiche (19%).

Cercasi androide di compagnia

Sebbene poco diffuse, cresce anche l’interesse per le consulenze veterinarie online (18%).
Quanto alle richieste specifiche dei proprietari a livello territoriale, quelli del Nord Italia chiedono corsi di addestramento, vasche idromassaggio, cuffie isolanti dai rumori e monitoraggio della salute con rilevatori di battito cardiaco e misurazione della glicemia.

Tra le idee più futuristiche, un androide che monitori l’animale in assenza del proprietario, un libretto sanitario digitale consultabile da tutti i veterinari, traduttori per i miagolii e sistemi per rilevare alterazioni psicofisiche.

Le app a “quattro zampe” più desiderate

Nel Centro, invece, le richieste si concentrano sul monitoraggio della salute, con dispositivi in grado di misurare parametri vitali e rilevare malattie. Tra le richieste più popolari, riporta Ansa, la consulenza veterinaria online per emergenze e la possibilità di GPS sottopelle. Ma anche un’app che faccia compagnia al proprio animale quando è solo.

Nel Sud Italia la domanda si concentra su app per educare l’animale, il monitoraggio dello stress e il controllo dei parametri di salute. Non mancano richieste di linee attive con veterinari in caso di necessità e app per la temperatura corporea. Ma anche un sistema che indichi i luoghi pet-friendly, ovvero, per la condivisione di aree o spazi sicuri e adatti per gli animali.

Matrimoni tra sostenibilità e AI: come dicono “sì” Millennials e GenZ 

L’Italia sta vivendo un boom di matrimoni, di cui il 73% nella generazione dei Millennials. Ma si cominciano a registrare anche le nozze dei nativi digitali: i “sì” dei GenZ raggiungono infatti il 25%.

Sia Millennials sia ‘Zoomers’ attribuiscono un ruolo importante alla tecnologia e sono sensibili al tema della sostenibilità ambientale. E uno dei cambiamenti più significativi nel settore matrimoni è senza dubbio l’adozione dell’Intelligenza artificiale, con il 20% delle coppie che utilizza strumenti di AI (fonte: Wedding Trends to Watch Report 2025) per scrivere il testo del wedding site, inviare partecipazioni e biglietti di ringraziamento, ma anche per consultare tips di galateo e ispirazioni per l’addio al celibato/nubilato. Lo ha scoperto il Rapporto sul Settore Nuziale 2024 pubblicato da Matrimonio.com.

In Italia ci si sposa più tardi che all’estero

Sono i Millennals ad avere ‘sdoganato’ la tendenza a sposarsi e avere figli in età più matura, e il 68% dei neo sposi lo fa perché desidera compiere un passo avanti nella relazione.

L’età media delle coppie che pronunciano il fatidico ‘sì, lo voglio’ è in costante aumento, e attualmente in Italia, la nazione in cui ci si sposa più tardi, si aggira intorno a 36 anni.
In Brasile l’età media è di 31 anni, negli Stati Uniti 32 e in Paesi più vicini a noi, come Francia e Spagna, l’età media è 35.

Ma perché sposarsi? Per i figli 

Se in passato si aspettava di pronunciare il ‘sì’ per andare a vivere insieme, nel 2024 l’83% delle coppie in procinto di sposarsi conviveva già prima del matrimonio

Uno dei motivi principali per sposarsi? Secondo per il 10% delle coppie la decisione ha a che fare con i figli: l’8% formalizza la relazione per i figli avuti in precedenza e il 2% per averne in futuro.
Un dato perfettamente comprensibile se si considera che le coppie con figli avuti da altri partner sono in costante aumento, e circa 1 sposo/sposa su 4 al momento delle nozze ha già figli, o con il partner attuale o con uno/a precedente.

Il ritorno alla tradizione dei giovanissimi

Anche se generalmente si pensa che per le coppie più giovani il matrimonio sia un concetto superato, i dati che smentiscono questa credenza.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare la Generazione Z è ottimista riguardo alla possibilità di convolare a nozze. L’86% degli Zoomers conta di sposarsi in futuro, e tra questi, il 58% ha intenzione di sposarsi legalmente, mentre il 28% considera la possibilità di farlo.

Per i giovani della GeneZ, il matrimonio è uno dei momenti più importanti della vita, secondo solo all’acquisto di una casa. E quasi il 75% ha intrapreso almeno un’azione legata al matrimonio prima di fidanzarsi. Come dare un’occhiata a idee o ispirazioni nuziali sui social (31%), ha parlato con il proprio partner di matrimonio (29%) o ha cercato fornitori di articoli per le nozze (12%).

La formazione nelle PMI italiane tra necessità e difficoltà organizzative

In molte piccole e medie imprese italiane (PMI), la formazione è vista come uno strumento strategico, ma spesso rimane confinata a esigenze operative o obbligatorie. Solo il 51% delle PMI la integra nella propria strategia, mentre il 31% la considera importante senza però dedicarle un ruolo centrale. Inoltre, il 18% la limita ad adempimenti obbligatori o la considera poco rilevante. La valutazione regolare delle competenze, necessaria per pianificare interventi formativi mirati, è praticata solo dal 15% delle PMI.

Questa discrepanza tra la percezione dell’importanza della formazione e l’effettiva applicazione si riflette nel fatto che il 37% delle imprese non programma le attività formative e il 19% le organizza ogni due o tre anni. Il 30% delle PMI si affida esclusivamente alla formazione informale o obbligatoria, evidenziando la difficoltà di integrare corsi strutturati durante l’orario di lavoro (40%) o la mancanza di risorse interne dedicate (32%).

Le attività formative formali coinvolgono meno i ruoli manageriali

Tra le PMI che organizzano corsi formali, il 64% riconosce che questi migliorano la competitività aziendale, aiutando anche a trattenere i talenti (42%). Le attività principali si concentrano su competenze tecniche e trasversali (73%), digitalizzazione (61%) e transizione green (39%).

Eppure le figure apicali, come dirigenti e quadri, risultano scarsamente coinvolte (53%), nonostante la loro importanza nel trasferire la visione strategica all’operatività aziendale. Anche i neoassunti, in molti casi, non beneficiano di percorsi strutturati (64%), limitandosi ad affiancamenti informali.

La difficoltà di fare formazione finanziata
La formazione finanziata rappresenta una risorsa importante per le PMI, ma il suo utilizzo incontra diverse difficoltà. Tra le imprese che ne fanno uso (78%), le principali fonti sono crediti d’imposta (39%), fondi paritetici interprofessionali (33%) e bandi camerali (22%). Tuttavia, problemi legati alla complessità burocratica (27%) e all’insufficienza dei fondi (23%) ne limitano l’efficacia.

I beneficiari principali della formazione finanziata sono impiegati (90%) e operai (57%), mentre dirigenti (24%) e quadri (48%) ne sono spesso esclusi. Solo il 17% delle PMI monitora regolarmente le competenze per verificare l’impatto degli interventi formativi.

“La formazione finanziata può diventare un motore per la competitività delle PMI, ma è necessario semplificare i processi di accesso e progettazione, coinvolgendo maggiormente figure apicali e neoassunti,” afferma Claudio Rorato, direttore dell’osservatorio innovazione digitale nelle PMI.

Black Friday: un appuntamento imperdibile per gli italiani

Il Black Friday, di anno in anno, si conferma un evento di grande richiamo per i consumatori italiani. Secondo un’indagine condotta da Ipsos per Confesercenti, l’86% degli italiani non perde l’occasione di valutare le offerte, e il 44% ha già deciso cosa acquistare, con una spesa media prevista di circa 235 euro a persona.

Complessivamente, il giro d’affari stimato è di almeno 3,8 miliardi di euro, in crescita dell’8,6% rispetto al 2023.

Le date dello shopping

Tradizionalmente nato negli Stati Uniti come il giorno successivo al Thanksgiving Day (l’ultimo fine settimana di novembre), il Black Friday segna l’inizio della stagione degli acquisti natalizi, con sconti eccezionali che duravano originariamente una sola giornata. Oggi invece le offerte sono spesso anticipate e prolungate

Negli ultimi anni, però, l’evento si è evoluto: il Black Friday non si limita più a un solo giorno, ma si estende su un’intera settimana, iniziata quest’anno il 21 novembre e destinata a concludersi il 2 dicembre con il Cyber Monday. Anche in Italia, questa iniziativa ha riscosso enorme successo, diventando un momento irrinunciabile per lo shopping.

Chi compra e quanto spende?

L’indagine evidenzia una partecipazione trasversale degli italiani al Black Friday. Gli uomini si mostrano leggermente più decisi delle donne (45% contro 43%) nell’acquistare, mentre le regioni del Sud spiccano per entusiasmo: il 50% degli abitanti del Mezzogiorno ha già pianificato di approfittare delle offerte.

Il budget di spesa varia significativamente: le persone sopra i 34 anni prevedono di spendere circa 246 euro, seguite dagli uomini con una media di 247 euro, mentre le donne si fermano a 224 euro. Dal punto di vista geografico, il Nord Italia registra la spesa più alta, con una media di 252 euro, mentre al Sud e nelle Isole il budget si attesta sui 229 euro. Al Centro Italia, invece, la previsione è di circa 210 euro per persona.

Cosa si acquista e dove?

Nonostante il Black Friday sia nato come un evento legato principalmente alla tecnologia, in Italia il settore moda domina le preferenze: il 51% degli acquirenti si orienta su abbigliamento e accessori. Seguono i prodotti elettronici (47%), bellezza (31%), elettrodomestici (29%) e libri (22%). Anche i giocattoli e l’arredamento trovano spazio, interessando il 15% degli intervistati.

Il web è il canale preferito per il 70% dei partecipanti, con Amazon e altre piattaforme online in testa. Tuttavia, il 21% degli acquirenti sceglierà i negozi fisici, coinvolgendo oltre 200mila piccole e medie imprese, alcune delle quali offriranno promozioni solo il venerdì, altre per l’intera settimana.

Natale e Black Friday: un binomio vincente

Per molti italiani, il Black Friday rappresenta un’occasione per anticipare gli acquisti natalizi: oltre il 70% degli acquirenti ne approfitterà per i regali, e un italiano su quattro intende acquistare più della metà dei doni previsti durante questo periodo. Complessivamente, oltre un terzo dei regali di Natale sarà comprato in occasione del Black Friday.

Una dieta ricca di olio Evo fa bene alla salute: ma gli italiani non lo sanno

Uno studio presentato all’Università di Milano, promosso dalla Fondazione ETS – Istituto Nutrizionale Carapelli, ha rivelato i meccanismi genetici che confermano gli effetti benefici dell’olio extravergine d’oliva (Evo). Tuttavia, emerge che gli italiani, soprattutto i giovani, non ne conoscono i vantaggi e ne consumano quantità insufficienti.

La ricerca, intitolata “Effetti benefici dell’olio extra vergine di oliva: meccanismi molecolari coinvolti”, dimostra che le diete arricchite con olio Evo ad alto contenuto di polifenoli sono associate a un miglioramento del metabolismo, del peso corporeo e della glicemia, contribuendo alla prevenzione di malattie come il diabete e l’obesità.

Scarsa consapevolezza tra i consumatori
Nonostante le numerose prove scientifiche, il 46% degli italiani dichiara di non conoscere i benefici dell’olio Evo e il 35% ne utilizza meno di due cucchiai al giorno, contro i 3-4 consigliati dagli esperti.

Queste lacune sono particolarmente evidenti tra i giovani, con il 24% della popolazione che non sa cosa siano i polifenoli, percentuale che sale al 50% tra gli under 25. Questo dato evidenzia la necessità di un’educazione alimentare più capillare e di informazioni più chiare per il pubblico.

Educazione e informazione: le chiavi del cambiamento
Durante l’evento, è stato sottolineato che l’etichettatura, l’educazione alimentare nelle scuole e il ruolo dei medici di base possono fare la differenza. La Prof.ssa Maria Lisa Clodoveo ha evidenziato la complessità dell’approvazione dei claim salutistici, mentre il Dr. Roberto Copparoni, del Ministero della Salute, ha rimarcato l’importanza di coinvolgere le istituzioni, le scuole e la grande distribuzione per diffondere una maggiore consapevolezza.

Un approccio scientifico per il futuro
Il Comitato Scientifico della Fondazione ha elaborato un compendio di studi sui benefici dell’olio Evo, destinato a medici, scuole e divulgatori.

“L’alimentazione è cultura e prevenzione,” ha affermato il Prof. Michele Carruba, presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto, sottolineando che un uso corretto dell’olio Evo può prevenire malattie croniche come obesità, malattie cardiovascolari e diabete.

Un evento di grande rilevanza
L’appuntamento ha riunito istituzioni e scienziati, come l’On. Letizia Moratti, che ha sottolineato il ruolo dell’olio Evo come pilastro della dieta mediterranea e della salute. L’evento ha evidenziato l’importanza di unire scienza e divulgazione per costruire una cultura alimentare consapevole, in cui la prevenzione si traduca in benessere e qualità della vita per tutti.