Dolce della tradizione prodotto un po' in tutt'Italia dove vi siano boschi di castagni. Da qualsiasi altra parte d'Italia (dal Piemonte all'entroterra campano) si chiama castagnaccio.
SOLTANTO nella provincia di Arezzo (Pratomagno e Casentino) prende il nome di Baldino. Da ricerche approfondite siamo venuti a conoscenza di notizie interessanti. Si dice che il nome fosse molto in uso tra i feudatari longobardi nel periodo della loro decadenza e del conseguente ritiro nei castelli montani (da Wald a Baldi, o Baldini) divenuti poi anche proprietari dei mulini ad acqua per la molitura. La castagna, ha rappresentato, per le popolazioni più povere di mezzi, una soluzione contro l'indigenza e la fame. La castagna "secca" e la farina ottenuta da molitura (mescolata a quella di grano o da sola), diventava in certe zone il "pane" quotidiano. Uno dei compiti più importanti per la donna nei casolari montani era quello di provvedere alla preparazione e cottura della polenta distribuendone le fette ancora calde incominciando dal "capoccia" (capofamiglia); nelle feste, se veniva a mancare il pane di farina di grano si provvedeva all'impasto del baldino composto di farina sciolta nell'acqua calda a cui venivano aggiunti pinoli, foglie di rosmarino, quando possibile un po' d'olio o altrimenti qualche cucchiaio di strutto di maiale sciolto più facile ed economico da reperire. Chi vende questo prodotto ha anche altre specialità aretine e toscane adatte al consumo per strada. E' un prodotto distribuito nei mesi invernali quando è il periodo di castagnatura (da Ottobre a Novembre) fino a Febbraio quando la farina di castagne è ancora fresca e profumata; poi comincia la fase calante (Febbraio). Lo si trova in tutta la provincia di Arezzo con particolare riguardo nelle aree montuose: Pratomagno, tutta la valle del Casentino, Valtiberina Toscana e Valdarno Superiore.