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Tassi in rialzo e mercati emergenti: come navigare la nuova fase globale

Negli ultimi due anni la normalizzazione delle politiche monetarie nelle economie avanzate ha messo sotto pressione molti mercati emergenti. Dopo la fase espansiva post-pandemia, con inflazione volatile e una stretta graduale dei tassi da parte della Federal Reserve e di altre banche centrali, gli afflussi di capitale e il valore delle valute locali sono diventati fattori critici per la stabilità macroeconomica. Questo articolo analizza le dinamiche in gioco, offre esempi concreti e valuta le implicazioni per investitori, imprese e decisori politici.

Contesto: la transizione da shock a normalizzazione. L’abbondante liquidità globale che ha caratterizzato gli anni immediatamente successivi alla pandemia ha sostenuto crescita e mercati finanziari, ma ha anche alimentato pressioni inflazionistiche. La reazione delle banche centrali è stata un progressivo rialzo dei tassi per riportare l’inflazione verso gli obiettivi. Quando i tassi reali nelle economie avanzate aumentano, il costo opportunità di detenere attività denominati in valute dei mercati emergenti cresce, spesso innescando fughe di capitali, svalutazioni valutarie e difficoltà nel rifinanziamento del debito estero.

Analisi: canali di trasmissione e numeri chiave. I principali canali attraverso cui i rialzi dei tassi negli Stati Uniti e in Europa influenzano i mercati emergenti sono tre: flussi di capitale, valuta e costo del debito. Gli investitori globali ricercano rendimenti più elevati e meno rischio nei titoli governativi e corporate delle economie sviluppate, riducendo la domanda di asset emergenti. A breve termine questo provoca deprezzamento delle valute locali; a medio termine aumenta il costo del servizio del debito in valuta estera per governi e imprese.

Esempi pratici aiutano a comprendere il fenomeno. Paesi con riserve valutarie ridotte o deficit esterni elevati sono particolarmente vulnerabili. In alcuni casi noti emerge la combinazione di valuta debole e inflazione importata: la svalutazione incrementa il costo delle importazioni energetiche e delle materie prime, amplificando l’inflazione interna. Al contrario, economie con fondamentali solidi — avanzo primario, riserve adeguate, inflazione sotto controllo — mostrano maggior capacità di assorbire shock esterni. Settori ad alta intensità di importazione o con esposizione a debito in valuta estera (in particolare imprese manifatturiere e infrastrutture) risultano i più esposti.

Strategie adottate e lezioni recenti. Le autorità monetarie dei paesi emergenti hanno risposto con combinazioni di interventi sul mercato valutario, rialzi dei tassi domestici e misure macroprudenziali per limitare la volatilità. Alcuni governi hanno anche rinegoziato scadenze o cercato linee di credito internazionale per rafforzare le riserve. Sul fronte privato, molte aziende hanno accelerato la copertura del rischio di cambio, diversificato le fonti di finanziamento e riprogettato catene di fornitura per ridurre l’esposizione a shock di prezzo.

Per gli investitori, l’analisi bottom-up è oggi cruciale: selezionare mercati con bilance correnti sostenibili, livelli di riserve adeguati e prove di politiche credibili può ridurre il rischio. Le valute con fondamentali solidi tendono a recuperare più rapidamente quando la volatilità globale si attenua.

Implicazioni future: cosa aspettarsi e come prepararsi. Nel medio periodo, la dinamica dipenderà da due fattori principali: l’andamento dell’inflazione globale e la risposta delle banche centrali. Se l’inflazione dovesse stabilizzarsi verso gli obiettivi, è possibile una graduale riduzione della pressione sui mercati emergenti; altrimenti, ulteriore inasprimento potrebbe alimentare nuove ondate di volatilità.

Per i policy maker nei paesi emergenti, la priorità resta rafforzare la resilienza: accumulare riserve, mantenere finanze pubbliche sostenibili, migliorare la trasparenza delle statistiche macroeconomiche e disegnare strumenti macroprudenziali flessibili. Per le imprese, è consigliabile gestire attivamente il rischio valutario, valutare la ridenominazione di parte del debito in valute locali quando possibile e conservare linee di credito diversificate.

Infine, per gli investitori istituzionali e retail che guardano ai mercati emergenti, la strategia più prudente è combinare selezione geografica attenta, gestione del rischio e orizzonti d’investimento adeguati: i ritorni potenziali restano elevati, ma la volatilità si è trasformata in una componente strutturale del nuovo contesto globale.

Conclusione: il rialzo dei tassi a livello globale rappresenta una fase di aggiustamento economico che mette alla prova la solidità dei fondamentali nei mercati emergenti. Con politiche credibili e gestione del rischio, molte economie e imprese possono non solo sopravvivere alla tempesta, ma uscirne rafforzate. L’attenzione al dettaglio nelle scelte finanziarie e nella politica pubblica sarà il vero discrimine tra chi sarà pronto per la prossima fase di crescita e chi rimarrà esposto a shock evitabili.

Tifosi distanti dalle squadre del cuore: la tecnologia può avvicinare il pubblico? 

Non basta più vincere in campo per conquistare i tifosi. Secondo una recente ricerca internazionale, sempre più appassionati di sport si sentono “lontani” dalle proprie squadre del cuore, nonostante la quantità di contenuti e aggiornamenti che affollano ogni giorno social e piattaforme digitali.

Lo studio, condotto su 1.500 fan di calcio, football americano, baseball e cricket tra Europa, Stati Uniti e India, fotografa una realtà chiara: due tifosi su tre percepiscono una mancanza di connessione autentica con i club che seguono. La percentuale sale all’81% tra i giovani sotto i 35 anni, quelli che più vivono online e che, paradossalmente, finiscono per sentirsi più esclusi.

Meno promozioni, più dialogo

Dai dati emerge un messaggio inequivocabile: i tifosi vogliono un rapporto più personale e continuo. Non cercano solo aggiornamenti sul risultato o l’ultimo acquisto di mercato, ma desiderano un contatto diretto, una forma di partecipazione che vada oltre le partite.

Oltre il 70% degli intervistati vorrebbe ricevere contenuti anche durante la pausa dei campionati: immagini dal dietro le quinte, storie dei giocatori, curiosità e momenti quotidiani. In sostanza, chiedono di sentirsi parte integrante della squadra, non solo spettatori.

I social non bastano

Pur utilizzando in massa i social network — l’82% dei tifosi dichiara di seguirvi la propria squadra — molti sostengono che l’esperienza sia troppo impersonale. I post sono spesso generici, identici per tutti e privi di autenticità.

Una buona parte del pubblico chiede canali più diretti e riservati, come applicazioni dedicate o sistemi di messaggistica privata, capaci di offrire contenuti unici e più umani.

Prezzi troppo alti 

Il distacco emotivo è alimentato anche da fattori economici. Il 61% dei tifosi ritiene che i costi crescenti di biglietti, abbonamenti e merchandising stiano allontanando molti appassionati. Nel calcio, il 77% pensa che i tifosi locali dovrebbero avere agevolazioni sui biglietti, mentre uno su cinque comprerebbe più prodotti ufficiali se sentisse un legame più forte con il club.

Lo sport che cambia

La ricerca apre uno spiraglio interessante: ricostruire il legame con i tifosi attraverso una comunicazione più umana e costante. Le nuove tecnologie possono aiutare, ma serve soprattutto un cambio di mentalità. Lo sport moderno ha bisogno di tornare a parlare alle persone, non solo agli algoritmi.

Oltre la burocrazia: il manuale HACCP come garanzia di igiene e affidabilità

Il manuale Hazard Analysis and Critical Control Points (meglio noto come “HACCP”) è spesso percepito come un mero obbligo normativo, una formalità da adempiere per poter operare nel settore alimentare. Tale percezione riduttiva non coglie il vero valore di questo strumento.

L’HACCP è infatti un sistema di autocontrollo igienico che ha lo scopo di prevenire i pericoli di contaminazione degli alimenti, a partire dalla loro produzione fino al consumo. Senza una comprensione completa della sua funzione, si perde l’opportunità di trasformarlo in un elemento di forza per l’azienda.

Limitarsi a compilare un manuale senza applicarne i principi nella pratica quotidiana rende il documento inutile, in quanto un documento ben redatto e seguito in modo rigoroso è una dimostrazione tangibile dell’impegno di un’impresa verso la qualità e la sicurezza.

L’applicazione corretta dei principi HACCP non solo protegge i consumatori, ma tutela anche l’azienda da eventuali problemi legali o danni reputazionali che possono derivare da un’igiene insufficiente.

I principi su cui si basa il manuale

Il sistema HACCP si fonda su sette principi operativi, che guidano l’intero processo di analisi e gestione dei rischi.

Il primo principio prevede l’analisi dei pericoli, ovvero l’identificazione di tutti i potenziali rischi biologici, chimici e fisici che possono compromettere la sicurezza degli alimenti. Una volta individuati i pericoli, il secondo principio richiede di determinare i punti critici di controllo (CCP), cioè quelle fasi del processo produttivo dove è possibile prevenire, eliminare o ridurre un pericolo a un livello accettabile.

Il terzo e il quarto principio riguardano la definizione dei limiti critici e la predisposizione di un sistema di monitoraggio. Per ogni CCP, si stabiliscono dei valori limite da non superare, e si implementano procedure di controllo per monitorare che tali limiti siano rispettati.

Se il monitoraggio indica una deviazione, il quinto principio impone di adottare azioni correttive immediate. Il sesto principio consiste nella verifica, ovvero la validazione del sistema attraverso audit interni o esterni. Infine, il settimo principio richiede la tenuta di una documentazione completa e aggiornata di tutte le procedure e registrazioni.

I vantaggi di un approccio proattivo

L’adozione di un approccio proattivo nella gestione del manuale HACCP porta numerosi benefici per un’azienda alimentare. Un sistema di autocontrollo efficace e regolarmente aggiornato infonde fiducia nei consumatori e nei partner commerciali. Dimostrare un impegno serio per la sicurezza alimentare può distinguere un’azienda dalla concorrenza e attrarre nuovi clienti.

L’applicazione rigorosa dei principi HACCP contribuisce anche a ottimizzare i processi interni e a ridurre gli sprechi. Identificare i punti critici di controllo permette di intervenire in modo mirato e tempestivo, prevenendo la produzione di lotti di prodotto non conformi.

Questo si traduce in un risparmio di costi e risorse. Un sistema HACCP ben funzionante migliora l’efficienza operativa e riduce la probabilità di richiami di prodotto, che possono essere molto dannosi per l’immagine aziendale.

La gestione quotidiana del manuale

Un manuale per HACCP non deve rimanere in un cassetto, ma deve essere parte integrante della routine lavorativa. La sua efficacia dipende dalla partecipazione attiva di tutto il personale coinvolto.

È essenziale che i dipendenti siano adeguatamente formati sui principi dell’HACCP e sulle procedure specifiche da seguire nel loro ruolo. La formazione continua assicura che il personale sia sempre aggiornato sulle migliori prassi igieniche.

La documentazione e la registrazione dei dati sono attività che devono essere svolte con precisione e regolarità. Le schede di monitoraggio devono essere semplici da usare e accessibili al personale.

Appare dunque evidente come la gestione quotidiana del manuale è un’attività di squadra che richiede impegno costante.

Il manuale HACCP come sinonimo di affidabilità

In un mercato sempre più attento alla provenienza e alla sicurezza degli alimenti, il manuale HACCP diventa un vero e proprio biglietto da visita per un’azienda. Non è solo uno strumento per evitare sanzioni, ma una dichiarazione di intenti verso la qualità e l’affidabilità.

Un’azienda che mostra di prendere sul serio la sicurezza alimentare dimostra di rispettare non solo le normative, ma anche i propri clienti.

L’utilizzo corretto di questo strumento può migliorare le performance aziendali e consolidare la reputazione di serietà e affidabilità. Mantenere il manuale vivo e aggiornato è dunque un modo per investire nella propria attività e garantire un futuro sicuro.

Matrimoni tra sostenibilità e AI: come dicono “sì” Millennials e GenZ 

L’Italia sta vivendo un boom di matrimoni, di cui il 73% nella generazione dei Millennials. Ma si cominciano a registrare anche le nozze dei nativi digitali: i “sì” dei GenZ raggiungono infatti il 25%.

Sia Millennials sia ‘Zoomers’ attribuiscono un ruolo importante alla tecnologia e sono sensibili al tema della sostenibilità ambientale. E uno dei cambiamenti più significativi nel settore matrimoni è senza dubbio l’adozione dell’Intelligenza artificiale, con il 20% delle coppie che utilizza strumenti di AI (fonte: Wedding Trends to Watch Report 2025) per scrivere il testo del wedding site, inviare partecipazioni e biglietti di ringraziamento, ma anche per consultare tips di galateo e ispirazioni per l’addio al celibato/nubilato. Lo ha scoperto il Rapporto sul Settore Nuziale 2024 pubblicato da Matrimonio.com.

In Italia ci si sposa più tardi che all’estero

Sono i Millennals ad avere ‘sdoganato’ la tendenza a sposarsi e avere figli in età più matura, e il 68% dei neo sposi lo fa perché desidera compiere un passo avanti nella relazione.

L’età media delle coppie che pronunciano il fatidico ‘sì, lo voglio’ è in costante aumento, e attualmente in Italia, la nazione in cui ci si sposa più tardi, si aggira intorno a 36 anni.
In Brasile l’età media è di 31 anni, negli Stati Uniti 32 e in Paesi più vicini a noi, come Francia e Spagna, l’età media è 35.

Ma perché sposarsi? Per i figli 

Se in passato si aspettava di pronunciare il ‘sì’ per andare a vivere insieme, nel 2024 l’83% delle coppie in procinto di sposarsi conviveva già prima del matrimonio

Uno dei motivi principali per sposarsi? Secondo per il 10% delle coppie la decisione ha a che fare con i figli: l’8% formalizza la relazione per i figli avuti in precedenza e il 2% per averne in futuro.
Un dato perfettamente comprensibile se si considera che le coppie con figli avuti da altri partner sono in costante aumento, e circa 1 sposo/sposa su 4 al momento delle nozze ha già figli, o con il partner attuale o con uno/a precedente.

Il ritorno alla tradizione dei giovanissimi

Anche se generalmente si pensa che per le coppie più giovani il matrimonio sia un concetto superato, i dati che smentiscono questa credenza.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare la Generazione Z è ottimista riguardo alla possibilità di convolare a nozze. L’86% degli Zoomers conta di sposarsi in futuro, e tra questi, il 58% ha intenzione di sposarsi legalmente, mentre il 28% considera la possibilità di farlo.

Per i giovani della GeneZ, il matrimonio è uno dei momenti più importanti della vita, secondo solo all’acquisto di una casa. E quasi il 75% ha intrapreso almeno un’azione legata al matrimonio prima di fidanzarsi. Come dare un’occhiata a idee o ispirazioni nuziali sui social (31%), ha parlato con il proprio partner di matrimonio (29%) o ha cercato fornitori di articoli per le nozze (12%).

Trasporto aereo: quali sono le nuove esigenze dei viaggiatori?

Innanzitutto, comodità e rapidità. Sono questi i principali desiderata espressi dai viaggiatori di tutto il mondo per quanto riguarda i viaggi in aereo. Lo ha reso noto la IATA, Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, che ha presentato i risultati del sondaggio globale sui passeggeri per il 2024.

Tra le altre evidenze, si scopre che i passeggeri manifestano una crescente apertura all’uso dell’identificazione biometrica e alla possibilità di completare alcune procedure prima dell’arrivo in aeroporto.

Pianificazione e prenotazione: verso la digitalizzazione

Secondo Nick Careen, vicepresidente della IATA, i viaggiatori chiedono sempre più flessibilità e trasparenza nella pianificazione del viaggio, con una preferenza per le procedure digitali. Il 71% dei passeggeri prenota infatti i propri viaggi online o tramite app mobile, con il 53% che predilige i siti delle compagnie aeree. Cresce anche l’uso dei portafogli digitali per i pagamenti, preferiti dal 20% degli intervistati.

Inoltre, la vicinanza all’aeroporto è ancora il fattore determinante nella scelta dello scalo di partenza (68%), seguita dalla possibilità di ridurre i tempi di viaggio complessivi (33%) e dal prezzo del biglietto (25%).

Esperienza in aeroporto: più sicurezza, meno attese

I viaggiatori desiderano una maggiore rapidità nelle operazioni in aeroporto. Il 70% degli intervistati ha dichiarato di voler raggiungere il gate d’imbarco entro 30 minuti se viaggia con solo bagaglio a mano, e il 74% si aspetta di non impiegare più di 45 minuti con un bagaglio registrato. La volontà di velocizzare le procedure è tale che l’85% degli intervistati si dice disposto a condividere con le autorità i propri dati di immigrazione in anticipo, mentre il 45% vorrebbe poter completare le pratiche di immigrazione prima di arrivare in aeroporto.

L’identificazione biometrica sta guadagnando consensi: il 46% dei passeggeri ha già utilizzato la biometria ai controlli di immigrazione e l’84% di questi si dichiara soddisfatto. Tuttavia, il 50% manifesta preoccupazione per la protezione dei propri dati, un tema chiave per rendere queste tecnologie più accettabili.

I giovani favorevoli alle soluzioni tecnologiche

La fascia di età sotto i 25 anni si distingue per l’interesse verso soluzioni digitali: il 51% sceglierebbe portafogli digitali per i pagamenti e il 90% si dichiara favorevole all’uso di smartphone per la gestione delle operazioni di viaggio. Anche in tema di identificazione biometrica, il 48% dei giovani preferirebbe questa tecnologia ai tradizionali documenti.

Qual è il futuro del viaggio aereo?  

La IATA, attraverso iniziative come il Modern Airline Retailing, si sta impegnando per migliorare l’esperienza del cliente, garantendo semplicità e sicurezza. L’adozione della biometria e dell’identità digitale non solo faciliterà il viaggio, ma risponderà anche alla crescente domanda di processi rapidi, offrendo benefici tangibili sia ai passeggeri sia alle infrastrutture aeroportuali, sempre più orientate a una gestione efficiente e al passo con l’innovazione.

Colloquio di lavoro: le “dritte” per trasformare l’ansia in opportunità

È normale essere ansiosi prima di un colloquio di lavoro, ma se prende il sopravvento rischia di compromettere la sicurezza necessaria per affrontare la situazione. Al contrario, se gestita bene può diventare una preziosa alleata.
InfoJobs ha preparato un vademecum di 5 consigli pratici per trasformarle l’ansia in una risorsa: informarsi bene sull’azienda, vestirsi adeguatamente, fare le domande giuste, enfatizzare le soft skills e prestare attenzione alla postura e al linguaggio del corpo.

Di fatto, per affrontare un colloquio con successo, è essenziale comprendere a fondo l’azienda per cui ci si sta candidando, ovvero, ‘andare oltre’ sito web e pagine social aziendali. Conoscerne storia, missione, valori e i principali progetti in corso permette di rispondere in modo più specifico alle domande. E dimostra al recruiter che il candidato è sinceramente interessato e motivato.

Quando l’abito fa il monaco

L’abbigliamento è cruciale per una prima impressione positiva. È importante adattare il proprio look alla cultura e al settore dell’azienda. In un contesto professionale, un abbigliamento formale è spesso più consigliato, mentre in ambienti più creativi potrebbe essere accettabile un look più casual, ma sempre curato. La scelta di un abbigliamento appropriato dimostra rispetto per l’azienda e comunica serietà e attenzione ai dettagli.
Preparare domande è invece fondamentale per dimostrare non solo interesse per il ruolo e l’azienda, ma anche per capire se quel lavoro è effettivamente adatto. Dopo tutto, la decisione non è solo dell’azienda.

È utile porre domande che indaghino la cultura aziendale, il team, il responsabile e le opportunità di crescita professionale. Chiedere informazioni su come l’azienda affronta le sfide del settore o quali sono le aspettative per il ruolo permette al candidato di capire se l’azienda è in linea con i propri valori e obiettivi professionali.

Mettere bene in evidenza le soft skills

Quando si parla delle proprie esperienze, è importante non limitarsi a elencare le competenze tecniche (hard skill).
Le soft skill, come spirito d’iniziativa, mentalità creativa, pensiero critico, leadership, gestione del tempo e intelligenza emotiva e sociale sono altrettanto importanti.

I candidati dovrebbero evidenziare come hanno sviluppato queste competenze attraverso progetti universitari, esperienze scolastiche, volontariato o eventi quotidiani. Portare al recruiter esempi concreti aiuta a illustrare come le soft skill siano state applicate nella pratica, rendendo il candidato più credibile e convincente.

Comunicare sicurezza e sincerità con il linguaggio del corpo

La postura, il linguaggio del corpo e il modo di interagire durante un colloquio comunicano molto più di quanto si possa immaginare.
Un ottimo biglietto da visita è sorridere mostrandosi ben disposti alla conoscenza del selezionatore, nonché lieti di essere stati scelti come possibili candidati ad entrare a far parte dell’azienda.

È poi fondamentale mantenere una postura composta, che trasmetta fiducia e interesse.
Il contatto visivo regolare dimostra coinvolgimento e sincerità, mentre un ascolto attivo, evidenziato da cenni di assenso e risposte puntuali, mostra rispetto e attenzione.

Stress management: i consigli per trasformare lo stress in energia positiva

Gestire lo stress non è solo una raccomandazione, ma una skill sempre più necessaria e richiesta nel mondo del lavoro. Per questo, Cegos ha individuato alcune Best Practice per trasformare lo stress da leva negativa a punto di forza.

La prima è quella di rilassarsi per contrastare la pressione, magari attraverso tecniche benefiche fisiche o mentali, mentre la seconda è riconoscere i fattori di tensione da digitalizzazione. La costante reperibilità e il sovraccarico di informazioni possono infatti causare stress. Identificare le fonti di tensione, cercando maggior equilibrio e supporto fra colleghi, può migliorare benessere generale e produttività.

Lo stress è una tensione fisica e mentale che non è necessariamente negativa. Anzi, può fungere da catalizzatore e motivare ad affrontare le sfide, migliorare le prestazioni e aumentare la mental agility. Questa dimensione positiva prende il nome di ‘eustress’, mentre la connotazione negativa nello stress è chiamata ‘distress’, e a lungo termine può danneggiare l’individuo.

Lasciare la “to do list” in ufficio

Secondo Cegos, si può allenare la propria resistenza psicologica alle difficoltà per trarne energia positiva. Tecniche specifiche aiutano anche a capitalizzare il passato, guardare al futuro con ottimismo e gestire la vita in modo più positivo.
Tra i primi obiettivi da porsi, vi è quello di lasciare la ‘lista delle cose da fare’ in ufficio, tracciando una linea di demarcazione chiara tra vita professionale e privata.

Stare insieme alla famiglia è considerato un efficace antistress, e mantenere le connessioni sociali, insieme all’attività fisica, è uno dei modi migliori per rilassarsi. Accortezze come introdurre pause dal cellulare o informare il team sulle fasce orarie in cui si può essere reperibili, consentono di pianificare meglio le proprie attività e vivere pienamente il tempo che si dedica agli affetti.

Imparare a dire no per evitare sprechi di tempo

Lo smartworking ha ridotto il tempo per recarsi in ufficio e ha permesso ai lavoratori di gestire meglio il proprio work-life balance. Tuttavia, questa possibilità richiede una certa disciplina per mantenere un confine ben delineato tra lavoro e privato.

Attività ludiche e sportive possono poi aiutare a calmare i nervi e i pensieri negativi. È importante, però, avere anche periodi di riposo e divertimento: noia e inazione stimolano la creatività, fondamentale per risolvere problemi quotidiani più o meno complessi.
Inoltre, l’organizzazione del time management aiuta a pianificare appuntamenti privati e professionali, riducendo la pressione. Sapere quando dire ‘no’ contribuisce a evitare sprechi di tempo e godersi quello libero.

Il pericolo del bore-out

Quando si è stanchi di non essere adeguatamente riconosciuti e ricompensati è importante richiedere un confronto chiarificatore con i superiori. Anche svolgere attività inferiori al proprio potenziale può essere pericoloso quanto lo stress costante. Questo fenomeno, noto come bore-out, può causare insoddisfazione, svogliatezza e depressione.

Ultimo consiglio, riporta Adnkronos: è importante condividere esperienze con persone che la pensano allo stesso modo, o disposte a capitalizzare eventuali divergenze di pensiero, per identificare i momenti di stress e trovare soluzioni costruttive. Evitando lamentele, e avendo sempre l’obiettivo di migliorare il proprio benessere, si contribuisce a un ambiente di lavoro più positivo e produttivo per tutti.

Saldi estivi: come fare affari senza brutte sorprese?

Si è aperta ufficialmente la stagione estiva della caccia ai saldi. Ma, per fare acquisti davvero convenienti è bene non farsi prendere dalla frenesia del momento, e fare attenzione ad alcune semplici regole per prevenire brutte sorprese. Altroconsumo ha condiviso alcuni consigli utili per fare acquisti (fisici e online) a prezzi scontati di capi di abbigliamento, dalle scarpe all’intimo, passando per i ‘must have’ della stagione.

Innanzitutto, il consiglio è di avere fatto un giro tra i negozi qualche giorno prima della data di inizio dei saldi. Ciò avrebbe permesso di capire cosa acquistare, ed essere sicuri che al momento del saldo merce e prezzo siano stati veramente scontati.

Provare sempre i vestiti prima di comprarli

Altro consiglio: si devono sempre provare i capi da acquistare. Nonostante i negozianti non siano obbligati a permettere la prova, è sempre meglio verificare la vestibilità.
Un altro punto fondamentale riguarda le etichette. È bene evitare di acquistare capi d’abbigliamento privi di etichette di composizione e manutenzione. Queste informazioni sono cruciali per sapere come trattare il tessuto, sia per la pulizia a secco sia per il lavaggio in acqua, evitando così di danneggiare il capo.

E bisogna tenere conto del fatto che il cambio dei prodotti non difettati è a discrezione del negoziante. Prima di acquistare, bisogna quindi informarsi sulle politiche di reso e di garanzia. Infatti, anche i prodotti in saldo sono soggetti a specifiche politiche di garanzia.

I prezzi esposti vincolano il venditore

Per evitare confusione e acquisti non desiderati, la merce in saldo deve essere esposta separatamente da quella non scontata.
Se questa regola non viene rispettata, il consumatore può segnalare l’irregolarità alla polizia municipale.

Per assicurarsi di acquistare capi realmente scontati, inoltre, è bene fare attenzione a come vengano applicate le giuste regole su prezzi e modalità di pagamento. I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, è opportuno segnalarlo al negoziante e non esitare, in caso di problemi, a far intervenire la polizia municipale.

I pagamenti digitali devono essere accettati

Ricordarsi poi che dal 2022 chi non accetta pagamenti con bancomat e carte di credito può essere sanzionato con 30 euro di multa a cui si aggiunge una quota pari al 4% del valore della transazione rifiutata.

Il negoziante è quindi tenuto ad accettare i pagamenti digitali anche in periodo di saldi.
Non è poi possibile aumentare prezzi per pagamenti effettuati con carta, e non possono essere applicate commissioni aggiuntive.

Italia, quali lavori saranno richiesti e… introvabili? 

In un futuro prossimo, l’Italia potrebbe trovarsi di fronte a una grave crisi nella disponibilità di personale qualificato per settori chiave come trasporti, costruzioni e tecnologia, con impatti significativi sulla mobilità, sull’infrastruttura e sull’innovazione.

“Potrebbe, infatti, diventare sempre più difficile trovare un mezzo pubblico, costruire nuovi palazzi o grandi opere, far circolare i treni o contare su una rete elettrica in linea con le esigenze della transizione ecologica. Non tanto per mancanza di investimenti, quanto per la carenza di personale che molti di questi settori stanno sperimentando”. Lo scrive Skuola.net, che ha pubblicato i dati del Centro Studi di Distretto Italia. 

Un gap da colmare

Da una parte ci sono le aziende: il 75% delle offerte di lavoro riguardano profili professionali attinenti a mansioni tecnico-pratiche. Insomma, 3 offerte di lavoro su 4 si rivolgono a persone formate in questi ambiti. Dall’altra parte della barricata, invece, troviamo proprio i giovani: quasi la metà degli studenti delle superiori (49%), secondo una ricerca dello stesso Centro Studi realizzata da Skuola.net, scarta a priori l’ipotesi di svolgere professioni di tipo tecnico o manuale.

I ragazzi preferiscono percorsi di studio teorici, ampliando così il divario tra le richieste del mercato e le competenze disponibili.

I 10 mestieri che spariscono (ma servono)

Alcuni settori soffrono particolarmente, con una lista crescente di mestieri difficili da coprire. Tra i primi dieci mestieri introvabili ci sono autisti di mezzi pubblici, carpentieri, tecnici dell’armamento ferroviario, movimentatori di macchine da terra, macchinisti, addetti al segnalamento ferroviario, esperti di intelligenza artificiale, addetti alla gestione cantieri, cost controller di cantiere e impiantisti elettrici.

Il ruolo della Scuole dei Mestieri 

Per affrontare questa carenza, molte aziende stanno investendo nelle “Scuole dei Mestieri”, programmi formativi intensivi che combinano un diploma con corsi specifici per fornire le competenze richieste dal mercato del lavoro. Questi percorsi professionalizzanti, ispirati alle botteghe rinascimentali, mirano a creare autonomamente le risorse di cui le imprese hanno bisogno.

Come formare la futura forza lavoro

Secondo l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi, le Scuole dei Mestieri sono centrali nella formazione della futura forza lavoro, offrendo opportunità di impiego e rispondendo al fabbisogno del comparto produttivo e industriale nazionale.

Questo approccio mira a creare una catena virtuosa delle competenze, necessaria per affrontare le sfide infrastrutturali e tecnologiche che il Paese deve affrontare.

Mutui: in 2 anni la rata a tasso variabile aumenta, italiani in difficoltà

Nel biennio 2022-2023 i 95 miliardi di mutui erogati a tassi più elevati rispetto al recente passato hanno fatto quasi raddoppiare il tasso medio delle consistenze, superando il 3%.
Un effetto accentuato dalla quota di mutui a tasso variabile, che hanno registrato un picco tra settembre 2022 e febbraio 2023.

Questa situazione ha portato molte famiglie ad avere problemi con la gestione della rata del mutuo. Tra il 50% degli italiani maggiorenni con almeno un finanziamento in corso uno su quattro teme nel 2024 di avere difficoltà a rispettare regolarmente il rimborso delle rate.
Emerge dall’Osservatorio SalvaLaTuaCasa di Save Your Home, realizzato da Nomisma e presentato alla Camera dei Deputati.

Famiglie in bilico e insolventi

Le famiglie in bilico e quelle insolventi (il 16% delle famiglie analizzate), si trovano in una posizione di maggiore criticità.
Tra le famiglie in bilico, il 46% ha in corso un prestito finalizzato all’acquisto di un bene o servizio (famiglie insolventi, 44%), o un prestito legato a una necessità di liquidità (30% in bilico, 20% insolventi), o una rateizzazione di pagamento tramite carta revolving o dilazione Buy Now Pay Later (25% in bilico, 43% insolventi).

A fine 2023, a causa del prolungato incremento dei tassi di interesse, aumentano le famiglie che devono sostenere una rata più alta. Infatti, l’incidenza delle famiglie con una rata mensile, tra mutuo e credito al consumo, superiore a 700 euro è passata dal 27% al 40%.

L’impatto sulla qualità del credito

Le dinamiche più marcate e allarmanti sono legate agli incrementi delle rate dei mutui a tasso variabile, circa il 40% dei mutui attualmente in fase di rimborso.
La violenta risalita del costo del denaro in meno di due anni ha generato aumenti compresi tra il 35% e il 119% della rata mensile, con una conseguente contrazione del reddito netto residuo disponibile fino al 51%.

La potenziale criticità è destinata a permanere anche nel medio termine, in quanto le prospettive di riduzione del costo del denaro sono graduali e diluite nel tempo.
Malgrado il tasso di default delle famiglie sia complessivamente rimasto su livelli contenuti, in mancanza di soluzioni efficaci i tassi ancora elevati possono impattare sulla qualità del credito.

L’aumento dell’Euribor si riflette sul mercato delle aste

Storicamente, l’aumento dell’Euribor a 3 mesi si traduce in un aumento dei crediti deteriorati con un ritardo temporale di 12-18 mesi. Di conseguenza, il significativo aumento dell’Euribor desta preoccupazioni, se non sarà affiancato da interventi efficaci di supporto.

Una situazione che si rifletterà probabilmente anche sul mercato delle aste immobiliari, stimate per il 2024 tra 160mila/180mila (+12% vs 2023).
Le aste, però presentano molte criticità e inefficienze, con macro-costi per il sistema pubblico e le famiglie escusse. I prezzi di aggiudicazione arrivano infatti a dimezzare il valore dell’immobile, mentre la lunghezza e l’onerosità dei procedimenti riducono ulteriormente il ricavato effettivo, lasciando ampie quote di scoperto a danno di creditori e debitori.