La Giostra del Saracino è una rievocazione storica medievale che si svolge nella città di Arezzo presumibilmente dal XIII secolo. Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero:
il Quartiere di Porta Crucifera (conosciuto anche come Colcitrone)
il Quartiere di Porta del Foro (conosciuto anche come San Lorentino)
il Quartiere di Porta Sant'Andrea (nato nel 1932)
il Quartiere di Porta Santo Spirito (prima chiamato Porta del Borgo)
Si tratta di una antica competizione cavalleresca che affonda le sue origini nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole che impersona il "Re delle Indie")
con un colpo di lancia al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.
In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, che lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente per dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno.
La prima edizione dei nostri giorni si svolse il 7 agosto 1931, data in cui ricorre la festa del Patrono d'Arezzo, San Donato. Secondo la tradizione, la rievocazione storica fu riportata in vita a seguito di un ritrovamento fatto da Alfredo Bennati nel 1930 nella biblioteca civica. Si narra che il Bennati fosse alla ricerca della ricetta di un dolce e che incappò casualmente in documenti medievali che descrivevano lo svolgersi di una giostra fra i cavalieri delle nobili casate d'Arezzo e del "Contado". La giostra avrebbe avuto quale scopo quello d'allenare i cavalieri aretini nel combattere i predoni che dalle coste si avventuravano fino nell'entroterra. Per questo si raffigurava il Buratto come "Re delle Indie" e con foggie medio-orientali.
Il 7 agosto 1931 il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la Giostra del Saracino. Se le edizioni del passato erano state più che altro un modo per marcare le differenze di classe, con quelle dell’era moderna entrò in gioco il carattere agonistico. Si pensò così di suddividere il territorio cittadino in più parti e a ognuno di questi settori vennero assegnati dei giostratori che li avrebbero rappresentati.
La città venne così suddivisa in 5 zone, dette "quintieri": Porta Crocifera (colori bianco e verde), Porta Fori (giallo e cremisi), Porta Santo Spirito (azzurro e oro), Saione (bianco, rosso e verde) e Porta Burgi (rosso, verde e oro). A quest'ultimo quintiere andò la vittoria della prima giostra del XX secolo.
Già dal 1932 però si cambiò e si decise definitivamente di ambientare la manifestazione nel XIV secolo, la splendida epoca dei Tarlati.
Allo stesso tempo il territorio della città venne suddiviso in 4 quartieri, così com'era nel Trecento. Porta Crocifera assorbì anche la zona assegnata a Porta Burgi, cambiò nome in Porta Crucifera e assunse i colori Rosso e Verde cedendo i vecchi Bianco e Verde alla neonata Porta Sant’Andrea. Porta Santo Spirito assorbì anche la zona di Saione e ha mantenuto i colori Oro e Azzurro. Porta Fori cambiò il nome in Porta del Foro e mantenne i colori giallo e cremisi.
Le Date
La Giostra viene corsa due volte all'anno nella più elegante piazza della Toscana "Piazza Grande": La prima domenica di settembre quella diurna e la terza domenica di giugno quella notturna. Ma la manifestazione dura tutta la giornata cominciando dalla benedizione in Duomo, corteggio storico per le vie della città, festeggiamenti alla fine della gara fino a notte fonda. La piazza e i parcheggi possono essere raggiunti con gps, navigazione satellitare, smartphone, cellulari umts, semplicemente collegandosi a www.limboccastrada.it e con iphone scaricando gratuitamente "itinerari" da apple store.