Da Monte San Savino ad Arezzo. Pala raffigurante L'Assunzione della Vergine con gli Apostoli, i Santi Agostino e Romualdo e il committente.
Firmato e datato 1539: GEORGIUS VASARIUS AR. FECIT 1539 Olio su tavola (centinata), cm 397 x 231.
MONTE SAN SAVINO (AR). Chiesa di S. Agostino, Altare maggiore.
Dal 6 novembre 2010 tutti coloro che lo desiderano potranno vivere, in diretta, il restauro della Pala. L’iniziativa si intitola VASARI, 500 ANNI. Una finestra sul restauro Da Monte San Savino ad Arezzo. E’ l’inizio dell’attività di festeggiamento dell’anniversario della nascita dello stesso Vasari, nel 1511, ben cinquecento anni fa. L’idea è semplice ma innovativa: offrire al pubblico la possibilità di assistere al restauro ‘live’, eseguito davanti ai propri occhi, su una pala che ha cinquecento anni di storia. Il restauro sarà infatti aperto al pubblico il sabato e la domenica dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15,30 alle 17,30, e con uno spazio specifico riservato alle scuole che potranno riservare visite per le classi il martedì e il giovedì dalle 09.00 alle 11.00. La visita guidata dalle restauratrici, sarà consentita esclusivamente su prenotazione per un massimo di 15 persone ogni 30 minuti. Un contributo minimo di 5 € a persona sarà devoluto al fondo per le spese di restauro dell'opera, predisposto dalla Fondazione Monnalisa Onlus che con entusiasmo ha deciso di prendere in carico il progetto del restauro della Pala dell’Assunta e di inserirlo nelle parco delle cause sociali 2010 – 2011 da attuare attraverso l’applicazione del proprio modello di Welfare Mix di Comunità.
L’opera, commissionata al Vasari dall’agostiniano savinese don Bartolomeo di Matteo Graziani, fu iniziata il 20 dicembre del 1538 con l’impegno a consegnarla entro diciotto mesi per cento scudi. Condotta probabilmente con qualche aiuto, come suo cugino Stefano Veltroni presente anche alla stipula del contratto, vi raffigurò se stesso, come solito, nell’apostolo barbuto in piedi sulla destra e il committente col cappuccio nero degli Agostiniani. Come si apprende dalle Ricordanze di Vasari, l’opera era completata da una predella con storie di santi, ora non più in essere. Due parti di essa, però, sono state individuate nel Battesimo di Sant’Agostinoe nel Martirio di San Bartolomeo(con allusione al nome del committente; ciascuna cm 29 x 77), - un tempo collocate nella vicina Chiesa di San Giovanni che fungeva da Battistero di Sant’Agostino - ora esposte ad Arezzo nel Museo di Casa Vasari. Considerando le misure delle tavolette si può ipotizzare che manchi all’appello quella dedicata a San Romualdo. La grande pala con l’Assunzione della Vergine si colloca, tra le opere giovanili in terra aretina, come la terza opera mobile di vaste dimensioni, dopo laDeposizione dalla croce della SS. Annunziata e la Pala di San Rocco ora nel Museo di Arezzo, dove si manifesta l’ammirazione per Rosso Fiorentino. Nonostante il viaggio di studio a Roma per fare altri disegni dall’antico, nel febbraio 1539, al quale Vasari, nelle sue memorie, attribuisce merito per i risultati raggiunti nella pala savinese, l’opera in realtà si rifà ai prototipi sarteschi della Galleria Palatina di Firenze e anche ad altri esempi, sempre di Andrea del Sarto, utilizzando il cosiddetto metodo del ‘montaggio’ di parti tratte da opere diverse, che spesso userà anche in seguito. “Prima di ritornare a Camaldoli per la pala dell'altar maggiore, l'artista aveva dipinto entro il 1539, data apposta colla firma sulla tavola, la monumentale Assunzione della Vergine con i Santi Agostino e Romualdo della chiesa di Sant'Agostino a Monte San Savino, iniziata però il 20 dicembre del 1538 con l'impegno di darla finita entro 18 mesi. Condotta probabilmente, data la ristrettezza dei tempi, col concorso di aiuti, fra cui il cugino Stefano Veltroni, (savinese: n.d.s.) presente alla stipula della convenzione, costituisce, per le riprese quasi testuali di alcune figure e l'identico taglio compositivo, una rimeditazione della monumentale Assunta dipinta da Andrea del Sarto per il cardinale Silvio Passerini, oggi nella Galleria Palatina a Pitti e a quel tempo nella non lontana chiesa dei Servi di Cortona. Fra gli apostoli sono ravvisabili almeno due ritratti non identificabili e, cosa sfuggita sin qui agli studiosi, l'autoritratto del Vasari, che si è effigiato nel primo apostolo sulla destra, con barba e capelli rossi, dopo il probabile ritratto del committente, don Bartolomeo di Matteo Graziani, col cappuccio scuro degli Agostiniani” Alessandro Cecchi, Vasari e la maniera moderna, in Arte in terra d'arezzo. Il Cinquecento, a cura di L. Fornasari -A. Giannotti, Firenze 2004, p. 127 L’opera appariva molto danneggiata e coperta da spesse vernici scure quando fu restaurata, nei primi anni Settanta, dalla Soprintendenza di Arezzo. Oggi la Pala di Monte San Savino necessita di restauro, sia per una sua corretta conservazione che per consentirne una migliore fruizione (culto, studi, pubblico).
Il sito, dove è esposta la Pala che viene restaurata, è geolocalizzato e sfruttando l'imboccastrada sia con navigatori satellitari TomTom e Garmin che con smart phone, in particolare iPhone, sarà possibile raggiungere facilmente il luogo eletto a questa iniziativa sfruttando la navigazione satellitare.