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Tutti conoscono l'isola della Sardegna, in mezzo al Mar Tirreno, mèta di rotte navali tanto dei vascelli nell'antichità quanto di traghetti e barche a vela o yachts delle più svariate misure ormeggiati nei porti più esclusivi dell'isola dei "4 mori". E la Sardegna oggi è nota ai più per la movida estiva che ogni anno anima le località intorno all'arcipelago della Maddalena.
Ma la Sardegna, a sentire chi ci abita è altro. L'isola è stata invasa e depredata da tante civiltà a cominciare dai Fenici, gli spagnoli, gli arabi.
Per timore e difesa in ogni epoca antecedente la vera e propria opera di civilizzazione, occorsa soltanto in tempi più recenti (Regno di Piemonte e Sardegna e Risorgimento), i sardi si sono sempre rifugiati nell'entroterra più selvaggio e brullo, si sono dedicati alla pastorizia, arte che ancora oggi si è tramandata e resiste perfino nel "Continente" (nello "Stivale" cioè, come lo chiamano nell'Isola). I formaggi più buoni anche delle regioni più ambite, dal punto di vista della tradizione enogastronomica, come la Toscana, sono prodotti da famiglie sarde trasferitesi ormai da generazioni. Così da generazioni i sardi purosangue non amano la pesca e il prodotto ittico più di quello ortofrutticolo o d'allevamento. Sono note a tutti orate, aragoste, bottarga di muggine o di tonno ma altrettanto famose e gustose e non certo meno importanti sono il pane carasau, la zuppa gallurese, il pan frattau, la seadas o sebadas, il porceddu ed altre leccornie che da sole valgono un soggiorno a Tempio Pausania piuttosto che a San Teodoro o Palau, Olbia o Villasimius o Alghero piuttosto che Cagliari o Arzachena.
Anche i vini, per alcuni versi influenzati dalle varie incursioni subite e dalle alleanze stipulate come con il Piemonte, hanno vitigni locali per produrre Cannonau, piuttosto che vermentino o Vernaccia ma anche Carignano e Nebbiolo.