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Lavoro: i consigli dell’head hunter per il CV perfetto

Per cercare lavoro il curriculum vitae è fondamentale. Perciò, è importante che sia scritto in maniera efficace, incisiva (non dovrebbe superare due pagine) e coerente con la posizione a cui si aspira. Parola di Salvatore Caruso, Executive manager di JHunters, che insieme ad Adnkronos/Labitalia fornisce i consigli per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

“Quando si è agli inizi della propria carriera – spiega Caruso -, una pagina può essere sufficiente e permetterà al nostro cv di essere più di impatto. Il linguaggio deve essere chiaro e conciso, e ovviamente bisogna prestare attenzione all’ortografia e alla grammatica: errori di questo tipo potrebbero dare una cattiva impressione”.

Cosa non deve mai mancare

“Esistono – ricorda l’head hunter – tanti tipi di formati per creare un cv: non esiste un formato migliore, ma bisogna scegliere quello che ci permette di evidenziare le nostre competenze e qualità, e che sia coerente col tipo di ruolo per il quale ci candidiamo. La struttura del cv è importante per renderlo facile da leggere e comprendere”. Ma alcuni elementi devono essere sempre presenti in un curriculum.

Le informazioni personali, che riguardano la prima sezione del cv, devono essere concise e complete. A queste dovrebbe seguire una breve dichiarazione che riassuma gli obiettivi professionali.
“Se abbiamo già maturato esperienze lavorative devono essere riportate in ordine cronologico inverso, riportando il nome dell’azienda per cui abbiamo lavorato e il ruolo che abbiamo ricoperto”, puntualizza Caruso.

Non dimenticare le attività extracurricolari

Va poi presentato in maniera sintetica il percorso di studi, sempre in ordine cronologico inverso, evidenziando il titolo di studio conseguito, l’istituto e la data.

“Segue la sezione ‘Competenze’ – aggiunge Caruso -: qui è importante riportare le competenze, tecniche e soft, che fanno emergere come il nostro profilo professionale sia in linea con la posizione a cui si ambisce. Solitamente un cv si conclude con l’elenco delle attività extracurriculari e degli interessi. Non è una sezione fondamentale, ma può essere utile per far emergere alcuni tratti personali. La foto, invece, non è una scelta obbligata, ma inserire una foto sul cv può essere utile per completare una presentazione. In tal caso, preferire una foto in formato fototessera, che trasmetta serietà e professionalità”.

Quando l’head hunter è l’AI

Nella scrittura di un cv non è da sottovalutare, poi, l’impiego dell’Intelligenza artificiale da parte delle aziende per automatizzare i processi di selezione.

“Per fare in modo che il nostro cv possa essere efficace anche per i sistemi di AI è importante usare alcuni accorgimenti – continua Caruso -. Prima di tutto, bisogna usare un linguaggio semplice e diretto, in quanto i sistemi di AI faticano a comprendere il linguaggio complesso o figurato. Occorre poi inserire nel proprio cv le parole chiave specifiche, rilevanti per la posizione a cui ci si candida. È importante anche scrivere un cv di una lunghezza contenuta, in quanto i sistemi AI possono scansionare solo un numero limitato di parole”.

Benessere in azienda: nel 2024 sarà la priorità per dipendenti e imprese 

Secondo una ricerca condotta da Amajor, nonché la recente indagine di Cisl, Bibliolavoro e Sindacare, nel 2024il desiderio di benessere in azienda si affermerà come la massima aspirazione dei dipendenti. In risposta a questa tendenza, le aziende sono chiamate a ridefinire le proprie priorità e ad adottare strategie mirate al benessere dei collaboratori. Anche perché, stress e un clima tossico sono le cause principali dei licenziamenti volontari. 

Serve quindi porre al centro le persone, sostenere la riscoperta dei talenti, l’allineamento dei valori e la riorganizzazione aziendale. Ma anche, sostenere la connessione tra felicità e produttività.
Valorizzare le competenze interne e coinvolgere i dipendenti può non solo migliorare il benessere, ma anche aumentare il fatturato.

Ripartire dai valori aziendali e valutare il potenziale di ogni lavoratore

Sono cinque le attività suggerite da Amajor per promuovere il benessere in azienda. La prima è mettere i valori al centro della strategia di sviluppo, anche con la creazione di spazi dedicati, come le ‘design thinking rooms’, che favoriscono l’interazione e il confronto positivo. Organigrammi chiari e riunioni settimanali, invece, promuovono la diffusione pratica dei valori aziendali.

La seconda attività suggerita è creare un sistema che valuti il potenziale di ciascun collaboratore attraverso riunioni periodiche e trasparenti. Favorire momenti di ascolto e comprensione contribuisce al miglioramento della produttività e al benessere complessivo del personale.

Piani di sviluppo e formazione e coinvolgimento nelle iniziative aziendali

La terza attività riguarda l’utilizzo di un sistema di ascolto per creare piani di sviluppo condivisi. La formazione, vissuta come momento di crescita personale, diventa un catalizzatore per l’aumento dell’autostima e del benessere individuale.

La quarta verte poi sul coinvolgimento dei dipendenti nelle iniziative aziendali. Favorire l’attiva partecipazione delle risorse attraverso la creazione di nuovi progetti e team misti rompe con le dinamiche consolidate, e permette alle persone di sentirsi parte integrante dell’azienda, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi.

Ripristinare la cultura dell’errore

L’azienda deve poi attivarsi per promuovere una ‘cultura dell’errore’, ovvero rendere le risorse consapevoli che l’errore non è colpa, ma un’opportunità di apprendimento. Come? Incentivando i team a identificare e risolvere gli errori insieme, accelerando lo sviluppo e creando un senso più profondo di appartenenza e benessere.

La chiave per il successo nel 2024 sembra, quindi, essere una visione aziendale che mette le persone al primo posto, investendo nel loro benessere per favorire una crescita sostenibile e una maggiore produttività.

Bonus ristrutturazione, cosa copre e come avere accesso all’agevolazione?  

Il bonus ristrutturazione offre un vantaggio fiscale significativo a coloro che effettuano lavori in casa, consentendo loro di detrarre il 50% della spesa sostenuta, fino a un limite di 96.000 euro. Questa agevolazione è valida sia per i lavori eseguiti nel corso del 2023 che per quelli pianificati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. È fondamentale comprendere i costi ammissibili e gli adempimenti necessari per usufruire di questa opportunità. Il beneficio fiscale rappresenta un sostegno concreto per chi intende migliorare la propria abitazione, e il termine per usufruirne è fissato al 31 dicembre 2024, a meno di eventuali modifiche normative. Tuttavia, è importante notare che a partire dal 1° gennaio 2025, la percentuale di detrazione scenderà al 36%, con un limite di spesa ammesso di 48.000 euro per unità immobiliare. Coloro che intendono usufruire di questa agevolazione devono pianificare attentamente i lavori da eseguire e devono essere a conoscenza delle spese detraibili e delle regole da seguire.

Quali sono gli interventi agevolabili?

Il bonus ristrutturazione del 50% è valido per una vasta gamma di lavori, sia per le abitazioni singole che per i condomini. Questi includono interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, nonché lavori di ristrutturazione edilizia. Tra le spese detraibili rientrano, ad esempio, quelle per l’installazione o l’aggiornamento dei servizi igienici, la sostituzione di infissi o serramenti e la costruzione di scale interne. Il restauro e il risanamento conservativo coprono interventi come l’adeguamento dei solai o l’apertura di finestre, mentre la ristrutturazione edilizia comprende lavori più complessi come la demolizione e la ricostruzione nel rispetto della volumetria preesistente. Anche la rimozione delle barriere architettoniche e le misure di sicurezza, come l’installazione di porte blindate o grate sulle finestre, rientrano tra le spese ammissibili.

Chi ne ha diritto?

Il bonus ristrutturazione è destinato a soggetti passivi IRPEF, compresi proprietari, usufruttuari, titolari di diritti d’uso, locatari, e imprenditori individuali. Anche i familiari conviventi e i conviventi possono usufruirne se sostengono le spese di ristrutturazione e ne sono intestatari mediante bonifici e fatture.

I documenti necessari

Per beneficiare della detrazione fiscale, è essenziale effettuare il pagamento tramite bonifico bancario o postale che riporti il riferimento normativo dell’agevolazione, il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA (o il codice fiscale) del beneficiario del pagamento. Inoltre, per i lavori che comportano un risparmio energetico, come l’installazione di condizionatori o la sostituzione di infissi, è necessario inviare una comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori agevolati. È importante notare che con il decreto Cessioni n. 11/2023, la cessione del credito e lo sconto in fattura per i lavori avviati dal 17 febbraio 2023 sono stati aboliti. Pertanto, l’unico modo per ottenere lo sconto IRPEF è attraverso la detrazione fiscale, che avviene tramite la dichiarazione dei redditi e viene distribuita in dieci quote annuali di uguale importo. 

Condizionatori: salgono le temperature ma i costi scendono del 43%

È un vero sollievo per gli oltre 26 milioni di italiani che hanno un condizionatore in casa, e ancor più per i 2 milioni di proprietari che scottati dalla bolletta dello scorso anno non vorrebbero accenderlo. Se infatti le temperature iniziano a salire, la buona notizia è che i costi dei condizionatori in bolletta sono in discesa. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different, quest’anno chi sceglierà di accendere l’aria condizionata dovrà mettere a budget il 43% in meno rispetto allo scorso anno, ovvero, circa 124 euro. Ma se il prezzo dell’energia quest’estate sarà più clemente, rimane importante fare attenzione a come si usa l’apparecchio, perché le cattive abitudini potrebbero avere un impatto negativo sulla bolletta. Facile.it ha realizzato un vademecum con alcuni consigli pratici per ridurre le spese, ma soprattutto gli sprechi, e risparmiare sul conto finale.

Classe energetica: migliore l’efficienza, minori i consumi

Se si vuole risparmiare prima di tutto è necessario scegliere con attenzione la classe energetica del condizionatore: migliore l’efficienza, minori i consumi. Meglio quindi optare per un modello di classe A o superiore, in modo da ridurre notevolmente il peso in bolletta. Passare da un condizionatore di classe B a uno di classe A++ significa infatti ridurre il costo di circa il 40% all’anno (circa 50 euro).
Occhio, però, alle etichette energetiche. Se a partire dal 2021 è entrata in vigore la nuova classificazione per molti elettrodomestici, la novità non ha ancora interessato il mondo dei climatizzatori. Chi ha un condizionatore datato può comunque sfruttare le detrazioni fiscali. Cambiando un vecchio impianto si può approfittare di bonus fino al 65%.

Con un modello inverter si risparmia fino al 30%

Scegliere la temperatura corretta sembra una banalità, ma non lo è. Impostare 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno è l’ideale, e se l’apparecchio ne è dotato, meglio ancora usare la funzione di deumidificazione. Scelta che permette di alleggerire la bolletta fino al 13%. Valutare poi l’istallazione di un condizionatore inverter, che a differenza di quello tradizionale, una volta raggiunta la temperatura ideale rallenta la velocità del motore e funziona al minimo.
Questa tipologia di climatizzatore permette un risparmio energetico del 30% rispetto a uno standard.
In ogni caso, sottovalutare manutenzione dell’impianto e pulizia dei filtri può costare caro. Un apparecchio mal conservato fa spendere fino all’8% in più.

Non disperdere il fresco

Tenere le finestre aperte quando l’aria condizionatore è in funzione è una noncuranza che può rivelarsi dannosa. Per evitare sprechi di corrente (e denaro), quindi, è bene verificare che il fresco non venga disperso. Oltre a chiudere le finestre, è utile anche abbassare le tapparelle nelle ore più calde, e non lasciare aperte le porte delle altre stanze quando non necessario: questo, può incidere fino al 6% sui consumi.
E durante le ore notturne, in alternativa alla deumidificazione, è bene preferire la funzione apposita per la notte, oppure programmare in maniera sensata la temperatura e l’eventuale spegnimento dell’apparecchio. In questo modo, la riduzione degli sprechi arriva al 10%.

Serenità al lavoro: la leadership deve metterci testa e cuore 

Sfruttamento, mobbing, orari prolungati, carenza di periodi di riposo, stanchezza, mancanza di formazione e carriera: sono queste le cause più note dello stress dei lavoratori. L’OMS e l’Organizzazione internazionale del Lavoro (IOL) denunciano infatti l’elevata presenza di disturbi mentali e sindromi da stress negli uffici. Negli USA il 76% dei lavoratori dichiara di avere almeno un problema mentale in ufficio, e per il 90% la responsabilità spesso è dei datori di lavoro. Una proposta per un’azione sui luoghi di lavoro, a cura del Framework for Workplace Mental Health and Wellbeing statunitense, e pubblicata sull’Health & Fitness Journal dell’American college of sports medicine, parla chiaro: gli ingredienti base per una leadership attenta al benessere dei dipendenti sono due, la testa e il cuore. 

I 5 pilastri del benessere in ufficio

La proposta comprende i 5 pilastri necessari per ritrovare serenità ed equità tra leader, manager e dipendenti. Primo, attenzione alla sicurezza e alla protezione dei dipendenti, rendendo operative norme, politiche e programmi secondo i principi di diversità, equità, inclusione e accessibilità. Secondo, attenzione al supporto sociale, creando culture di inclusione e appartenenza, e coltivando rapporti di fiducia. Terzo, attenzione all’autonomia e alla flessibilità, consentendo una programmazione flessibile, e rispettando i confini tra tempo lavorativo e non lavorativo. Quarto, considerare la dignità e il significato del lavoro stesso. Come? Ad esempio fornendo un salario dignitoso, e costruendo una cultura di gratitudine e riconoscimento. E quinto, garantire opportunità di crescita, offrendo formazione, istruzione e monitoraggio di qualità, e promuovendo un accesso equo all’avanzamento di carriera

Limitare i pericoli nell’ambiente lavorativo

Se il lavoro ‘nobilita l’uomo’ stimolando le persone a crescere e fornendo risorse per prendersi cura della propria famiglia, dov’è il cortocircuito? “Il lavoro è di per sé un forte motore di salute e benessere, e allo stesso modo l’ambiente di lavoro, sia fisico sia psicosociale, può avere un impatto importante sul benessere fisico e mentale dei lavoratori – spiega Nico Pronk, docente e presidente della International association for worksite health promotion -. Se l’esposizione ai pericoli insiti nell’ambiente di lavoro è limitata, i lavoratori sono più protetti da incidenti e infortuni e se l’ambiente di lavoro è favorevole i colleghi possono affrontare con successo situazioni di stress”.

Una cultura orientata al benessere mentale

“Il benessere mentale e fisico in ufficio è legato strettamente ad ambienti di lavoro sicuri, sani e positivi dove le persone sentono di lavorare in modo produttivo – continua Pronk -. I benefici si estendono a tutti: datori di lavoro, dipendenti e famiglie”.   
Come si sostiene il cambiamento a favore della serenità? Con capi che usano la testa e il cuore,  riporta Ansa, insieme, “attraverso una leadership che si impegni in modo visibile e attivo per costruire una cultura orientata al benessere mentale – spiega Pronk – e per costruire una cultura di inclusione, apprezzamento e appartenenza”.

L’FBI avverte: attenzione a ricaricare lo smartphone nei luoghi pubblici

Quando si è in viaggio e si ha bisogno di ricaricare il proprio smartphone, può essere tentati di utilizzare una delle numerose stazioni di ricarica pubbliche presenti in aeroporti, stazioni e centri commerciali. Niente di strano, per la maggior parte di noi. Eppure questo semplice gesto potrebbe rappresentare una mossa falsa e mettere in pericolo i nostri dati.

L’allarme lanciato via Tweet dall’FBI

L’allarme è stato lanciato addirittura dall’FBI. Il Bureau statunitense, infatti, ha recentemente postato un tweet molto chiaro. “Evita di utilizzare stazioni di ricarica gratuite negli aeroporti, negli hotel o nei centri commerciali”, ha affermato un recente messaggio twittato dall’ufficio sul campo dell’FBI di Denver. “I malintenzionati hanno escogitato modi per utilizzare le porte USB pubbliche per introdurre malware e software di monitoraggio sui dispositivi. Porta il tuo caricabatterie e il cavo USB e usa invece una presa elettrica”. In sintesi, la normale pratica di ricaricare smartphone, tablet o smartwatch potrebbe comportare seri rischi per la sicurezza dei nostri dispositivi. 

Quando la porta USB diventa accesso per i malware

Secondo quando diffuso dall’ente statunitense, i truffatori possono utilizzare queste porte USB per introdurre malware e software di monitoraggio sui nostri dispositivi, consentendo agli hacker di accedere alle nostre informazioni personali. La soluzione consigliata dall’FBI è quella di utilizzare il proprio caricatore e attaccarlo alle prese a muro dei luoghi pubblici o portarsi dietro un power bank. 

Gli utenti Android quelli più esposti al rischio

Anche se nessuno è al riparo da questi pericoli, sembra che siano più a rischio gli utenti Android. Va però ribadito che anche iPhone e iPad non sono invincibili a questo tipo di attacchi. L’FBI consiglia quindi di utilizzare il proprio caricatore e attaccarlo alle prese a muro dei luoghi pubblici, o meglio ancora l proprio power bank. Su iOS, è sempre fondamentale rispondere no alla domanda “autorizza questo computer o accessorio” quando si collega un iPhone o un iPad.

Il fenomeno si chiama “juice jacking”

Questo fenomeno .- il furto di dati attraverso il cavo di ricarica e la porta USB – è definito come “juice jacking”. Per saperne di più è possibile consultare le guide dell’FBI e della Federal Communications Commission. In generale, si consiglia di evitare le ricariche in luoghi pubblici e di prestare sempre attenzione alla sicurezza dei propri dispositivi. 

Bando Nuova Impresa: 9,9 milioni di euro per rilanciare l’economia lombarda

Grazie al rifinanziamento del bando Nuova Impresa di Regione Lombardia, gestito dalle Camere di Commercio lombarde, per le imprese e i professionisti di nuova costituzione ci sono importanti novità. Salgono a 9,9 milioni gli euro a disposizione delle imprese, e dal 4 aprile possono presentare la domanda anche i lavoratori autonomi, le partite IVA, nuove aziende e professionisti. Regione Lombardia e il Sistema Camerale lombardo promuovono infatti la nuova edizione del bando Nuova Impresa per sostenere l’avvio di nuove imprese lombarde e l’autoimprenditorialità. E rilanciare l’economia lombarda anche per il 2022.

Al contributo possono accedere anche lavoratori autonomi con partita IVA

Il bando mette quindi a disposizione quasi 10 milioni di euro per cofinanziare le spese per la costituzione e l’avvio di nuove imprese e partite IVA, acquistare beni strumentali, software e hardware, coprire canoni di locazione e coprire le spese generali e di comunicazione. Il contributo a fondo perduto è del 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo erogabile di 10.000 euro, per spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2022.
Le tipologie di nuove aziende ammissibili comprende ora anche i lavoratori autonomi con partita IVA individuale, oltre alle micro, Piccole e medie imprese lombarde del settore commercio, terziario, manifatturiero, e le imprese artigiane dei medesimi settori costituite a partire dal 1° gennaio di quest’anno, e che lo faranno anche nei prossimi 12 mesi.

“La Regione sostiene chiunque decida di aprire una nuova attività”
“Abbiamo deciso di strutturare questa misura dedicata ai lombardi che vogliono intraprendere una nuova sfida imprenditoriale – ha affermato l’assessore allo sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi -. La Regione sostiene e continuerà a sostenere chiunque decida di aprire una nuova attività in Lombardia sin dall’inizio della propria sfida. Vogliamo continuare a essere la casa delle idee”.
Secondo il Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio  “Continua l’impegno congiunto di Regione e Camere di Commercio lombarde per favorire la creazione di nuove imprese e sostenerne la vitalità. Questo strumento di sostegno proseguirà fino ai primi mesi dell’anno prossimo così da incoraggiare adeguatamente anche le future iniziative imprenditoriali nella nostra regione”.

La domanda può essere presentata esclusivamente in modalità telematica

Le domande possono essere presentate esclusivamente in modalità telematica con firma digitale dalle ore 14.00 del 4 aprile fino alle ore 12.00 del 31 marzo 2023, tramite il sito webtelemaco.infocamere.it. Il testo completo del bando e le istruzioni per profilarsi e compilare la domanda sono disponibili sul sito di Unioncamere Lombardia.

Fine anno senza pericoli per salute e bilancia: i consigli degli esperti

Noi italiani amiamo festeggiare, ogni occasione è buona per ritrovarci insieme con amici e parenti e condividere a tavola le bontà della nostra tradizione gastronomica. Questo rito, inoltre, è particolarmente sentito durante le festività di Natale, Santo Stefano e Capodanno, dove si cucina come se non ci fosse un domani. Bene, anche quest’anno – in cui i ritrovi numerosi sono stati sconsigliati a causa dell’emergenza sanitaria – quasi nessuno ha voluto rinunciare al piacere di cucinare e mangiare le specialità delle ricorrenze. Meno commensali, quindi, ma non meno portate.

Le dritte salvalinea dei medici Aigo

Per festeggiare come si deve, ma senza però attentare alla linea e alla salute, ci sono i consigli di di AIGO – Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri, che indicano come concedersi le gioie delle convivalità senza doverle pagare sulla bilancia. Focus innanzitutto sull’alcol, ricco di zuccheri. Nessuno vieta il tradizionale brindisi, però bisogna ricordare che negli uomini la dose massima giornaliera è di 1-2 bicchieri di vino, mentre nelle donne di 1 bicchiere. Anche nei soggetti sani l’alcol può causare pure in dosi moderate sintomi da reflusso o bruciore, in presenza di patologia serve particolare prudenza. Il paziente con malattia di fegato non dovrebbe assumere bevande alcoliche, mentre il paziente con disturbi funzionali, come intestino irritabile, può concedersi un brindisi. La cosa più importante che spesso manca nelle tavole delle feste è l’acqua. Quindi, sì a un brindisi, ma uno solo!

Limitare grassi, zuccheri e “cattive” abitudini

Le ricette della tradizione sono buonissime, si sa. Ma sono spesso più ricche di grassi animali e zuccheri, elementi che possono favorire disturbi come cattiva digestione, gonfiore addominale, reflusso gastroesofageo, essendo difficilmente digeribili anche per le persone in buona salute. Senza demonizzare le nostre eccellenze gastronomiche, è bene tenere presente che in alcune persone con difficoltà nell’assorbimento del lattosio, prodotti caseari freschi, creme e intingoli possono favorire alcuni disturbi. Quindi, spazio anche a tante verdure sulla tavola e addio invece alle cattive abitudini, come ad esempio mangiare troppo velocemente, fumare tra una portata e l’altra o sdraiarsi sul divano subito dopo il pasto. Un po’ di movimento farà sicuramente bene alla salute e anche all’umore. No anche allo stress, compagno di molti in questi mesi difficili: pranzi più leggeri aiutano inoltre a non aggravarne gli effetti.

Curriculum vitae, vietato sbagliare: ecco cosa inserire e cosa evitare

Il curriculum vitae è il nostro primo biglietto da visita quando vogliamo approcciare un’azienda, un responsabile delle risorse umane o un cacciatore di teste se vogliamo trovare o cambiare lavoro. In sintesi, si tratta di un documento importantissimo, che può fare la differenza fra l’ottenere un colloquio e una potenziale assunzione o invece finire cestinato. Per questo è vietato sbagliare: ecco i consigli degli esperti di InfoJobs, la piattaforma specializzata nella ricerca di lavoro online, per non farsi cogliere impreparati all’appuntamento con un possibile cambio vita professionale. La prima dritta, che può sembrare banale, è quella di averlo, il cv: innanzitutto va redatto e poi periodicamente aggiornato, seguendo qualche facile indicazione per poter emergere in fase di selezione. 

Gli elementi da valorizzare…

I responsabili delle risorse umane sono attenti anche ai dettagli. Prima di tutto, nel cv perfetto vanno inserite in modo analitico tutte le esperienze maturate, anche quelle parallele al lavoro: si sta frequentando un corso? Si svolge un’attività nel tempo libero che ci ha fatto sviluppare competenze relazionali? Ecco, vanno inserite. Allo stesso modo, andrebbero evidenziate le hard e soft skills, a maggior ragione se corrispondono alle richieste dell’offerta. E’ sempre opportuno dare il giusto valore anche al lavoro che si vorrebbe lasciare, descrivendo noi stessi in quel ruolo e il valore aggiunto che abbiamo portato. Infine, la lettera di accompagnamento va preparata con cura, al fine di valorizzarci e di farci conoscere, inserendo ciò che non trova spazio nel cv ma potrebbe essere prezioso per il selezionatore.

… e quelli da evitare

Ci sono poi degli aspetti che non andrebbero inseriti, oppure “ribaltati” a nostro favore. Ad esempio se nel nostro percorso lavorativo c’è un vuoto temporale, questo andrebbe riempito con le altre attività che abbiamo svolto in quel periodo. Per emergere fra la massa dei candidati, inoltre, il cv non dovrebbe essere standard, bensì personalizzato a seconda dell’interlocutore, in modo da adattare la descrizione di esperienze e competenze in base al ruolo per il quale ci si propone. Bocciato senza appello anche un linguaggio prolisso, così come uno eccessivamente sintetico: diciamo quello che serve in maniera chiara e completa, cercando di essere specifici ma comprensibili. No anche all’autocelebrazione e sopratutto no a espressioni gergali o a inglesismi inutili: il nostro modo di scrivere è importante e deve servire a presentarci nel modo migliore. Infine, occorre tenere bene a mente l’obiettivo, che è riuscire a farci scegliere!