Citerna è un piccolo centro abitato situato su di una collina a 420 metri s.l.m. Qui si gode di una vista incantevole come se fossimo su una terrazza affacciata sull’Alta Valle del Tevere.
Da Sansepolcro (AR) a Città di Castello (PG) il territorio, solcato dal Tevere, dalle vie che risalgono la valle e circondato dalla catena appenninica che va dal monte della Verna fino a Monte Catria, sfoggia tutta la sua bellezza.
Il nome sembra derivare da CISTERNA per la conformazione del territorio e la ricchezza di acque e falde sotterranee che lo rendono particolarmente fertile.
Negli scritti antichi la “S” era scritta molto allungata e con un taglio a metà; è lecito quindi pensare che il nome tramandato da un’epoca all’altra abbia perduto quella lettera consegnando ai posteri il nome come oggi lo conosciamo.
Plinio il Giovane descriveva il paesaggio in una lettera ad Apollinare nella quale decantava la bellezza del paesaggio e la salubrità di queste terre che consentiva ai suoi abitanti una straordinaria longevità.
Di antiche origini etrusche il territorio di Citerna fu densamente popolato anche in età romana come è attestato dai ritrovamenti di fittili e monete avvenuti tra S. Fista e Pistrino. In seguito si è vista passare tra noti centri della Toscana e altri della confinante Umbria.
Dopo due tremende pestilenze che l’hanno vista decimata e il passaggio di Garibaldi nel 1849, Citerna diviene terra del Regno d’Italia nel 1860. Nonostante la scomparsa delle due porte d’accesso al castello, l’orientale detta “Porta Romana” e l’occidentale “Porta Fiorentina”, nell’entrare in questa cittadina si ha come la sensazione di tornare indietro nel tempo.
Gustare il territorio
I salumi di Pistrino precedentemente menzionati rappresentano un giacimento gastronomico di rilevante importanza nel territorio del Comune di Citerna. Oltre ai salumi anche i pesci di fiume (del Tevere e dei suoi affluenti) legittimamente trovano posto nelle tavole di privati e di ristoranti; ma il re indiscusso che si raccoglie dalle terre boschive di tutta la Valtiberina è ancora il Tartufo Bianco.
Il Vinsanto tra Umbria e Toscana
In quest’area è sempre attiva la produzione di Vinsanto. Da queste parti si usa produrlo amabile “come natura crea” secondo tradizioni centenarie che l’usanza umbro-toscana ha tramandato.
Il prodotto si presenta di colore paglierino - ambrato. Grazie all’appassimento dell’uva nelle "cappie" (cannicci) e invecchiamento di tre anni su piccoli caratelli tramandati di generazione in generazione il vinsanto sprigiona tutto il suo gusto amabile, pieno e fruttato. Si produce con uve: Malvasia, Canaiolo bianco, Grechetto e, volendo, Vernaccia.
Il nettare che ne risulta è da consumarsi per occasioni importanti. Nella tradizione, l’offerta del "bicchierino" di vinsanto si traduce come gesto di fiducia, cordialità, ospitalità e generosità verso l’ospite. Trovandoci al confine fra due regioni il vinsanto locale si sposa bene con tozzetti umbri (equivalente dei cantucci toscani) o con formaggi semi-stagionati o erborinati, o con il classico dolce umbro delle feste detto: Torcolo.