Situazione economica: nel 2023 peggiora il giudizio delle imprese 

La conferma arriva dall’indagine della Banca d’Italia condotta tra il 22 maggio e il 12 giugno: nel secondo trimestre 2023 i giudizi sulla situazione economica delle imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti complessivamente restano sfavorevoli. I principali fattori che frenano le prospettive di crescita continuano a essere l’incertezza economica e politica, e seppur in misura nettamente minore rispetto al 2022, l’andamento del prezzo del petrolio. Nel secondo trimestre dell’anno si sta verificando un generale deterioramento delle valutazioni nell’industria, a fronte di una tenuta nei servizi e di un lieve miglioramento nelle costruzioni. Così anche nel terzo trimestre, dove il divario tra le attese di miglioramento e di peggioramento delle condizioni operative diviene più negativo per le imprese dell’industria e torna positivo nei servizi e nelle costruzioni.

Si indebolisce l’impulso proveniente dalla domanda

Si indebolisce inoltre l’impulso proveniente dalla domanda, che aveva sostenuto l’attività nel primo trimestre. Anche in questo caso, il peggioramento si concentra nel comparto dell’industria, a fronte della stabilità nei servizi e dell’ulteriore rafforzamento nelle costruzioni. Sviluppi analoghi hanno segnato i giudizi sulla domanda estera.
Le attese sulla domanda totale e su quella estera nel terzo trimestre, riporta Italpress, sono però favorevoli, seppure meno positive che nel trimestre precedente.
Quasi la metà delle imprese attive nel comparto residenziale dichiara poi che una parte dei propri lavori ha beneficiato delle agevolazioni connesse al Superbonus (51% nella scorsa rilevazione).
E la quota di imprese che giudica invariate le condizioni di accesso al credito aumenta al 78,4% dal 76,6% nel trimestre precedente, riflettendo principalmente il calo della quota di chi le considera in peggioramento.

Peggiora il giudizio sulle condizioni per investire

La posizione complessiva di liquidità nei successivi tre mesi continua a essere ritenuta almeno sufficiente da poco più del 90% delle aziende. Tuttavia peggiora il giudizio sulle condizioni per investire.
Nel complesso, la quota delle imprese che si attendono una maggiore spesa per investimenti nell’anno in corso rispetto al precedente supera del 16,5% quella di coloro che ne prevedono una riduzione, in linea con la precedente rilevazione. Anche il saldo fra la quota di aziende che intendono espandere il numero di addetti e quella di chi prevede di ridurlo rimane positivo e invariato rispetto alla precedente rilevazione. Fra i diversi settori, le prospettive risultano più favorevoli per le aziende con almeno 1.000 addetti, per quelle localizzate al Centro Italia, nel comparto dei servizi e delle costruzioni.

Scendono le aspettative sull’inflazione al consumo, ma restano su valori elevati

Nel secondo trimestre si riduce poi lievemente la quota di imprese che ha riscontrato difficoltà legate ai prezzi dei beni energetici (47%, 52% nel primo trimestre). Per circa due terzi delle imprese tali ostacoli, inoltre, sono stati minori rispetto al trimestre precedente. E sostanzialmente risulta dimezzata rispetto alla rilevazione precedente (da 39% a 20%) la quota di imprese che ritiene che i prezzi dell’energia influenzeranno al rialzo i prezzi praticati nei prossimi tre mesi. Quanto alle aspettative sull’inflazione al consumo risultano ulteriormente scese su tutti gli orizzonti di previsione, pur restando su valori storicamente elevati.

Aumentano le frodi creditizie: 132 milioni di danni nel 2022 

Codice fiscale apparentemente regolare ma inesistente, carta di identità, patente: sono i documenti identificativi utilizzati dai criminali per mettere a segno le frodi creditizie al fine di ottenere credito o acquisire beni. Le frodi realizzate tramite furto d’identità e utilizzo illecito dei dati personali e finanziari continuano ad avere un peso significativo sul credito. In particolare, sul credito al consumo.
Secondo l’Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti di identità realizzato da CRIF-MisterCredit, nel 2022 il numero di frodi in Italia è cresciuto del 19,9%, superando i 34.300 casi, per un valore economico generale cresciuto del 6,3%. Complessivamente, il danno stimato raggiunge 132 milioni di euro. Al numero maggiore di casi corrisponde però una diminuzione dell’importo medio frodato, che si attesta a 3.850 euro (-11,3% rispetto al 2021).

I criminali si concentrano su importi ridotti

Le organizzazioni criminali continuano a spostare l’interesse soprattutto sugli importi più bassi. Nel 2022, i casi di frode con un importo inferiore a 1.500 euro rappresentano la maggioranza dei casi, con il 38,8% del totale, in aumento del +46% rispetto al 2021. Un trend che si va consolidando, visto che nel 2021 l’aumento era già stato del +52% rispetto al 2020.
Di contro, si registra un notevole decremento dei casi di frode con importi nella fascia 5.000-10.000 euro, che passano dal 14% al 7,5% del totale (-46,2%). Diminuiscono notevolmente anche i casi con importo superiore a 10.000 euro, -30,4% sul totale rispetto al 2021.

L’attenzione si sposta sulle carte di credito

Tra le forme tecniche di credito in cui avvengono il maggior numero di casi fraudolenti, i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (auto, moto, articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici), restano sempre la tipologia di finanziamento più colpita.
Nel 2022 questi casi rappresentano il 38,4% del totale. Si contraggono fortemente i casi sui prestiti personali (-40,7%), rappresentando nel 2022 il 13,4% del totale. Ma l’attenzione dei truffatori sembra spostarsi sempre più anche verso le carte di credito (+31,5%). Crescono poi i casi di frode sulla rateizzazione di acquisti e-commerce, le cosiddette formule Buy now, pay later, anche se ricoprono ancora una fetta residuale sul totale (1,3%).

Gli under 30 restano i più colpiti

La grande maggioranza dei casi ha per oggetto l’acquisto di elettrodomestici (31,1%), seguiti da auto-moto (8,7%), elettronica (6,3%), arredamento (5,0%) e immobili/ristrutturazione (5,6%), che insieme alle spese per la casa raggiunge il 10,6%.
Gli under 30 restano la fascia maggiormente colpita, con il 22,9% sul totale delle vittime. La fascia anagrafica in cui si rileva il maggior incremento percentuale è quella dei 51-60 anni (+6,6%), mentre diminuiscono le frodi tra i 31-40 anni (-5,5%).  La maggiore incidenza è in Campania, Sicilia, Lombardia e Puglia. Rispetto al 2021, la Sicilia cresce del +4,5%, mentre la Puglia registra un aumento del +8,1%. Dove si registra il maggior incremento rispetto al 2021 è il Trentino-Alto Adige (+17,9%), seppure la quota sul totale si mantiene limitata (0,7%).

Condizionatori: salgono le temperature ma i costi scendono del 43%

È un vero sollievo per gli oltre 26 milioni di italiani che hanno un condizionatore in casa, e ancor più per i 2 milioni di proprietari che scottati dalla bolletta dello scorso anno non vorrebbero accenderlo. Se infatti le temperature iniziano a salire, la buona notizia è che i costi dei condizionatori in bolletta sono in discesa. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different, quest’anno chi sceglierà di accendere l’aria condizionata dovrà mettere a budget il 43% in meno rispetto allo scorso anno, ovvero, circa 124 euro. Ma se il prezzo dell’energia quest’estate sarà più clemente, rimane importante fare attenzione a come si usa l’apparecchio, perché le cattive abitudini potrebbero avere un impatto negativo sulla bolletta. Facile.it ha realizzato un vademecum con alcuni consigli pratici per ridurre le spese, ma soprattutto gli sprechi, e risparmiare sul conto finale.

Classe energetica: migliore l’efficienza, minori i consumi

Se si vuole risparmiare prima di tutto è necessario scegliere con attenzione la classe energetica del condizionatore: migliore l’efficienza, minori i consumi. Meglio quindi optare per un modello di classe A o superiore, in modo da ridurre notevolmente il peso in bolletta. Passare da un condizionatore di classe B a uno di classe A++ significa infatti ridurre il costo di circa il 40% all’anno (circa 50 euro).
Occhio, però, alle etichette energetiche. Se a partire dal 2021 è entrata in vigore la nuova classificazione per molti elettrodomestici, la novità non ha ancora interessato il mondo dei climatizzatori. Chi ha un condizionatore datato può comunque sfruttare le detrazioni fiscali. Cambiando un vecchio impianto si può approfittare di bonus fino al 65%.

Con un modello inverter si risparmia fino al 30%

Scegliere la temperatura corretta sembra una banalità, ma non lo è. Impostare 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno è l’ideale, e se l’apparecchio ne è dotato, meglio ancora usare la funzione di deumidificazione. Scelta che permette di alleggerire la bolletta fino al 13%. Valutare poi l’istallazione di un condizionatore inverter, che a differenza di quello tradizionale, una volta raggiunta la temperatura ideale rallenta la velocità del motore e funziona al minimo.
Questa tipologia di climatizzatore permette un risparmio energetico del 30% rispetto a uno standard.
In ogni caso, sottovalutare manutenzione dell’impianto e pulizia dei filtri può costare caro. Un apparecchio mal conservato fa spendere fino all’8% in più.

Non disperdere il fresco

Tenere le finestre aperte quando l’aria condizionatore è in funzione è una noncuranza che può rivelarsi dannosa. Per evitare sprechi di corrente (e denaro), quindi, è bene verificare che il fresco non venga disperso. Oltre a chiudere le finestre, è utile anche abbassare le tapparelle nelle ore più calde, e non lasciare aperte le porte delle altre stanze quando non necessario: questo, può incidere fino al 6% sui consumi.
E durante le ore notturne, in alternativa alla deumidificazione, è bene preferire la funzione apposita per la notte, oppure programmare in maniera sensata la temperatura e l’eventuale spegnimento dell’apparecchio. In questo modo, la riduzione degli sprechi arriva al 10%.

Arredo: nel 2023 sale a 560 miliardi di euro 

Nel segmento dell’arredo l’Italia è riuscita ad arrivare prima di altri competitor in alcuni mercati in forte sviluppo, divenendo la punta di diamante di un mercato globale che nel 2022 supera 50 miliardi di euro. Nel ranking mondiale 2022, l’Italia (4,5%), supera la Germania (4,3%) e si colloca al terzo posto per fatturato, dopo Cina (37,1%) e Stati Uniti (13,6%). Nel 2023 la crescita stimata per le imprese italiane dell’arredo è pari al +5%, corrispondente a 560 miliardi di euro.Una crescita più contenuta rispetto all’aumento registrato nel 2022 (+12%), ma le previsioni di lungo periodo porterebbero la produzione a 690 miliardi di euro nel 2027.
Emerge dal Report sull’arredo per la casa, l’ufficio e gli spazi per la collettività, condotto dall’Area Studi Mediobanca.

Aumentano le vendite, soprattutto sul mercato estero 

L’Italia è il secondo esportatore di arredo dell’UE-27 e il quarto nel panorama mondiale, dopo Polonia, Vietnam e Cina.
L’UE-27 costituisce il principale sbocco commerciale, rappresentando il 45,9% delle esportazioni italiane di arredo, seguito dall’Europa non UE (16,4%). 
E il trend di crescita delle vendite sembra proseguire anche nel 2022, con un aumento del fatturato nominale pari al 18%, più marcato sul mercato estero (+20%), meno su quello interno (+16%).
Nonostante le incertezze dovute al contesto geopolitico e alla spinta inflazionistica, il 57% delle aziende prevede un incremento di fatturato ed esportazioni anche nel 2023, sebbene più contenuto rispetto ai due anni precedenti. Per fronteggiare i rischi di rottura delle catene di fornitura, il 58,3% ha in agenda l’aumento o la diversificazione dei fornitori la loro prossimità nazionale (41,7%) o addirittura locale (37,5%).

Prodotti più innovativi, riciclabili e longevi

Tra gli asset ritenuti strategici per lo sviluppo futuro, il capitale umano rappresenta l’elemento centrale su cui focalizzare i maggiori sforzi (23,7%), seguito dai patrimoni tecnico e conoscitivo (19,6%), finanziario (19%), e dal capitale organizzativo (18,1%).  Inoltre, nell’agenda del comparto italiano dell’arredo la salvaguardia dell’ambiente è un tema prioritario. Le aziende infatti si stanno sempre più orientando su prodotti innovativi, atossici, riciclabili, certificati e smaltibili in sicurezza.
Ed è evidente la tendenza verso un allungamento della vita utile del mobilio, oltre a una maggiore disponibilità nell’assistenza after-sale in termini di manutenzione e fornitura di parti di ricambio da parte dei produttori.

Verso l’indipendenza dalle forniture straniere

Le imprese del comparto hanno in agenda alcune tematiche non procrastinabili, come l’invecchiamento della forza lavoro, combinato alle difficoltà nell’individuare nuovo personale qualificato. Un’altra criticità è rappresentata dalla dipendenza dalle forniture straniere a condizioni economiche meno vantaggiose. Nel 2022 il nostro Paese ha importato più legno a costi più elevati, e nonostante ora i prezzi siano più contenuti, l’adozione di un’adeguata politica forestale che renda l’Italia autonoma nell’approvvigionamento di legname rimane un tema prioritario.
È poi necessario sviluppare il canale delle vendite online, strategico per penetrare soprattutto i mercati esteri. Nel 2022 il valore degli acquisti di arredo tramite e-commerce supera 3,5 miliardi di euro. Un incremento significativo, considerando che nel 2017 il valore era pari a poco meno di un miliardo.

Plastica, l’inquinamento ha superato il “limite planetario”

L’allarme relativo alla presenza diffusa della plastica nell’ambiente è sempre più preoccupante. Questo materiale, prodotto dall’uomo, si trova ovunque nel mondo: nel suolo, nei fiumi, nell’aria e persino nel cibo. Nonostante i benefici che la plastica apporta all’umanità, il suo impatto sulla natura e sulla salute di tutti gli esseri viventi è sempre più devastante, con danni spesso irreversibili. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il WWF ha pubblicato un nuovo rapporto, intitolato “Plastica: dalla natura alle persone. È ora di agire”. Contestualmente, ha invitato il governo a superare il semplice riciclaggio degli imballaggi, estendendo la raccolta differenziata a tutti i prodotti in plastica ad uso comune al fine di promuovere l’economia circolare come valore condiviso.

E’ il momento di agire

La gestione della plastica deve diventare più efficace, efficiente e coordinata, coinvolgendo tutti gli attori coinvolti: istituzioni, aziende, persone e comunità. È necessario agire in tutte le fasi, dalla produzione all’utilizzo fino allo smaltimento della plastica. Secondo il rapporto, l’Italia si classifica tra i peggiori Paesi inquinanti che si affacciano sul Mediterraneo, essendo il secondo maggior produttore di rifiuti plastici in Europa. Il WWF ritiene che non sia più sostenibile limitarsi al riciclaggio degli imballaggi e chiede al governo di estendere la raccolta differenziata a tutti i prodotti in plastica ad uso comune, in modo che possano essere trasformati in nuovi oggetti, promuovendo così l’economia circolare.

Danni in ogni fase del ciclo di vita della plastica

I danni causati dalla plastica sono numerosi e significativi in ogni fase del suo ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo fino allo smaltimento. Nonostante una produzione in costante aumento, lo smaltimento della plastica rimane ancora altamente inefficiente e inefficace, con tassi di riciclo inferiori al 10% a livello globale. Di conseguenza, ogni anno fino a 22 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli ambienti marini e terrestri, la maggior parte dei quali di plastica monouso. Inoltre, la produzione di plastica oggi contribuisce al 3,7% delle emissioni globali di gas serra, e si prevede che questa percentuale possa aumentare fino al 4,5% entro il 2060 se non si adottano misure adeguate. La plastica ha provocato una contaminazione globale, diffusa e persistente in tutti gli ambienti naturali, come i mari, i fiumi, i laghi, la terra e l’aria. L’inquinamento da plastica ha superato il “limite planetario” oltre il quale gli ecosistemi non sono più in grado di garantire condizioni favorevoli alla vita, come afferma il rapporto del WWF.

Serve un approccio multilivello

È evidente che è necessario adottare un approccio multilivello e coinvolgere tutti gli attori coinvolti per invertire la rotta. Bisogna agire immediatamente sulla prevenzione, il riuso e il riciclo, che sono i primi tre livelli della gerarchia dei rifiuti. È fondamentale ridurre la produzione e l’uso della plastica non necessaria e dannosa, promuovere il riutilizzo e la riparazione dei prodotti in plastica attraverso l’innovazione, ed estendere la raccolta differenziata a tutti i settori produttivi, non solo gli imballaggi, al fine di aumentare le tipologie di oggetti riciclabili.Per porre fine all’inquinamento da plastica entro il 2040, è urgente che le nazioni del mondo adottino un Trattato globale sulla plastica, come richiesto nella risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente del marzo 2022. I danni ambientali causati dalla plastica e dalle sostanze chimiche ad essa associate sono di portata globale e superano i confini nazionali, influenzando la salute del pianeta e delle persone in tutto il mondo.

Whatsapp, arriva la funzione che “corregge” i messaggi

Fino ad ora – e per fortuna – in caso di invio troppo frettoloso si poteva eliminare il messaggio e nel caso rimandarlo. Oggi diventa ancora più facile la messaggistica su Whatsapp, tanto che le comunicazioni possono ora essere modificate.

Basta errori e sì all’emoji giuste

WhatsApp ha finalmente introdotto la tanto attesa funzione di modifica dei messaggi, che permetterà agli utenti di correggere gli errori o aggiungere emoji entro 15 minuti dall’invio. Sarà sufficiente premere a lungo sul messaggio da modificare e selezionare l’opzione “Modifica” dal menu. Una volta apportate le modifiche, il messaggio mostrerà l’indicazione “modificato” accanto all’orario di invio. Come per tutti i messaggi personali, i file multimediali e le chiamate, anche i messaggi modificati sono protetti da crittografia end-to-end.
Questa funzione sarà particolarmente utile per correggere eventuali errori di battitura o per aggiungere emoji che erano state dimenticate in un messaggio inviato in precedenza. Tuttavia, sarà possibile utilizzare questa opzione solo entro 15 minuti dall’invio del messaggio.

A disposizione di tutti nelle prossime settimane

WhatsApp ha dichiarato che questa nuova funzione è stata in fase di sviluppo per un po’ di tempo e sarà resa disponibile a tutti gli utenti nelle prossime settimane. Con l’aggiunta di questa funzionalità, WhatsApp si allinea ad altri servizi di messaggistica come Telegram. L’introduzione della modifica dei messaggi offrirà agli utenti la possibilità di correggere immediatamente eventuali errori, senza dover cancellare e reinviare il messaggio. Inoltre, poiché le modifiche non saranno visibili agli altri utenti, si eviteranno situazioni di confusione all’interno delle chat.

Ancora da colmare la politica di “sicurezza”

Tuttavia, alcuni utenti potrebbero preoccuparsi per possibili abusi legati a questa funzione. Ad esempio, un utente potrebbe inviare un messaggio provocatorio o offensivo e modificarlo prima che gli altri utenti abbiano la possibilità di leggerlo. WhatsApp dovrà affrontare questa problematica con una politica chiara e precisa sull’uso della funzione di modifica dei messaggi. Il fatto che la modifica dei messaggi sia stata richiesta da numerosi utenti di WhatsApp evidenzia l’importanza di un maggiore controllo sul testo inviato. Questo rappresenta un passo importante verso un’esperienza utente più soddisfacente nel contesto della messaggistica digitale. Sebbene questa opzione da sola non risolva tutti i problemi di comunicazione, rappresenta sicuramente un miglioramento significativo nel processo di scambio di informazioni tra gli utenti della piattaforma.

Serenità al lavoro: la leadership deve metterci testa e cuore 

Sfruttamento, mobbing, orari prolungati, carenza di periodi di riposo, stanchezza, mancanza di formazione e carriera: sono queste le cause più note dello stress dei lavoratori. L’OMS e l’Organizzazione internazionale del Lavoro (IOL) denunciano infatti l’elevata presenza di disturbi mentali e sindromi da stress negli uffici. Negli USA il 76% dei lavoratori dichiara di avere almeno un problema mentale in ufficio, e per il 90% la responsabilità spesso è dei datori di lavoro. Una proposta per un’azione sui luoghi di lavoro, a cura del Framework for Workplace Mental Health and Wellbeing statunitense, e pubblicata sull’Health & Fitness Journal dell’American college of sports medicine, parla chiaro: gli ingredienti base per una leadership attenta al benessere dei dipendenti sono due, la testa e il cuore. 

I 5 pilastri del benessere in ufficio

La proposta comprende i 5 pilastri necessari per ritrovare serenità ed equità tra leader, manager e dipendenti. Primo, attenzione alla sicurezza e alla protezione dei dipendenti, rendendo operative norme, politiche e programmi secondo i principi di diversità, equità, inclusione e accessibilità. Secondo, attenzione al supporto sociale, creando culture di inclusione e appartenenza, e coltivando rapporti di fiducia. Terzo, attenzione all’autonomia e alla flessibilità, consentendo una programmazione flessibile, e rispettando i confini tra tempo lavorativo e non lavorativo. Quarto, considerare la dignità e il significato del lavoro stesso. Come? Ad esempio fornendo un salario dignitoso, e costruendo una cultura di gratitudine e riconoscimento. E quinto, garantire opportunità di crescita, offrendo formazione, istruzione e monitoraggio di qualità, e promuovendo un accesso equo all’avanzamento di carriera

Limitare i pericoli nell’ambiente lavorativo

Se il lavoro ‘nobilita l’uomo’ stimolando le persone a crescere e fornendo risorse per prendersi cura della propria famiglia, dov’è il cortocircuito? “Il lavoro è di per sé un forte motore di salute e benessere, e allo stesso modo l’ambiente di lavoro, sia fisico sia psicosociale, può avere un impatto importante sul benessere fisico e mentale dei lavoratori – spiega Nico Pronk, docente e presidente della International association for worksite health promotion -. Se l’esposizione ai pericoli insiti nell’ambiente di lavoro è limitata, i lavoratori sono più protetti da incidenti e infortuni e se l’ambiente di lavoro è favorevole i colleghi possono affrontare con successo situazioni di stress”.

Una cultura orientata al benessere mentale

“Il benessere mentale e fisico in ufficio è legato strettamente ad ambienti di lavoro sicuri, sani e positivi dove le persone sentono di lavorare in modo produttivo – continua Pronk -. I benefici si estendono a tutti: datori di lavoro, dipendenti e famiglie”.   
Come si sostiene il cambiamento a favore della serenità? Con capi che usano la testa e il cuore,  riporta Ansa, insieme, “attraverso una leadership che si impegni in modo visibile e attivo per costruire una cultura orientata al benessere mentale – spiega Pronk – e per costruire una cultura di inclusione, apprezzamento e appartenenza”.

Bonus famiglia: le agevolazioni approvate o confermate nel 2023

La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto una serie di misure dedicate alle famiglie che si aggiungono a quelle già in vigore o ai sussidi riconfermati con modifiche. Con il termine ‘bonus famiglia 2023’ si intendono tutte le agevolazioni legate alla conciliazione vita-lavoro, ai sostegni economici alla genitorialità e alle agevolazioni rivolte ai nuclei familiari. E con i nuovi Servizi Proattivi di Inps si viene contattati direttamente via email quando sono in arrivo nuovi Bonus in linea con il proprio ISEE. Alcuni Bonus sono nuovi, altri, come l’Assegno Moglie a Carico, il Bonus Asilo Nido, e l’Assegno Unico Figlio, sono una conferma di quelli già presenti lo scorso anno.

Carta Acquisti, Bonus 200 euro, Bonus Bollette, Spese veterinarie detraibili 

La Carta Acquisti, detta anche Carta Risparmio Spesa, aiuta le famiglie in difficoltà economica a fare la spesa nei supermercati aderenti al programma, e consiste in una carta prepagata utilizzabile presso i supermercati convenzionati.  Il Bonus 200 euro è invece un contributo economico destinato a lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati e disoccupati con reddito non superiore a 40.000 euro annui lordi, mentre per accedere al Bonus Bollette è richiesto un ISEE massimo di 15mila euro, o non superiore a 20.000 euro se il nucleo ha almeno 4 figli a carico o se titolare di Reddito di Cittadinanza o Pensione di Cittadinanza. Le spese veterinarie detraibili sono invece un’agevolazione fiscale per le famiglie che hanno sostenuto spese per il veterinario o l’acquisto di farmaci per animali domestici.

Bonus Trasporti, Bonus Patente, Bonus Psicologo, Bonus Vacanze

Oltre ai Bonus già citati, il Governo prevede altre misure di sostegno, come il Bonus Trasporti, che prevede un rimborso del 30% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti annui o stagionali dei servizi di trasporto pubblico locale, o il Bonus Patente, rivolto ai giovani autisti per l’autotrasporto, gestita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma c’è anche il Bonus Psicologo, destinato a chi vive una condizione di ansia, stress, depressione e fragilità psicologica a causa della pandemia e ha un ISEE non superiore a 50.000 euro, o il Bonus Vacanze, una misura che consente a pensionati e famiglie con disabili di ottenere un contributo economico per soggiorni in Italia effettuati tra il 1° luglio 2023 e il 31 ottobre 2023. 

I Bonus Casa


Oltre alle misure più dirette al sostegno economico, il Governo riconferma o introduce anche vari bonus dedicati alla casa. In particolare, il Bonus Ristrutturazioni, prorogato e ampliato, che permette ai contribuenti di detrarre il 50% delle spese sostenute per lavori di ristrutturazione, il Bonus Tende da Sole, introdotto nel 2023 per l’installazione di dispositivi fotoprotettivi, il Bonus Condizionatori, che rientra nel pacchetto di incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, il Bonus Verde, un’agevolazione fiscale disponibile per chi desidera migliorare il proprio giardino o balcone, e il Bonus Mobili, una detrazione per gli acquisti di mobili o grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+.

Design Week 2023: sostenibilità e qualità al centro di arredo e progettazione

Dal 17 al 23 aprile 2023 è tornata a Milano la Design Week 2023, la settimana interamente dedicata al settore del design, dall’arredo al progetto. L’evento fieristico del Salone del Mobile, ospitato negli spazi di Rho Fiera Milano, è stato accompagnato dai consueti eventi del Fuorisalone, che hanno animato i diversi design district della città. Una 61esima edizione che quest’anno si è presentata con una veste completamente rinnovata, con l’obiettivo di rispondere alle sfide con cui oggi deve misurarsi il comparto del design. Grande attenzione alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale ed economica, quindi, vengono confermate in tutte le fasi di questa edizione 2023.

Un prodotto sostenibile è considerato migliore

Dall’indagine svolta da Ipsos e Symbola emerge come per il 56,5% degli intervistati la qualità rappresenti il driver principale della sostenibilità. La qualità è legata infatti alla convinzione che un prodotto sostenibile sia significativamente migliore rispetto agli altri, e che l’azienda sostenibile sia più affidabile, degna di fiducia, e ‘prenda le cose’ più seriamente. La maggiore enfasi posta al concetto di qualità rappresenta una vera e propria svolta culturale, e porta con sé molte implicazioni di grande interesse, poiché sempre più spesso la sostenibilità è associata al benessere individuale, economico e sociale, e non solo a quello ambientale.

Funzionalità, innovazione e principi etici

L’indagine Ipsos-Symbola spiega come la sostenibilità sia sinonimo di qualità quando coniuga la funzionalità del prodotto, la presenza di certificazioni ambientali, l’innovazione e i principi etici dell’impresa. Per quanto riguarda il settore dell’arredamento, la qualità rappresenta un aspetto decisamente importante nella scelta di un prodotto: oltre il 70% degli intervistati è disposto a pagare di più per un mobile di qualità superiore. E in tutto ciò la sostenibilità ha un peso rilevante, in quanto incide su questa scelta per il 42% del campione.

Durare nel tempo, essere prodotto in Italia, dimostrare l’impegno per l’ambiente

Ma come si declina il concetto di qualità nel settore del design? Un mobile di qualità deve soprattutto durare nel tempo, essere prodotto in Italia, ma anche dimostrare l’impegno per l’ambiente, quindi, riducendo le emissioni di CO2, l’uso di sostanze chimiche, e al contempo, evitando lo spreco di risorse. Per risultare davvero sostenibile il settore dell’arredamento deve anche prestare attenzione a determinati aspetti della filiera, in particolare, quelli legati all’economia circolare. Ovvero, la produzione e la lavorazione delle materie prime e lo smaltimento del prodotto a fine utilizzo e dei prodotti complementari/usurabili. Altri aspetti legati al trasporto, alla produzione e al confezionamento, dagli intervistati risultano meno considerati.

L’FBI avverte: attenzione a ricaricare lo smartphone nei luoghi pubblici

Quando si è in viaggio e si ha bisogno di ricaricare il proprio smartphone, può essere tentati di utilizzare una delle numerose stazioni di ricarica pubbliche presenti in aeroporti, stazioni e centri commerciali. Niente di strano, per la maggior parte di noi. Eppure questo semplice gesto potrebbe rappresentare una mossa falsa e mettere in pericolo i nostri dati.

L’allarme lanciato via Tweet dall’FBI

L’allarme è stato lanciato addirittura dall’FBI. Il Bureau statunitense, infatti, ha recentemente postato un tweet molto chiaro. “Evita di utilizzare stazioni di ricarica gratuite negli aeroporti, negli hotel o nei centri commerciali”, ha affermato un recente messaggio twittato dall’ufficio sul campo dell’FBI di Denver. “I malintenzionati hanno escogitato modi per utilizzare le porte USB pubbliche per introdurre malware e software di monitoraggio sui dispositivi. Porta il tuo caricabatterie e il cavo USB e usa invece una presa elettrica”. In sintesi, la normale pratica di ricaricare smartphone, tablet o smartwatch potrebbe comportare seri rischi per la sicurezza dei nostri dispositivi. 

Quando la porta USB diventa accesso per i malware

Secondo quando diffuso dall’ente statunitense, i truffatori possono utilizzare queste porte USB per introdurre malware e software di monitoraggio sui nostri dispositivi, consentendo agli hacker di accedere alle nostre informazioni personali. La soluzione consigliata dall’FBI è quella di utilizzare il proprio caricatore e attaccarlo alle prese a muro dei luoghi pubblici o portarsi dietro un power bank. 

Gli utenti Android quelli più esposti al rischio

Anche se nessuno è al riparo da questi pericoli, sembra che siano più a rischio gli utenti Android. Va però ribadito che anche iPhone e iPad non sono invincibili a questo tipo di attacchi. L’FBI consiglia quindi di utilizzare il proprio caricatore e attaccarlo alle prese a muro dei luoghi pubblici, o meglio ancora l proprio power bank. Su iOS, è sempre fondamentale rispondere no alla domanda “autorizza questo computer o accessorio” quando si collega un iPhone o un iPad.

Il fenomeno si chiama “juice jacking”

Questo fenomeno .- il furto di dati attraverso il cavo di ricarica e la porta USB – è definito come “juice jacking”. Per saperne di più è possibile consultare le guide dell’FBI e della Federal Communications Commission. In generale, si consiglia di evitare le ricariche in luoghi pubblici e di prestare sempre attenzione alla sicurezza dei propri dispositivi.