TORRITA DI SIENA. Questo è un piccolo centro, un borgo, nella strada provinciale che da Sinalunga prosegue verso le capitali del vino toscano più rinomato: Montepulciano prima e poi Montalcino e del cacio di Pienza. Si parla ancora di Valdichiana quando si parla di Torrita e siamo al confine con Val d’Orcia, Val d’Asso e Crete Senesi (San Giovanni d’Asso e Buonconvento). Il nome di Torrita che conserva tutt’oggi la sua essenza medievale è apparso per la prima volta intorno all’anno Mille ed emerso più tardi legato alle guerre tra le Repubbliche di Siena e Firenze per la conquista dell’egemonia politica ed economica sull’odierna Toscana. Fedele roccaforte della Repubblica Senese Torrita è stata per molti secoli uno dei suoi maggiori avamposti strategici e ha preso parte nella sanguinosa battaglia di Montaperti nel 1260 in cui Siena si adoperò per respingere l’avanzata dei Guelfi fiorentini intenti a conquistare la città ghibellina. In seguito a numerosi assedi e saccheggiamenti nel 1557 Torrita si arrese definitivamente; sconfitta da Carlo V, alleato di Firenze, fu occupata dalle truppe Imperiali e assorbita dal Granducato di Toscana. Lo stendardo posto sulla torre del Palazzo Comunale – un leone rampante con tre spighe di grano – fu sostituito da quello dei Medici. Le numerose battaglie, assedi e altre vicissitudini hanno mutato il paese nel corso dei secoli lasciando ancora chiari segni del suo passato turbolento. Prodotti tipici ed enogastronomia. Sia in città che nei dintorni è possibile trovare ristoranti e trattorie che cucinano ancora alla maniera delle vecchie massaie, che ancora oggi, in occasione delle feste preparano con grande abilità pietanze semplici e genuine. Si tratta di piatti semplici, anche se non di facile preparazione: tutti gli ingredienti sono rispettosamente accostati in modo da non soffocare mai il gusto proprio di ciascun elemento, come ad esempio la famosa bistecca deve avere quel tipo di carne, quell'olio, quella brace di legno di castagno, per essere veramente “fiorentina”. Prelibati, tra gli altri, il cacio pecorino, prodotto ora da pastori sardi immigrati nella zona, ma ottenuto con lo stesso procedimento in uso fin dal medioevo, ed ottimo in tutte le sue diverse fasi di maturazione, da fresco a stagionato, da servire a fine pasto oppure a merenda; il “Grande Vecchio” di Montefollonico , un formaggio pecorino di forma cilindrica, a facce piane e scalzo diritto, ed il Raviggiolo, che è invece il cacio tenero conservato in foglie di felce. Oltre al cacio pecorino, anche il prosciutto, i saporiti crostini con milza e fegatelli, il pansanto (fettina di pane condita con cavolfiore lessato, aceto e olio), la "bruschetta" (pane abbruscato al fuoco vivo, con l'olio nuovo e uno spicchio d'aglio strusciato sopra), la panzanella (pane raffermo bagnato, condito con pomodoro, olio, cipolla, basilico e altri aromi), un buon piatto di fagioli al fiasco irrorati d'olio crudo, già costituirebbero un ottimo pasto...Ma è d'obbligo assaggiare i pici, una sorta di spaghetti fatti a mano, conditi al sugo di carne tradizionale o di volatili, o “all’aglione” o “con le briciole”, che venivano preparati una volta dai contadini che non potevano permettersi altre pietanze “nobili”. Eventi:
Il Palio dei Somari - è sicuramente la festa per eccellenza del popolo torritese. Nacque nel 1966 per iniziativa di un gruppo di Torritesi che vollero creare una festa popolare in onore di San Giuseppe (patrono dei falegnami) Così non poteva che chiamarsi “Palio dei Somari” in onore di San Giuseppe, il santo lavoratore. La festa infatti doveva esaltare due componenti del lavoro dell’uomo: la fatica e la semplicità. Così, fin dalla prima edizione, che fu disputata il 19 marzo 1966 è proprio Lui ad essere dipinto in ogni Palio. A contendersi il drappo dipinto in “palio”, vi sono le otto contrade di Torrita di Siena: Porta a Pago, Porta a Sole, Porta Gavina, Porta Nova, Le Fonti, Stazione, Refenero e Cavone. Tutte hanno i loro colori, il loro stemma, le comparse, ambientate nella metà del XV secolo e costituite dalla Dama, dal Principe, dall’Alfiere, dagli Sbandieratori e Tamburini e da una serie di altre figure impeccabilmente vestite con costumi d’epoca.