A San Teodoro, in Gallura, lungo la costa appena sopra Olbia, a seguito di indagini archeologiche si sono scoperti insediamenti antichissimi, risalenti addirittura al neolitico.
San Teodoro, da sempre luogo strategico dal punto di vista militare e commerciale, rappresenta fin dagli albori della civiltà, un importante presidio.
Ricordiamo inoltre Ghjlgólu (comunemente noto come Girgolu), l’antico Portus Gregorius degli antichi romani all’estremo nord del comune e ancora la Pétra fitta (la pietra fitta) a indicare un cippo miliare romano tuttora in piedi nella frazione di l’Alzoni.
Proprio in epoca romana un insediamento presso l’agro teodorino è ricordato come Coclearia, citato dalla principale fonte storica che ricostruisce la viabilità nella Gallura romana: l’Itinerario Antoniniano del III secolo d.C. ed all’epoca dell’Imperatore Caracalla.
I documenti storici disponibili tracciano un profilo della piana di San Teodoro che conferma l’importanza militare e commerciale degli approdi naturali delle sue coste; Nell’alveo dell’attuale porto cittadino (ancora in costruzione) doveva trovarsi il porto romano della città di Coclearia.
Altri ritrovamenti hanno permesso di ricostruire la storia di San Teodoro, allora chiamato Offolle, durante il periodo bizantino; lo stesso Teodoro, soldato romano martirizzato di origine orientale al quale è dedicata la nostra chiesa, è vissuto in epoca bizantina sotto Galerio Massimiano. Purtroppo le fonti storiche che riguardano Offolle (o anche trascritta Offudè, Ovodè), tacciono su un lungo periodo, dal XIV secolo sino al 1600 circa. Di certo si sa che, venuta meno l’autorità bizantina (IX sec. Circa), tutta la Sardegna si riorganizza in Giudicati, fra i quali il Giudicato di Gallura con a capo un Giudice, il più famoso dei quali è sicuramente Nino Visconti, citato da Dante (Purgatorio VIII, 52-54). In epoca moderna il nostro antico centro abitato pare ripopolarsi ad opera di popolazioni provenienti dall’alta Gallura e dal sud della Corsica, che con grande coraggio si stabiliscono nel folto di quei boschi inviolati. Nasce la civiltà degli stazzi, tipicamente gallurese.
San Teodoro d’Oviddè è il nome con cui è conosciuto questo lembo di Gallura a partire dal 1700 circa in poi, raccolto attorno ad una chiesa di campagna. Il nucleo fondamentale del centro demico non è però di tipo urbano, ma rurale: la comunità vive sparpagliata in grandi insediamenti che fungono da “azienda agricola” con al centro l’abitazione in pietra granitica della singola famiglia di contadini-pastori, in una parola: lo stazzo gallurese, ovvero l’unità originaria ed il fulcro vitale di questo popolo, sopravvissuto agli eventi della storia fino agli anni cinquanta del dopoguerra.
È proprio il dopoguerra e il suo grande impulso al rinnovamento che segna un passaggio importante per il nostro piccolo centro: trascinato dai grandi investimenti turistici del principe ismailita Aga Khan nella vicina Costa Smeralda nei primi anni ‘60, anche San Teodoro vive un intenso sviluppo turistico che in un crescendo travolgente, costruito anche grazie ad amministratori lungimiranti, arriva sino ad oggi.
Enogastronomia
La suppa (la zuppa): il piatto più importante in occasioni di nozze e feste principali, continua ad essere primo anche in ristoranti di prestigio. Li chjiusoni (gli gnocchi): L'usanza di questo piatto per il primo agosto ha significato rituale: le anime dei defunti passano per le vie del paese; sulle finestre e piccole alture si depone per loro un piatto di gnocchi con una bottiglia di vino. Li pulicioni (i ravioli): in Gallura al ripieno di ricotta, uova e limone viene aggiunto lo zucchero, in proporzione - si diceva - al censo familiari. Fascioli e taddarini (zuppa di fagioli), Risu cu li pulpeddi (riso con polpa di salsiccia). Secondi piatti La rivea: coratella alto spiedo. La colda: la coratella al tegame. Lu cascjufurriatu: formaggio fuso con miele o zucchero. La mazza frissa: panna e farina con miele o zucchero. Pane - Lu pani budditu: pane bollito con pasta elaborate e forme decorative. Dolci - Lu pani e sabba: dolce tipico per Ognissanti. Li papassini: dolce natalizio. Li cucciuleddi: con miele o con saba. Li niuleddi: con miele, mandorle e pasta tostata. L'acciuleddi: dolce carnevalesco, pasta dolce fritta con miele. Li friscioli longhi: è insieme primo, secondo e dolce carnevalesco. Li casciatini (le formaggelle): dolce di pasqua. L'uciatini: utilizza i residui della lavorazione dello strutto. Ociu di Listincu: olio di lentisco. Vermentino di Capichera: vino d.o.c.g., Cannonau Docg, Moscato di Tempio Doc