Un’azienda su tre, tra le grandi realtà italiane, nel 2025 ha dovuto fare i conti con un attacco informatico serio. Non un semplice tentativo respinto dal firewall, ma un incidente con costi concreti di ripristino. E in alcuni casi – il 3% – con effetti diretti sull’operatività.
È dentro questo scenario che il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto i 2,78 miliardi di euro, segnando un +12% rispetto all’anno precedente. A dirlo è l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano. La crescita è leggermente meno brillante rispetto agli anni passati, ma resta solida. Soprattutto se si considera che la spesa digitale complessiva aumenta appena dell’1,5%.
La sicurezza diventa priorità
Non è solo una questione di budget, ma anche di consapevolezza. Il 57% delle grandi imprese ha rivisto in modo strutturale i propri piani di risposta agli incidenti. E sette su dieci prevedono di aumentare ancora gli investimenti nel 2026.
La cybersecurity non è più un tema da delegare all’IT. Le nuove normative europee – dalla NIS2 al Cyber Resilience Act – hanno spinto i consigli di amministrazione a occuparsene direttamente. Oggi il rischio informatico entra nelle discussioni strategiche, accanto a bilanci e piani industriali.
L’intelligenza artificiale: un acceleratore di rischi?
L’elemento che ha cambiato le carte in tavola è l’intelligenza artificiale. Il 71% dei CISO italiani ritiene che l’AI stia aumentando il rischio cyber. Gli strumenti di automazione consentono di costruire attacchi sofisticati con una facilità impensabile fino a pochi anni fa.
E poi c’è il fattore umano. Per il 96% dei responsabili sicurezza è la vulnerabilità principale. Non tanto per malafede, quanto per leggerezza, distrazione, e per l’uso crescente di strumenti di AI consumer fuori da regole chiare. La tecnologia corre, ma le abitudini spesso arrancano.
Servizi, talenti e sovranità digitale
La spesa si concentra sempre più sui servizi, in particolare sui Managed Security Services. In un mercato che soffre una cronica carenza di competenze – quasi nove grandi organizzazioni su dieci dichiarano difficoltà nel reperire talenti – esternalizzare diventa una scelta quasi obbligata.
Intanto cresce l’attenzione alla sovranità digitale: il 73% delle imprese considera la provenienza geografica dei fornitori di soluzioni cyber, privilegiando partner europei per ridurre dipendenze critiche.
Eppure, nonostante l’83% delle aziende presidii stabilmente il rischio, solo il 28% può dirsi davvero orientato alla cyber-resilienza, con monitoraggio continuo, simulazioni e uso strutturato dell’AI a supporto della difesa.