La Spezia (Spèza in dialetto spezzino) con gli oltre 95.000 abitanti è il secondo comune più popoloso della regione (la sua area urbana
conta 136.000 abitanti), preceduto solo dal capoluogo Genova.
La città si trova all'estremo confine orientale della regione Liguria, a pochi chilometri dal confine con la Toscana,
al centro di un profondo golfo naturale al quale dà il nome. Tale golfo, conosciuto anche con l'appellativo di Golfo dei Poeti, è cinto da una catena di colline sovrastate dal monte Verrugoli, 749 m s.l.m., promontorio situato alla periferia occidentale del centro abitato.
Il territorio comunale spezzino fa parte dell'Autorità di Bacino Interregionale del Fiume Magra ed una piccola porzione del territorio comunale, rappresentata dal piccolo borgo di Tramonti e dalla circostante collina, fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Di questo parco fanno parte i cinque comuni: Vernazza, Riomaggiore, Monterosso, La Spezia e Levanto.
Il pregiato olio extravergine d'oliva della Spezia e il pepe nero sono alla base delle maggiori ricette della gastronomia spezzina, come ad esempio la tipicissima mescciüa, una zuppa di legumi e cereali.
La focaccia, la farinata di ceci, gli sgabei, i fiori di zucca ripieni e le torte di verdura sono tutte ricette tipiche della cucina ligure in generale e della gastronomia della Spezia in particolare.
La Spezia è nota inoltre per il suo mercato ittico in cui, tutte le mattine, è presente il pescato fresco delle acque locali, tra cui, immancabili, i muscoli e gli altri frutti di mare.
Il territorio del comune capoluogo è legato alla produzione del vino doc Colli di Luni e del doc Cinque Terre; le uve di Tramonti (frazione di Biassa), fino al momento della crisi provocata dalla filossera (1929), erano le più rinomate del territorio provinciale.
La frazione di Campiglia è rinomata per la produzione dello zafferano. Della frazione di Pitelli famosi sono i ravioli di carne, patate ed erbette.
Ma una delle migliori specialità è costituita senza dubbio dai "muscoli" (le cozze) ripieni: la mitilicoltura, importata in città con l'arrivo delle maestranze meridionali impegnate nella costruzione dell'arsenale militare, ha avuto, fino a pochi decenni fa, gli allevamenti nei quartieri di Fossamastra e Canaletto. A seguito dell'epidemia di colera di Napoli e solo a scopo precauzionale gli allevamenti furono trasferiti a ridosso della diga foranea.